A Lipari hanno aperto quello che, con parecchia buona volontà, potremmo definire una banca dei semi domestica: un vasetto con dentro venti spighe di grano. Erano state conservate per decenni dal nonno della famiglia Cincotta. Da quei pochi semi è partita una moltiplicazione paziente, raccolto dopo raccolto, finché il Margherito è tornato a crescere nei campi dell’isola. Oggi finisce nella farina, nella pasta e persino in una birra artigianale. Il vasetto, insomma, ha fatto parecchia strada.
A raccontare il recupero è Antonello Cincotta, che dopo un periodo di lavoro a Milano è rientrato a Lipari e ha partecipato allo sviluppo dell’Azienda Agricola Mandarano. La famiglia racconta che tutto è partito dalle venti spighe custodite dal nonno Antonino: i chicchi sono stati seminati in un piccolo appezzamento e il raccolto nuovamente utilizzato come seme, stagione dopo stagione.
Il risultato oggi si vede soprattutto sulla terra. Una scheda del progetto territoriale Gusta il Territorio attribuisce all’azienda il recupero di oltre dieci ettari di terreni incolti a Lipari, destinati anche alla coltivazione di grani tradizionali. Dove c’erano rovi e appezzamenti lasciati andare, sono tornate le spighe.
Il Margherito, però, non era scomparso dai registri
Il vasetto, però, non era l’ultimo rifugio al mondo del Margherito. La riscoperta riguarda soprattutto la coltivazione a Lipari. Il Margherito era già conosciuto, studiato e conservato come varietà di frumento duro siciliano.
Nel Registro nazionale delle varietà da conservazione la denominazione iscritta è Bidì, codice SIAN 19510, e “Margherito” compare tra i suoi sinonimi. Il responsabile della conservazione in purezza è la Stazione Consorziale Sperimentale di Granicoltura per la Sicilia. Insomma, il grano non era scomparso: a Lipari era scomparsa soprattutto la sua coltivazione.
Anche la definizione di “grano antico”, molto usata quando si parla di queste coltivazioni, va presa per quello che è: un’etichetta piuttosto larga. Uno studio pubblicato su Agronomy descrive il Margherito più precisamente come una varietà storica di grano duro, sinonimo di Bidì, selezionata in Sicilia prima del 1915 a partire da materiale di origine nordafricana. Il lavoro ricostruisce due selezioni siciliane associate ai nomi Margherito e Bidì.
Quindi nessuna varietà botanica rimasta ignota per quarant’anni dentro una credenza e improvvisamente restituita alla scienza. La parte interessante è un’altra: un piccolo quantitativo di seme conservato da una famiglia ha permesso di riportare quella coltivazione su un’isola dove era stata abbandonata.
Dai campi alla pasta, e adesso anche alla birra
Il progetto nel frattempo ha smesso di essere soltanto una semina di recupero. Il Margherito coltivato a Lipari viene trasformato in farina e pasta artigianale; la rete locale Brand Eolie include Mandarano tra le aziende che stanno recuperando terreni incolti e lavorando questa varietà sull’isola.
Nel 2026 è arrivata anche Margherì, una birra artigianale prodotta utilizzando il grano coltivato a Lipari. Intorno ai campi l’azienda ha costruito inoltre percorsi di turismo rurale e degustazioni, facendo entrare la coltivazione dentro un’economia locale che comprende ristorazione e ospitalità. Il grano, in pratica, è tornato nel paesaggio e subito dopo è finito nel piatto.
Le cifre diffuse nelle diverse ricostruzioni pubbliche risultano discordanti: si passa da pochi quintali a diverse tonnellate l’anno, con superfici coltivate indicate anch’esse in modo differente. Senza un dato aziendale consolidato, meglio evitare di trasformare un numero ballerino in una certezza.
Prima del grano c’erano rovi e terreni lasciati andare
Il recupero del Margherito funziona soprattutto perché si incastra con un problema molto meno romantico del vasetto del nonno: la terra agricola lasciata inutilizzata. Sulle isole lavorare appezzamenti piccoli, frammentati e spesso difficili da raggiungere costa di più e rende meno delle grandi coltivazioni intensive. Quando i campi vengono abbandonati, insieme alla produzione si perdono pratiche agricole, varietà coltivate e pezzi di paesaggio.
A Lipari il percorso è andato nella direzione opposta. Il grano è diventato anche il centro di iniziative locali dedicate alla mietitura e alla conservazione delle varietà tradizionali. Nel 2024 Antonello Cincotta è stato indicato come portavoce della comunità dei Grani Antichi delle Isole Eolie, con il coinvolgimento della Stazione Sperimentale di Granicoltura e della rete Slow Food locale.
È una storia piccola, misurata in ettari e non in migliaia di tonnellate. Alcuni terreni sono tornati coltivati, una varietà storica ha ripreso spazio sull’isola e intorno a quella coltivazione è nata una filiera. Il vasetto del nonno Antonino non era esattamente una banca del germoplasma con celle frigorifere, cataloghi e porte blindate. Per fortuna, ha svolto il lavoro piuttosto bene.