L’invasione del granchio blu (Callinectes sapidus) sta mettendo in profonda crisi la molluschicoltura dell’Adriatico settentrionale, dove devasta gli allevamenti rompendone i gusci con le sue potenti chele. I danni economici ammontano a 16,8 milioni di euro tra Goro e Comacchio secondo la Regione Emilia-Romagna, mentre Coldiretti stima perdite fino a 200 milioni di euro sull’intero territorio nazionale.
Per fronteggiare l’emergenza, il Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie dell’Università di Bologna ha lanciato il progetto di ricerca OCTO-BLU, finanziato nell’ambito del PN FEAMPA 2021-2027. Guidato dal professor Oliviero Mordenti insieme ai ricercatori Antonio Casalini e Pietro Emmanuele, il programma prosegue fino alla fine del 2026 per testare un sistema di lotta biologica basato sull’impiego del polpo comune (Octopus vulgaris), uno dei principali predatori naturali dei crostacei nel Mediterraneo.
Dalle vasche di Cesenatico alle scogliere sommerse
Nel laboratorio dell’ateneo situato a Cesenatico, gli scienziati sono riusciti a riprodurre il polpo in ambiente controllato e a gestire la crescita delle paralarve, piccoli organismi trasparenti di pochi millimetri che inizialmente conducono vita planctonica. Da giugno sono stati rilasciati in mare circa 80 mila esemplari, con l’obiettivo di raddoppiare la quota a 160 mila entro la fine di agosto. Per massimizzare le probabilità di sopravvivenza dei giovani cefalopodi, il team ha collocato rifugi artificiali in cemento e argilla in prossimità di scogliere sommerse, creando aree idonee per l’insediamento di nuclei stabili lungo la fascia costiera.
La risposta riproduttiva contro l’espansione dell’invasore
Il contenimento del crostaceo originario delle coste atlantiche americane – giunto da decenni probabilmente tramite le acque di zavorra delle navi e proliferato per il riscaldamento delle acque – è reso complesso dalla sua enorme fertilità. Una singola femmina può deporre milioni di uova. Anche se soltanto una frazione di esse giunge a maturazione, la cattura di un solo esemplare femminile da parte di un polpo evita la nascita di generazioni di nuovi invasori. L’aumento controllato dei predatori punta così a destabilizzare la curva di crescita della specie aliena.
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Limiti ambientali e prospettive future della ricerca
L’efficacia complessiva del piano deve fare i conti con le diverse preferenze ecologiche delle due specie: mentre il granchio blu prospera nelle acque calde e basse delle lagune costiere e delle sacche sabbiose ricche di vongole e cozze, il polpo predilige fondali rocciosi e anfratti per nascondersi. Per questa ragione, i ricercatori valutano l’azione integrata di altri antagonisti naturali, come le anguille, in grado di nutrirsi delle uova del crostaceo, e il branzino.
Fonte: Progetti Regionali e Locali — Scienze Mediche Veterinarie – DIMEVET