Cos’è questa storia del batterio mangiacarne nello Stretto di Messina, l’infettivologo Bassetti: “attenzione a ferite aperte e frutti di mare”

Un’invisibile minaccia torna ad agitare le acque del Mediterraneo e a far scattare i sistemi di sorveglianza sanitaria. Il Vibrio vulnificus, noto come batterio mangiacarne, è finito sotto stretta osservazione nello Stretto di Messina, dove uno studio condotto 21 anni fa dall’Università di Messina ne aveva già accertato la presenza nel plancton e nelle acque tra Sicilia e Calabria.

Il tam-tam mediatico si è riacceso a seguito dell’allarme lanciato oltreoceano dal Florida Department of Health, che al 30 luglio ha già registrato 12 infezioni e un decesso nella contea di Palm Beach, a cui si aggiungono altri due morti e 14 contagiati nello Stato, oltre ai cinque decessi registrati in Louisiana. Numeri che seguono i 33 casi con 5 morti del 2025 e l’esplosione del 2024, quando le infezioni in Florida toccarono quota 82 con 19 vittime, all’interno di una media statunitense di circa 100 casi annui con un tasso di letalità di un terzo.

Vibrio vulnificus: le raccomandazioni di Matteo Bassetti

Sulla diffusione del batterio negli Usa è intervenuto anche l’infettivologo Matteo Bassetti, primario dell’Irccs ospedale policlinico San Martino di Genova. L’esperto ha spiegato come questo microrganismo utilizzi acque costiere calde e salmastre come habitat ideale, penetrando nell’organismo umano attraverso ferite aperte, escoriazioni, tatuaggi appena fatti oppure tramite l’ingestione di frutti di mare crudi o poco cotti, in particolare le ostriche. La rapidità con cui il batterio aggredisce i tessuti è spaventosa: in molti casi si scatena una devastante fascite necrotizzante, un’infezione fulminante che distrugge la pelle e le strutture circostanti facendosi strada direttamente nel circolo sanguigno.

Il fattore riscaldamento globale e i dati dell’Ecdc

Il surriscaldamento dei mari gioca un ruolo decisivo nella proliferazione di questi agenti patogeni e nell’espansione del loro raggio d’azione in aree geografiche in precedenza meno esposte. Le ondate di calore estive che stanno investendo l’Europa centrale creano l’ambiente perfetto per la moltiplicazione dei batteri appartenenti al genere Vibrio.

Per questo motivo, anche il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) raccomanda massima prudenza nell’evitare bagni in mare in presenza di lesioni cutanee e ha aggiornato lo strumento Vibrio Viewer, una piattaforma in tempo reale che traccia le zone marine con le condizioni ambientali favorevoli allo sviluppo della batteriemia.

I sintomi e cosa fare

I sintomi dell’infezione possono esordire con disturbi gastrointestinali e una violenta gastroenterite, accompagnata da diarrea e febbre alta, per poi degenerare sul piano cutaneo con la comparsa di lesioni bollose ed emorragiche. Nei quadri clinici più gravi, la progressione verso la setticemia fulminante porta la letalità complessiva a oscillare tra il 20% e il 35%, superando la soglia del 50% nei casi di choc settico o in soggetti fragili come epatopatici e immunodepressi. L’unica risposta medica consiste nel ricovero immediato in terapia intensiva per la somministrazione di un’imponente terapia antibiotica combinata, affiancata spesso dall’asportazione chirurgica dei tessuti necrotizzati o dall’amputazione degli arti nei casi estremi.

Fonte: PubMed

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