L’operazione di soccorso internazionale finalizzata a trarre in salvo gli animali del parco canadese Marineland ha incontrato il suo primo drammatico ostacolo. La balena beluga femmina Peekachu, di 23 anni, è deceduta lo scorso 26 agosto presso lo Shedd Aquarium di Chicago. L’esemplare faceva parte di un gruppo di otto balene femmine trasferite a fasi alternate a partire dal mese di luglio, comprendente anche Acadia, Osiris, Sierra, Lillooet, Caspian, Secord e Rain.
Nonostante fosse cieca da un occhio e presentasse dimensioni inferiori rispetto alla media, Peekachu aveva mostrato inizialmente buone capacità di ambientamento. Il quadro clinico è tuttavia precipitato quando il team guidato dal vicepresidente per la cura degli animali Andrew Pulver ha riscontrato un calo nell’alimentazione. Gli esami ematici hanno evidenziato un forte stato di disidratazione e l’animale si è spento improvvisamente durante la somministrazione di fluidi e farmaci da parte del personale medico.
Le contestazioni degli attivisti e il nodo dei santuari
Sulla vicenda è stata disposta un esame necroscopico approfondito per accertare le esatte cause del decesso. La scomparsa dell’animale ha immediatamente riacceso il dibattito sulle modalità del trasferimento aereo da Niagara Falls verso gli acquari partner della rete, tra cui figurano il Georgia Aquarium ad Atlanta, il SeaWorld San Antonio, il SeaWorld San Diego e l’Oceanogràfic di Valencia.
L’organizzazione Animal Justice aveva espresso forti perplessità sui rischi legati allo stress del viaggio per soggetti già fortemente debilitati. Alle critiche ha risposto la responsabile delle cure veterinarie Karina Tang, evidenziando l’assenza di santuari marini idonei a garantire l’assistenza necessaria e l’impossibilità di un reinserimento in natura per animali vissuti da decenni in cattività. Un epilogo della beluga Peekachu dimostra come i complessi e traumatici trasferimenti tra strutture artificiali, pur volti a evitare l’eutanasia, non rappresentino una vera soluzione per il benessere dei cetacei in cattività.
Una riflessione sulle sorti dei cetacei salvati
Nonostante questo, la morte di Peekachu solleva inevitabili interrogativi etici sulla reale efficacia di queste imponenti manovre di evacuazione. Il tragico epilogo impone una seria riflessione: quale futuro stiamo realmente offrendo a queste creature sottraendole a una struttura in dismissione per sottoporle a traumi da trasporto così devastanti?
Sebbene il ricollocamento si sia reso necessario per impedire l’eutanasia minacciata dopo lo stop alle vendite internazionali, il prezzo pagato in termini di stress psicofisico solleva il dubbio se la permanenza in strutture artificiali, per quanto all’avanguardia, possa rappresentare una vera soluzione.
Fonte: Acquario Shedd