“14 vette: scalate ai limiti del possibile”, il documentario Netflix da vedere (o rivedere) per capire chi era Nirmal Purja

Ci sono storie che acquistano un significato diverso con il passare del tempo. È quello che succede oggi a “14 Peaks: Nothing Is Impossible” (14 vette: scalate ai limiti del possibile), il documentario distribuito da Netflix nel 2021 che racconta l’impresa di Nirmal “Nims” Purja.

Dopo la sua morte sul Broad Peak, il film non è più soltanto il racconto di uno dei record più incredibili nella storia dell’alpinismo. È il ritratto di un uomo che ha cambiato il modo di guardare alle montagne più alte del pianeta e, soprattutto, a chi quelle montagne le vive da sempre.

Il record che sembrava irraggiungibile

Quando nel 2019 Purja annunciò il suo Project Possible, in pochi gli credettero davvero. L’obiettivo era scalare tutti i 14 Ottomila della Terra in meno di sette mesi. Fino a quel momento nessuno aveva mai pensato di poter comprimere in pochi mesi un’impresa che aveva richiesto anni ai più grandi alpinisti.

Ex Gurkha dell’esercito britannico e poi membro delle forze speciali SBS, Purja aveva una preparazione fisica fuori dal comune, ma sapeva che non sarebbe bastata. Servivano organizzazione, una squadra affiatata e la capacità di sfruttare ogni finestra di bel tempo.

Il documentario segue passo dopo passo questa corsa contro il tempo. Dall’Annapurna allo Shishapangma, passando per Everest, K2, Nanga Parbat e tutte le altre montagne sopra gli ottomila metri.

Alla fine il cronometro si ferma a sei mesi e sei giorni. Un record che fino a quel momento sembrava semplicemente impossibile.

Molto più di una storia di montagna

La forza di 14 Peaks è che riesce a parlare anche a chi non ha mai indossato un paio di ramponi, certo, ci sono immagini spettacolari, pareti di ghiaccio, valanghe, tempeste e passaggi che lasciano senza fiato, ma il film non vive soltanto di adrenalina.

Racconta la determinazione di una persona che si è sentita dire più volte che non ce l’avrebbe fatta e che ha deciso di dimostrare il contrario. Senza atteggiarsi a eroe, ma con una fiducia incrollabile nelle proprie capacità e in quelle della squadra.

Il film che ha cambiato il racconto degli sherpa

L’aspetto più interessante del documentario, però, è un altro. Per anni gli sherpa sono comparsi nei racconti delle grandi spedizioni come figure indispensabili ma quasi invisibili. Erano quelli che preparavano le corde, trasportavano i carichi e accompagnavano gli alpinisti occidentali verso la vetta. Purja cambia questa prospettiva, nel documentario i nepalesi non sono semplici aiutanti: sono i protagonisti. Sono loro a guidare, decidere, affrontare i rischi e portare a termine un’impresa che sembrava fuori dalla portata di chiunque. È forse questo il motivo per cui 14 Peaks ha lasciato il segno ben oltre il mondo dell’alpinismo.

Le critiche e il dibattito

Naturalmente non mancarono le polemiche. Purja utilizzò ossigeno supplementare durante diverse ascensioni e ricorse agli elicotteri per velocizzare gli spostamenti tra una montagna e l’altra. Per alcuni puristi questo rendeva il confronto con i grandi alpinisti del passato meno immediato.

Lui, però, non ha mai nascosto le proprie scelte.il suo obiettivo non era replicare le imprese di altri, ma dimostrare che con una preparazione eccezionale e una logistica perfetta si potevano spingere ancora più in là i limiti dell’alpinismo.

Perché vale la pena rivederlo

Oggi 14 Peaks è il racconto di un momento in cui l’Himalaya ha cambiato voce. Per la prima volta milioni di persone hanno visto un gruppo di alpinisti nepalesi raccontare la propria storia senza passare attraverso lo sguardo degli altri.

Il record dei 14 Ottomila resterà negli annali, ma il contributo più importante di Nirmal Purja è forse un altro: aver dimostrato che gli uomini cresciuti ai piedi delle montagne più alte del mondo non erano soltanto le guide delle grandi spedizioni. Erano, e sono, tra i migliori alpinisti del pianeta.

Per questo, oggi, rivedere 14 Peaks significa capire perché il nome di Nirmal Purja ha cambiato per sempre il modo di raccontare l’Himalaya.

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