Il colpo arrivò alle spalle. Il cranio si spezzò in 61 punti, altre 57 fratture attraversarono le costole e il danno proseguì lungo spalla, vertebre e arti. Quando i ricercatori hanno finito di ricomporre quello che restava di Skeleton 150, un giovane uomo morto più di sette secoli fa nel castello di Stirling, in Scozia, il conto era arrivato a 167 fratture. Per produrle serviva una quantità di energia enorme. Il sospettato ha la forma di una pietra scagliata da una catapulta medievale.
Più precisamente, gli studiosi parlano di un trabucco a contrappeso, una delle grandi macchine d’assedio capaci di lanciare massi contro mura e fortificazioni. Nel linguaggio comune possiamo tranquillamente chiamarla catapulta; il dettaglio tecnico diventa interessante soprattutto perché a Stirling, nel 1304, ce n’era una che aveva persino un nome: War Wolf, il “Lupo da guerra”.
@Wikimedia Commons – ©Jo Buckberry / University of Bradford
Secondo Jo Buckberry dell’Università di Bradford e Patrick Randolph-Quinney dell’Università di Uppsala, Skeleton 150 potrebbe conservare la prima evidenza archeologica conosciuta di un trauma provocato da un trabucco. La ricerca è stata presentata al 25° European Meeting of the Paleopathology Association di Berlino ed è disponibile, per ora, come abstract del congresso: quindi siamo davanti a risultati presentati a una conferenza, ancora senza una pubblicazione scientifica completa sottoposta a revisione tra pari.
Il colpo lo avrebbe raggiunto mentre era ancora in piedi
Skeleton 150 aveva tra 22 e 34 anni. Buckberry e Randolph-Quinney hanno riesaminato nove individui recuperati a Stirling Castle alla ricerca di traumi collegabili alle guerre d’indipendenza scozzesi. Sullo scheletro 150 hanno affiancato all’osservazione diretta radiografie, microscopia e scansioni micro-CT.
Le ossa raccontano qualcosa di molto diverso da una serie di ferite accumulate durante uno scontro. Le fratture, distribuite dalla sommità del cranio fino alle ginocchia, si sarebbero prodotte intorno al momento della morte e sono tutte compatibili con un trauma contundente. La concentrazione maggiore si trova intorno alla spalla destra e alla parte posteriore del cranio.
La loro disposizione suggerisce anche come fosse posizionato l’uomo: probabilmente era ancora vivo e in piedi, con il peso sulle gambe e gli avambracci piegati davanti al corpo, quando venne investito da un singolo impatto ad alta velocità. Il confronto con casi forensi moderni porta nella stessa direzione. Una botta sola, insomma. Piuttosto definitiva.
Gli autori mettono però una cautela importante accanto alla ricostruzione: mancano casi forensi direttamente comparabili. Le ossa mostrano la violenza e la direzione generale dell’impatto; non portano inciso sopra il modello della macchina d’assedio che lo provocò.
Nel 1304 Stirling era sotto il tiro di 13 catapulte
Il luogo della sepoltura restringe parecchio il campo dei sospettati. Nel 1304 Edoardo I d’Inghilterra assediò Stirling Castle, una delle ultime roccaforti della resistenza scozzese. La fortezza sorgeva su uno sperone roccioso difficile da conquistare e il re inglese decise di risolvere il problema con una quantità poco discreta di artiglieria medievale.
Secondo la ricostruzione di Historic Environment Scotland, intorno al castello vennero schierate 13 catapulte e trabucchi. Per circa tre mesi lanciarono giorno e notte massi e altri proiettili contro le fortificazioni. Edoardo fece arrivare materiali da diverse parti della Scozia e ordinò perfino alle chiese di consegnare il piombo dei tetti per costruire le macchine d’assedio.
Dentro il castello resistevano circa 25 uomini guidati da William Oliphant. Le mura continuavano a reggere, così Edoardo alzò ulteriormente la posta.
Cinque maestri carpentieri e 50 operai assemblarono enormi travi, argani e un gigantesco contrappeso. Nasceva il War Wolf, una delle più grandi catapulte a contrappeso di cui sia rimasta memoria.
Il meccanismo sfruttava la caduta di un grosso peso posto a un’estremità del braccio per scagliare il proiettile sistemato nell’altra. Quando il War Wolf fu quasi pronto, Oliphant cercò di arrendersi. Edoardo rifiutò di accettare subito la resa: aveva costruito quella macchina e intendeva usarla.
Quando partì il colpo, il proiettile pesava circa 140 chilogrammi. Historic Environment Scotland riferisce che riuscì a sfondare parte della cortina muraria del castello. La prova generale, evidentemente, non era contemplata.
Il War Wolf è il sospettato perfetto. Quasi troppo
Scheletro nel castello, trauma ad altissima energia, assedio del 1304 e una catapulta gigantesca che lanciava pietre da 140 chili: mettere insieme gli indizi viene spontaneo.
I ricercatori, però, non attribuiscono la morte di Skeleton 150 direttamente al War Wolf. Nell’abstract ricordano che Edoardo I utilizzò diverse macchine d’assedio, compreso il celebre trabucco, e concludono che il modello delle fratture è compatibile con un unico impatto ad alta velocità. Il passaggio dalla “catapulta” al “War Wolf” rimane un’ipotesi.
E ha anche un concorrente numericamente ingombrante: le altre macchine inglesi bombardavano Stirling da mesi, mentre il War Wolf arrivò nella fase finale dell’assedio. Il nome più famoso è quindi anche quello che rischia di prendersi tutta la scena.
La scoperta rimane notevole anche senza assegnare l’omicidio medievale a una catapulta precisa. Le guerre del Medioevo hanno lasciato sugli scheletri tagli di spada, ferite da punta e lesioni da proiettile. Qui gran parte del corpo sembra aver assorbito quasi nello stesso istante una forza concepita per rompere una fortificazione.
Per secoli le cronache hanno raccontato queste macchine attraverso ciò che riuscivano a fare alle mura. Skeleton 150 potrebbe aver conservato l’altra misura della loro potenza: 167 fratture in un singolo corpo. Il War Wolf può aspettare il verdetto. La catapulta, molto probabilmente, era già lì.
