Nei villaggi del Pakistan si diventa madri e mogli prima ancora di diventare adolescenti

A soli 17 anni, davanti allo specchio, una delle giovani donne intervistate si vede già stanca e vecchia. Un’altra ascolta le coetanee parlare di vestiti, sentendosi fuori da quel mondo; una terza manda avanti una casa e pensa ai bisogni del suo bambino. Sono tutte adolescenti. L’adolescenza, però, è stata semplicemente tolta dal programma.

Quelle voci compaiono in uno studio pubblicato su PLOS One. I ricercatori hanno intervistato 25 donne residenti nel distretto rurale di Matiari, nella provincia pakistana del Sindh. Al momento della gravidanza avevano tra 15 e 19 anni ed erano tutte sposate; quando hanno raccontato la propria esperienza, ne avevano tra 18 e 25.

Tredici interviste sono state svolte in presenza e dodici su Zoom, tutte in lingua sindhi. Alle parole il gruppo di ricerca ha affiancato ciò che poteva osservare nelle strade dei villaggi, nei mercati, nei campi e negli spazi pubblici, insieme agli oggetti della vita materna.

Il primo ciclo e l’ultimo giorno di scuola

Per alcune partecipanti, il primo ciclo mestruale ha coinciso con l’uscita definitiva dalla scuola. Il menarca diventava un confine: da quel momento, per le famiglie, il futuro passava per matrimonio, casa e maternità. I quaderni potevano farsi da parte.

La rinuncia continua a presentare il conto anni dopo. Una madre racconta di non aver capito alcune indicazioni ricevute durante la gravidanza; teme anche di non riuscire ad aiutare suo figlio quando andrà a scuola. Molte affidano ai bambini i progetti rimasti a metà: saranno loro a studiare, diventare indipendenti, attraversare le porte che per le madri si sono chiuse troppo presto.

L’ultimo Censimento pakistano del 2023 colloca l’alfabetizzazione femminile di Matiari al 35,12%: poco più di una donna su tre. Gli autori richiamano inoltre un dato precedente: circa una ragazza su quattro tra 15 e 19 anni risulta sposata.

Su scala nazionale, il Pakistan conta circa 19 milioni di ragazze e donne sposate prima dei 18 anni, secondo UNICEF. Quasi la metà ha una gravidanza prima dei 18 anni. Soltanto il 13% delle ragazze sposate completa la scuola secondaria; tra le coetanee non sposate, la quota arriva al 44%.

Maryam, incontrata da UNICEF nel vicino distretto sindhi di Sujawal, dentro quelle percentuali c’è finita a 12 anni. Era tra le migliori della classe e voleva diventare insegnante. Fu ritirata da scuola e data in sposa a un uomo con il doppio dei suoi anni. A 19 anni era già madre di due figli. I numeri, qualche volta, hanno un nome e un sogno rimasto sul banco.

Una casa intera sulle spalle

Le giornate descritte nello studio cominciano presto e non trovano una vera pausa: cucinare, pulire, allattare, occuparsi dei figli e del marito, talvolta lavorare nei campi con i bambini accanto. Tra gli esempi di sostegno compare un marito che, mentre la moglie allatta, si serve da solo e sistema i propri vestiti. La soglia, evidentemente, è piuttosto bassa.

Fuori da una piccola clinica pubblica, i ricercatori hanno visto giovani madri tenere i bambini in braccio, allattare, calmare il pianto e gestire prescrizioni e sacchetti di medicine senza che accanto si vedesse un familiare. Una partecipante racconta di aver impiegato quasi tre ore per raggiungere l’ospedale e di aver pagato 2.000 rupie pakistane per un’auto, circa 6 euro al cambio attuale: per la sua famiglia, racconta, era una spesa pesante. Una volta dentro, alcune hanno trovato attese interminabili, spiegazioni scarse e personale pronto ad alzare la voce.

Nel quadro sanitario locale ricostruito dagli autori, circa il 42% delle nascite avviene in casa. Le strutture sanitarie esistono. Distanza, costi, trasporti e libertà di movimento decidono chi riesce davvero ad arrivarci.

La sofferenza che nessuno chiamava per nome

Lo studio non ha formulato diagnosi. Le partecipanti hanno descritto paura, tristezza, irritabilità, confusione, dimenticanze, difficoltà a concentrarsi e momenti di disperazione. Una madre racconta di aver bevuto soltanto acqua nelle sere in cui mancava il cibo per i figli. Per alcune, nei periodi di maggiore esaurimento sono arrivati anche pensieri suicidari; hanno raccontato di essersi fermate pensando ai bambini.

Su queste vite pesa anche ciò che accade intorno. Secondo una stima citata da UNICEF, un evento come le alluvioni del 2022, che hanno colpito duramente il Sindh, potrebbe aumentare del 18% la prevalenza dei matrimoni precoci e cancellare cinque anni di progressi. Ecco quanto velocemente una casa perduta, un raccolto distrutto o una scuola chiusa possano restringere ancora le possibilità delle ragazze.

Nelle interviste compaiono anche orgoglio, fede e voci diventate più ferme. Una partecipante chiede luoghi sicuri dove ragazze come lei possano parlare, imparare ed essere ascoltate. Gli autori propongono valutazioni riservate del disagio psicologico durante la gravidanza e dopo il parto, servizi mobili, percorsi flessibili per tornare a studiare e il coinvolgimento diretto delle giovani madri nella progettazione degli interventi.

Per molte, le decisioni sulla scuola, sul matrimonio e perfino sull’accesso a un ospedale sono passate prima dalla famiglia, dalla povertà e dalla distanza. Farle sedere al tavolo in cui si progettano i servizi che le riguardano sarebbe un inizio piuttosto concreto.

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