Un logo della Polizia, una firma in fondo alla pagina e un’accusa che fa passare la voglia di controllare con calma: aver visitato siti illegali o visionato materiale pedopornografico. Poi arriva la richiesta di fornire subito delle “giustificazioni”. Se una mail del genere compare nella casella di posta, non bisogna rispondere. La Polizia di Stato segnala un forte incremento di questa truffa informatica, costruita proprio per far sembrare autentica una falsa convocazione giudiziaria.
Il meccanismo sfrutta qualcosa di molto più efficace di un link colorato male o di un improbabile principe straniero desideroso di regalarci un’eredità: la paura di essere coinvolti in un procedimento penale. I messaggi imitano notifiche, convocazioni e atti giudiziari, riportando loghi, intestazioni, nomi e firme riconducibili al Capo della Polizia, a dirigenti o ad altri responsabili delle Forze dell’ordine. Tutto materiale riprodotto per rendere credibile il raggiro.
Come funziona la falsa convocazione della Polizia
La prima email serve soprattutto a spaventare. Al destinatario viene attribuita la consultazione di contenuti illeciti, spesso legati alla pedopornografia, e viene chiesto di rispondere per evitare conseguenze giudiziarie. L’accusa è abbastanza grave da provocare una reazione immediata, esattamente quella su cui contano i truffatori.
Il denaro arriva dopo. Secondo la Polizia, chi risponde può ricevere una seconda comunicazione nella quale viene chiesto di versare una somma per chiudere, estinguere o interrompere il presunto procedimento. Naturalmente una pratica penale non scompare con un bonifico al mittente di una mail. La messinscena, però, nel frattempo ha già fatto il suo lavoro: autorità, urgenza e paura sono state impilate una sopra l’altra.
La presenza di un logo ufficiale offre ben poche garanzie. Nel 2024 la Polizia aveva già segnalato false convocazioni costruite con simboli istituzionali e persino la minaccia di iscrivere la vittima in un fantomatico “Registro dei delinquenti sessuali”, inesistente. Il foglio può avere stemmi, formule solenni e firme dall’aria impeccabile. Rimane un falso.
Il copione circola da anni e continua a tornare
Quella segnalata in questi giorni è infatti una nuova fiammata di un raggiro già conosciuto. Il Commissariato di P.S. online aveva pubblicato un nuovo avviso il 29 aprile 2026 per email praticamente costruite sullo stesso schema: falso atto delle Forze di polizia, accusa grave e successiva richiesta di denaro per “interrompere le indagini in corso”.
Ancora prima, il 5 novembre 2024, la Polizia di Stato aveva messo in guardia dalle false convocazioni giudiziarie inviate via email. Cambiano firme, intestazioni e qualche parola; il meccanismo resta sorprendentemente resistente. Del resto, per funzionare gli basta trovare qualcuno che legga l’accusa prima di guardare bene chi l’ha mandata.
Cosa fare se ricevi una di queste email
L’indicazione della Polizia di Stato è molto semplice: non rispondere al mittente e non inviare documenti, dati personali o denaro. Una richiesta di pagamento presentata come condizione per evitare un’indagine o chiudere un procedimento deve far scattare immediatamente l’allarme.
C’è anche una regola pratica utile oltre questo specifico raggiro. La Polizia ricorda che i suoi appartenenti non chiedono bonifici, trasferimenti di denaro, codici bancari o credenziali per telefono, tramite messaggio o email. In caso di dubbio è meglio interrompere il contatto e verificare autonomamente attraverso i canali ufficiali, senza usare recapiti forniti nella comunicazione sospetta.
Chi ritiene di essere già caduto nella trappola può rivolgersi alla Polizia Postale: il Commissariato di P.S. online indica le modalità per entrare in contatto con gli uffici e presentare una segnalazione o una denuncia. Se è già partito un pagamento, muoversi rapidamente può fare la differenza: in diverse frodi informatiche la tempestività ha consentito agli investigatori di bloccare o recuperare somme trasferite sui conti dei truffatori.
La mail, quindi, può anche avere lo stemma giusto e il tono abbastanza minaccioso da far gelare il sangue. Il dettaglio che conta arriva poco dopo: qualcuno pretende soldi per far sparire un’indagine. La Polizia non vende assoluzioni via email.