Le avevano promesso un lavoro, invece erano vittime della tratta di esseri umani

«La fabbrica non è mai esistita.» Quando Khawng Nu lasciò il suo villaggio nel nord del Myanmar aveva 22 anni e una sola certezza: quella proposta di lavoro in Cina avrebbe potuto cambiare la sua vita. In una regione segnata da povertà e conflitti, un impiego oltre confine sembrava l’unica possibilità per aiutare la famiglia.

Ma la realtà era un’altra, quella promessa era una trappola. Una volta arrivata in Cina, la giovane scoprì di essere stata venduta a una rete criminale che sfruttava donne costrette a matrimoni e gravidanze forzate.

Davano alle donne farmaci e iniezioni perché portassero avanti gravidanze per uomini cinesi,

ha raccontato in una testimonianza raccolta da UN Women nel 2019. I bambini venivano sottratti alle madri subito dopo la nascita.

Anche la storia di Luiza Karimova inizia con una promessa. Ventidue anni, madre single, lascia l’Uzbekistan per cercare lavoro in Kirghizistan. Una donna le offre un impiego come cameriera. Poco dopo il suo passaporto viene sequestrato, i documenti sostituiti con falsi e lei viene trasferita a Dubai.

«Eravamo schiave del sesso», racconterà anni dopo. Per diciotto mesi viene costretta a prostituirsi sotto il controllo dei trafficanti. L’unico modo per uscire da quell’incubo è lasciarsi arrestare dalla polizia. Dopo il rimpatrio denuncia i suoi sfruttatori e oggi collabora con un’organizzazione che aiuta altre donne vittime di tratta.

Due storie diverse, lo stesso copione: una falsa opportunità, qualcuno di cui fidarsi, lo sfruttamento.

È questo uno degli aspetti che rende la tratta di esseri umani così difficile da riconoscere. Non inizia quasi mai con un rapimento. Molto più spesso comincia con un’offerta di lavoro, una proposta di matrimonio, la promessa di una vita migliore.

Secondo gli ultimi dati diffusi da Save the Children, nel 2024 sono state identificate circa 9.500 vittime di tratta nei Paesi dell’Unione europea. Di queste, 1.555 erano minorenni, pari al 16% del totale, e quasi l’80% erano bambine e ragazze.

In Italia, nel 2025, il Sistema nazionale antitratta ha valutato 3.444 segnalazioni, di cui 174 riguardavano minori. Nei primi sei mesi del 2026 le persone segnalate sono già 1.581, a conferma di un fenomeno che continua a emergere solo in parte.

Gli esperti ricordano però che questi numeri rappresentano soltanto la punta dell’iceberg. La tratta è un crimine sommerso che prospera nelle situazioni di vulnerabilità: povertà, conflitti, migrazioni forzate, discriminazioni e, sempre più spesso, anche attraverso il web e i social network, dove i trafficanti possono adescare le vittime con maggiore facilità.

Le storie di Khawng Nu e Luiza mostrano che dietro ogni statistica c’è una persona. E che la tratta degli esseri umani non è un fenomeno lontano né relegato al passato: continua a cambiare volto, adattandosi ai contesti e sfruttando le fragilità di chi cerca semplicemente un futuro migliore.

Leggi tutto