L’icona per eccellenza della libertà americana sta vivendo il suo momento più buio, intrappolata in un ingranaggio burocratico e commerciale dagli esiti agghiaccianti. Una sconvolgente inchiesta del New York Times, condotta in collaborazione con American Wild Horse Conservation (AWHC) e l’investigatore David Philipps, ha portato alla luce una filiera ombra che spinge centinaia di mustang protetti dallo Stato federale dritto verso il macello.
Nel 2025, sotto la spinta delle nuove direttive dell’amministrazione guidata da Donald Trump, le vendite di cavalli selvaggi gestite dal Bureau of Land Management (BLM) sono più che raddoppiate raggiungendo quota 3.700 esemplari. Dietro la giustificazione ufficiale di voler abbattere i costi di mantenimento dei centri di accoglienza – pari a circa 100 milioni di dollari l’anno – si nasconde una voragine normativa che trasforma i simboli del West in carne da macello destinata ai mercati di Canada e Messico.
Il caso emblematico di Brandon Jones e i 68 mustang spariti nella notte
A incarnare le falle letali di questo sistema è la figura di Brandon Jones, un commerciante di bestiame dell’Ohio diventato in breve tempo il principale acquirente del Bureau of Land Management, arrivando a rilevare oltre 500 esemplari. Nel marzo 2025, Brandon Jones acquista dal centro governativo dell’Idaho un lotto di 68 mustang al prezzo irrisorio di 25 dollari ciascuno.
La notte stessa, due enormi camion senza contrassegni prelevano gli animali facendoli svanire nel nulla. Nonostante Jones neghi ogni legame con la macellazione, le tracciabilità indicano che molti dei suoi cavalli finiscono rapidamente ad aste frequentate da trafficanti. Registri di frontiera collegano direttamente le sue forniture a figure chiave del settore come l’esportatore Fred Bauer, fotografato ai valichi canadesi con cavalli che recavano ancora i marchi a fuoco del governo statunitense.
Aste truccate e la triangolazione verso i macelli esteri
Il meccanismo per eludere il Wild Free-Roaming Horses and Burros Act è finemente calcolato. Quando un cavallo selvaggio non viene adottato dopo tre tentativi online, perde la protezione federale e viene messo in vendita dal Bureau of Land Management. Il primo compratore firma un impegno a non destinare l’animale alla macellazione, ma la tutela cade alla prima rivendita: intermediari senza scrupoli riacquistano i mustang e li piazzano ad aste compiacenti, come quelle documentate a Poteau in Oklahoma, in Kansas, Texas e Tennessee.
Attiviste come Clare Staples del santuario Skydog Ranch in Oregon denunciano che a sparire non sono più esemplari vecchi, ma esemplari giovani di 2 o 3 anni. Una dinamica inquietante che l’associazione italiana IHP (Italian Horse Protection) definisce sovrapponibile ai traffici illegali di equini che avvengono regolarmente in Italia e in Europa tra documenti falsificati e controlli assenti.
Il rifiuto della prevenzione e l’appello per un cambio sistemico
Di fronte alle accuse, il portavoce del Bureau of Land Management difende l’operato dell’agenzia sostenendo di agire nel rispetto delle leggi e di indagare su ogni violazione segnalata. Tuttavia, la direttrice di American Wild Horse Conservation, Patricia Miller, unitamente a esperti di riproduzione veterinaria come Martin Schulman, evidenzia come il governo eviti deliberatamente l’unica soluzione etica e sostenibile: i programmi di immunocontraccezione e controllo della fertilità per le mandrie libere. Preferendo le catture di massa e le svendite veloci, il sistema federale continua a condannare i mustang a un destino drammatico, trasformando una legge nata per tutelarli in un’inevitabile condanna a morte.
Fonte: The New York Times