Sfiorato il più grave incidente aereo d’Europa: cosa è successo al volo BA919 che ha rischiato di precipitare su Londra

Due allarmi di stallo in pochi minuti, un guasto ai sensori di velocità e una manovra di recupero che ha fatto perdere quota all’aereo fino a 2.200 piedi. È quanto emerge dalle prime informazioni dell’Air Accidents Investigation Branch (AAIB), l’ente britannico che indaga sugli incidenti aerei, sul volo British Airways BA919 del 6 luglio scorso. Il caso è finito sui giornali solo alla fine di luglio, e da allora la cronaca ufficiale convive, non senza attriti, con la versione ben più drammatica circolata su buona parte della stampa britannica.

La sequenza ricostruita dagli inquirenti

Il volo, un Airbus A320-232 con immatricolazione G-EUUN partito da Düsseldorf, stava effettuando il primo avvicinamento alla pista 27L di Heathrow quando un guasto al sistema Air Data Reference, quello che fornisce ai computer di bordo velocità e quota, ha fatto passare l’aereo dalla Normal Law all’Alternate Law, una modalità in cui restano meno protezioni automatiche contro lo stallo. È scattato un primo allarme sopra Canary Wharf, il quartiere finanziario a est di Londra, a circa 4.000 piedi. L’equipaggio ha dichiarato un PAN PAN (il segnale radio internazionale di urgenza che indica un problema serio, pur senza un imminente pericolo di vita) e ha interrotto l’avvicinamento, entrando in un circuito di attesa. Al secondo tentativo è arrivato un altro allarme, questa volta a 3.000 piedi. I piloti hanno eseguito quella che l’AAIB descrive come una “manovra di recupero potenzialmente brusca”, durante la quale l’aereo è sceso fino a circa 2.200 piedi prima di stabilizzarsi. L’emergenza è stata elevata da PAN PAN a MAYDAY (segnale che avrete sentito in tantissimi film, che a differenza del PAN PAN indica un grave pericolo con rischio di vita) anche se poi, fortunatamente, l’atterraggio è avvenuto senza ulteriori problemi né feriti tra i circa 180 passeggeri a bordo. A ricostruire il tutto ci ha pensato Simple Flying sulla base delle prime informazioni rilasciate dagli investigatori.

Quello che l’AAIB non ha detto

L’ente ha classificato l’evento come incidente grave, con la sigla Loss of Control In-Flight, una categoria che si applica ogni volta che le protezioni di volo si riducono o scatta un allarme di stallo a bassa quota, fattispecie che non implica, di per sé, alcuna attribuzione di colpa. Ed è proprio qui che la versione ufficiale si ferma, visto che le note preliminari non stabiliscono se gli allarmi corrispondessero a uno stallo aerodinamico reale o fossero l’effetto dei dati errati generati dal guasto, non indicano chi fosse ai comandi nei due momenti critici e non fanno menzione di alcun intervento fisico da parte del comandante. Un portavoce dell’AAIB si è limitato a confermare l’apertura dell’inchiesta, dichiarando che l’ente stia indagando su “un incidente grave riguardante un aereo commerciale, avvenuto il 6 luglio in fase di avvicinamento all’aeroporto di Heathrow”, senza aggiungere dettagli, come riportato da LBC.

La versione delle fonti anonime

A riempire quel vuoto informativo ci ha pensato The Sun, che cita fonti non identificate secondo cui sarebbe stato il comandante a intervenire fisicamente sui comandi dopo che il primo tentativo del copilota non aveva funzionato, gesto insolito all’interno della cabina di pilotaggio e definito dagli stessi informatori come “inaudito”. Le stesse fonti parlano del “near miss più grave degli ultimi anni nel Regno Unito” e ipotizzano che si sia sfiorata una “hull loss”, il termine tecnico che indica la perdita totale o il danneggiamento irreparabile del velivolo. Il comandante, sempre secondo queste indiscrezioni, sarebbe ora in congedo per stress. Nessuna di queste circostanze, va detto con chiarezza, trova conferma nei documenti dell’AAIB né in dichiarazioni della compagnia. Si tratta di una sorta di racconto parallelo, verosimile ma non verificato, che si è sovrapposto rapidamente ai pochi fatti accertati.

Le reazioni

British Airways ha scelto la linea più prudente possibile, quella imposta dal fatto che si tratti di un’inchiesta in corso, pertanto massima collaborazione con le autorità e nessun commento. Sulla stessa linea anche la Civil Aviation Authority, l’autorità britannica dell’aviazione civile, che ha rifiutato ogni commento. Il sindacato dei piloti BALPA, che assiste entrambi i membri dell’equipaggio, ha invece scelto di intervenire pubblicamente tramite una nota diffusa sul proprio sito, in cui chiede “a tutti i membri, ai commentatori e al pubblico di parlare con cura e compassione, evitando speculazioni”, e precisa di non voler esprimere alcuna opinione sulle cause dell’incidente finché l’AAIB non avrà pubblicato il rapporto finale, un processo condotto secondo l’Annesso 13 dell’ICAO che richiede in genere dei mesi. Solo l’analisi dei dati del flight data recorder e delle registrazioni vocali potrà dire cosa sia successo davvero in quei minuti sopra la capitale inglese.

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