Emergenza influenza aviaria in Australia: scatta il piano di vaccinazione per 5.000 pinguini minori blu dopo i tanti contagi

L’Australia sta affrontando una minaccia sanitaria senza precedenti per la sua fauna selvatica a causa della rapida avanzata del virus dell’influenza aviaria H5N1. Al centro dell’emergenza si trova Phillip Island, nello Stato di Victoria, sede di una colonia di circa 40mila pinguini minori blu (Eudyptula minor). Per tutelare questi animali alti circa 30 centimetri, le autorità sanitarie e i ricercatori guidati da James Todd, responsabile della biodiversità locale, e Catherine Basterfield, amministratrice delegata del Phillip Island Nature Parks, hanno avviato un piano straordinario.

L’operazione punta a somministrare 10mila dosi di vaccino a un target di 5.000 pinguini distribuiti tra Phillip Island e la spiaggia di St Kilda. La somministrazione prevede un ciclo a due dosi a distanza di tre o quattro settimane: gli esemplari vengono intercettati la sera mentre risalgono dalla spiaggia, trattenuti momentaneamente in piccoli recinti per l’iniezione e l’identificazione con microchip, prima di essere rilasciati. L’intervento, supportato dalla ministra dell’Ambiente Jaclyn Symes, prevede un investimento finanziario pari a 2 milioni di dollari ed è volto ad attenuare l’impatto di un’epidemia che, secondo le simulazioni, potrebbe causare la perdita di una quota compresa tra 8mila e 16mila pinguini.

La diffusione del ceppo H5N1 tra specie marine e mammiferi

La necessità di procedere con tempestività è legata alla presenza accertata del virus all’interno della colonia. Il 15 agosto 2026 è stata confermata la morte del primo pinguino minore blu infettato a Phillip Island. La circolazione virale ha causato morie rilevanti anche tra altre specie di uccelli marini: nelle aree dell’Australia Meridionale, tra le isole di Troubridge e Pages, sono stati rinvenuti oltre mille esemplari morti di sterna crestata (Thalasseus bergii), mentre in Queensland è stato registrato un caso positivo in una berta sulla Sunshine Coast.

La situazione epidemiologica ha mostrato un’evoluzione con il coinvolgimento dei mammiferi marini. Il 23 agosto 2026 le autorità hanno confermato il decesso per H5N1 di un’otaria orsina meridionale (Arctocephalus forsteri) a Beachport, seguito dall’individuazione di un secondo caso sospetto alle Pages Islands, vicino a Kangaroo Island. Quest’ultima area ospita importanti siti riproduttivi del leone marino australiano (Neophoca cinerea), specie in pericolo che conta un totale di circa 12.000 individui ed è considerata ad alto rischio di contagio.

Misure di contenimento e programmi internazionali di tutela

L’iniziativa avviata a Phillip Island rappresenta uno dei più estesi interventi di profilassi mai realizzati su una popolazione di uccelli marini allo stato selvatico. Interventi analoghi sono stati predisposti anche in Nuova Zelanda, dove sono stati avviati programmi di immunizzazione rivolti alle specie volatili rare e a rischio di estinzione. Sebbene il rischio di trasmissione dell’infezione dall’animale all’uomo rimanga basso, l’estensione del patogeno negli ecosistemi costieri richiede un monitoraggio costante da parte di veterinari e biologi. L’obiettivo primario della campagna vaccinale resta la riduzione della carica virale e della mortalità nei contesti ad alta densità abitativa, affiancando alla protezione della fauna libera anche interventi prioritari per le specie vulnerabili custodite all’interno delle strutture zoologiche nazionali.

Fonte: Agriculture Victoria

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