Campioni di Circolarità: l’Italia è tra i paesi più virtuosi d’Europa nel riciclo dei rifiuti

Su cento unità di materiali utilizzati dall’economia italiana, 21,6 provengono dal recupero e vengono rimesse in circolo. È il risultato raggiunto nel 2024 dal tasso di utilizzo circolare dei materiali, abbastanza per portare l’Italia al terzo posto nell’Unione europea. Davanti restano soltanto Paesi Bassi e Belgio.

Il dato arriva dal Rapporto SDGs 2026 dell’Istat e va letto accanto alla media dell’UE27, ferma al 12,2%. La distanza supera i nove punti percentuali e colloca l’Italia tra i Paesi europei con il maggiore utilizzo di materiali recuperati.

Il 21,6% dei materiali rientra nell’economia

Il tasso di utilizzo circolare misura la quota di materiali recuperati e restituiti all’economia rispetto al totale di quelli impiegati. Nel 2024 è aumentato di mezzo punto percentuale, mentre rispetto al 2014 il guadagno complessivo raggiunge 5,9 punti. Il terzo posto italiano nasce quindi da una crescita costruita nell’arco di un decennio, più lenta nell’ultimo anno, ma ormai ben visibile nel confronto europeo.

Anche il consumo di materiali restituisce un risultato favorevole. Nel 2024 il consumo materiale interno è stato pari a 497,1 milioni di tonnellate, lo 0,3% in meno rispetto all’anno precedente. Sono 8,4 tonnellate per abitante e 0,26 tonnellate ogni mille euro di Pil. Su quest’ultimo indicatore l’Italia è terza nell’UE27 tra i Paesi con il rapporto più contenuto; sul consumo pro capite è seconda, con valori inferiori anche a quelli di Spagna, Germania e Francia.

Significa che l’economia italiana utilizza relativamente poca materia per abitante e per unità di ricchezza prodotta. Le differenze tra le strutture industriali dei vari Paesi impongono cautela nel confronto, come precisa lo stesso Istat, ma la posizione resta tra le migliori dell’Unione.

Differenziata al 67,7%, riciclo al 52,3%

Nel 2024 la raccolta differenziata dei rifiuti urbani ha raggiunto il 67,7%, guadagnando un punto percentuale rispetto al 2023. Il livello è superiore di 22,5 punti rispetto al 2014, anche se il rapporto avverte che i dati dal 2016 sono soltanto parzialmente confrontabili con quelli precedenti, a causa di una modifica nei criteri di calcolo della produzione e della raccolta.

Il traguardo nazionale del 65% è stato raggiunto dal 72,2% dei comuni italiani. In questi territori vive il 64,7% della popolazione: la maggioranza dei municipi ha dunque superato la soglia, mentre una parte consistente degli abitanti risiede ancora in aree rimaste indietro.

Raccolta differenziata e riciclo sono due indicatori distinti. La prima misura quanto correttamente vengono separati i rifiuti; il secondo indica la quota che riesce a essere effettivamente recuperata. Nel 2024 il tasso di riciclaggio dei rifiuti urbani è salito al 52,3%, con un aumento di 1,5 punti in un anno e di 12,4 punti rispetto al 2014. Il risultato si avvicina all’obiettivo europeo del 55% previsto per il 2025.

I rifiuti prodotti continuano però ad aumentare

Il cassonetto, intanto, non è diventato più leggero. Nel 2024 ogni abitante ha prodotto circa 508 chilogrammi di rifiuti urbani, il 2,4% in più rispetto al 2023 e il 3,2% in più rispetto al 2014. Il valore italiano rimane sotto la media dell’UE27 e, tra le grandi economie europee, soltanto la Spagna registra una quantità pro capite più contenuta.

L’Italia recupera una quota crescente delle risorse utilizzate, raccoglie separatamente oltre due terzi dei rifiuti urbani e ha portato il riciclo sopra il 52%. Il podio europeo dell’economia circolare, dunque, c’è. Accanto rimane quel 52,3%: il materiale è stato separato, ora deve riuscire davvero a tornare materia.

Fonte: Istat

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