Bianco di Spagna sui vetri contro il caldo: quando ha davvero senso usarlo (e quando no)

Coprire una finestra di Bianco di Spagna per tenere fuori il caldo suona, detto così, come uno di quei consigli da social network buoni per ogni casa e ogni stagione, quando in realtà non lo è. Il carbonato di calcio in polvere, che noi chiamiamo Bianco di Spagna (conosciuto in Francia come Blanc de Meudon per via delle cave di gesso da cui veniva originariamente estratto, per l’appunto la città di Meudon, nei pressi di Parigi) riflette davvero una parte della radiazione solare, ma il vantaggio si vede solo in situazioni ben precise, che vedremo nel prossimo paragrafo.

Dove il trattamento può avere senso

In questi può davvero essere una buona soluzione, soprattutto in presenza di finestre perennemente esposte all’azione dei raggi solari:

  • Le serre agricole, l’uso più antico. Il caso più antico è quello agricolo. La cosiddetta imbiancatura o calcinazione delle serre consiste nello stendere un ombreggiante a base di carbonato di calcio sul tetto in vetro o plastica, per proteggere le colture dall’irraggiamento eccessivo nei mesi più caldi. È una pratica ancora diffusa tra chi coltiva in serra, proprio perché economica e reversibile: il prodotto si degrada da solo con le piogge di fine estate, oppure si rimuove con un detergente dedicato quando l’ombreggiatura non serve più. Negli ultimi anni sono comparse alternative tecnologicamente più avanzate, tra cui gli schermi termici mobili e le reti riflettenti in alluminio, che offrono un controllo più preciso della temperatura, ma il vecchio metodo resta in uso proprio dove il budget, o la scala dell’impianto, non dovessero giustificare la spesa per un sistema automatizzato.
  • Lucernari e finestre Velux. Il secondo caso riguarda le aperture sul tetto. Un lucernario non ha quasi mai una tapparella regolabile come una finestra normale, e riceve la luce diretta per gran parte della giornata. Qui il trattamento imita, a costo quasi nullo, l’effetto di un vetro oscurante professionale: una crema di Bianco di Spagna e acqua stesa sulla superficie esterna riflette parte della radiazione prima che attraversi il vetro, con un beneficio che secondo alcune stime può arrivare a diversi gradi in meno nella stanza sottostante nelle ore più calde.
  • Vetrine di negozi in ristrutturazione. Il terzo uso, più tradizionale, è quello delle vetrine. Chi ha lavori in corso in un negozio spesso ricopre il vetro con uno strato di bianco di Spagna: serve a nascondere il cantiere alla vista, ma nello stesso tempo scherma l’interno dal sole diretto durante i mesi di chiusura, evitando che l’ambiente diventi un forno mentre gli operai lavorano.

Perché sulla finestra di casa, di solito, non serve

Fuori da questi tre contesti, l’utilità cala parecchio. Una finestra qualunque, dotata già di persiana o tenda oscurante, ottiene lo stesso risultato, anzi migliore, semplicemente restando chiusa nelle ore più calde, senza bisogno di preparare un impasto e poi rimuoverlo un mese dopo con spugna e acqua. Il Bianco di Spagna diventa un’opzione sensata solo dove manca un’alternativa di oscuramento regolabile, appunto per serre, lucernari e vetrine.

Come si applica, per chi rientra in questi casi

La polvere si scioglie in acqua fino a ottenere un composto fluido. Si stende con un panno o una spugna in uno strato sottile, meglio se sulla faccia esterna del vetro e nelle prime ore del mattino, quando la superficie è ancora fresca. Per rimuoverlo bastano dell’acqua ed una spugna morbida, e nel caso delle serre spesso non serve nemmeno intervenire, perché il prodotto si stacca da solo con l’arrivo delle prime piogge.

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