Stiamo vivendo un “super El Niño”: secondo il MetOffice, il servizio meteorologico e climatico nazionale del Regno Unito, nonché istituzione di livello mondiale, il 2026 passerà alla storia per lo sviluppo del più grande El Niño a memoria d’uomo, probabilmente il più grande evento di questo tipo dal XIX secolo. E le previsioni non migliorano affatto nel futuro, anzi.
El Niño 2026
Dobbiamo precisare che si tratta di un evento senza precedenti – spiega Adam Scaife, responsabile delle previsioni a lungo termine del Met Office – Non ho mai visto un segnale di El Niño così intenso nelle nostre previsioni. Un tipico El Niño porta a un aumento della temperatura superficiale del Pacifico equatoriale compreso tra 1 e 2 gradi, con 2°C che rappresenta un evento davvero significativo. Ciò implica che, se la previsione è accurata – e altri sistemi di previsione mostrano valori estremi simili – allora il 2026 supererà di gran lunga la nostra recente esperienza di El Niño e dei suoi effetti sul clima globale
L’aumento previsto è infatti superiore a 3°C, qualcosa di eccezionale e potenzialmente molto pericoloso: l’analisi dei dati storici e le simulazioni al computer evidenziano infatti anche le anomalie globali delle precipitazioni causate da El Niño, ben documentate in diversi studi di impatto e umanitari che descrivono in dettaglio gli effetti più specifici per settore.
©Met Office
Solo per citare un esempio, il monsone estivo indiano è uno dei modelli meteorologici regionali colpiti dall’intensificarsi di El Niño e le sue precipitazioni sono già ben al di sotto della norma. Altre regioni a rischio di scarse precipitazioni includono l’America Centrale, le nazioni del Pacifico occidentale e l’America meridionale tropicale.
©Met Office
E non finisce qui: El Niño influenza anche i cicloni tropicali e sopprime gli uragani atlantici aumentando nell’Atlantico tropicale il wind shear, ovvero il cambiamento improvviso nella velocità o nella direzione del vento, o in entrambe, su una breve distanza nell’atmosfera, che può verificarsi orizzontalmente rispetto al suolo o verticalmente salendo in quota.
In linea con ciò, finora in questa stagione si sono verificate solo tre tempeste, ma basta un solo uragano di grandi dimensioni per causare impatti devastanti.
Cosa accadrà in futuro?
El Niño si sta intensificando, raggiungendo il suo picco in inverno, e i suoi impatti interesseranno non solo i tropici, ma anche le medie latitudini: il Met Office, pertanto, prevede che l’Africa meridionale e l’Australia nord-orientale saranno a maggior rischio di siccità.
La sua influenza inizierà inoltre ad aumentare le probabilità di condizioni più umide e tempestose per l’Europa nord-occidentale, nel prossimo autunno e inizio inverno.
Le previsioni sulle precipitazioni indicano siccità: la probabilità di precipitazioni stagionali sono infatti molto scarse, calcolate in media tra settembre e novembre: le aree rosse sono a maggior rischio e, in molti casi, coincidono con gli impatti storici di El Niño.
Gli eventi di El Niño causano inoltre anche un aumento della temperatura media globale.
Durante i grandi eventi di El Niño, una quantità significativamente maggiore di calore viene rilasciata dall’oceano nell’atmosfera, portando a un aumento della temperatura media globale, in particolare nell’anno solare successivo al picco invernale di El Niño – spiega il meteorologo Nick Dunstone – Pertanto, è molto probabile che il 2027 superi il 2024 come anno più caldo mai registrato e che sia un altro anno in cui si supereranno temporaneamente +1,5 °C rispetto al periodo preindustriale
Attenzione: parlando di El Niño si riferisce a cambiamenti climatici del tutto naturali, che però, in un contesto di riscaldamento globale di origine antropica, sono ancora più preoccupanti.
Quest’estate abbiamo assistito a ondate di calore in tutta Europa, che ci hanno ricordato gli effetti del cambiamento climatico – riferisce Stephen Belcher, responsabile scientifico e tecnologico del Met Office – Questo intenso El Niño ci ricorda che anche le variazioni naturali del sistema climatico sono in gioco, aggravando le pressioni del cambiamento climatico
Per questo è ancora più urgente intervenire sulle emissioni e in generale sulla gestione delle attività umane.
Fonte: Met Office
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