Oltre 90 balie nere morte, centinaia di trappole sequestrate e 31 uccelli salvati e tornati in natura. È il bilancio dell’operazione “Balia Nera 2026”, condotta dai Carabinieri Forestali sulle Prealpi lombardo-venete per contrastare il bracconaggio ai danni dei piccoli uccelli migratori.
All’operazione, coordinata dal Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari dell’Arma dei Carabinieri (CUFAA), tramite il Reparto Operativo – SOARDA del Raggruppamento Carabinieri CITES e supportata dal Gruppo Carabinieri Forestali di Brescia e dai reparti della linea territoriale, hanno collaborato anche volontari di CABS, Lipu, LAC, Legambiente e WWF, impegnati nel monitoraggio dei flussi migratori. Un intervento che arriva in giorni particolarmente delicati: dal 2 settembre, infatti, in ben 15 Regioni italiane sono iniziate le giornate di preapertura della stagione venatoria, mentre milioni di uccelli attraversano il nostro Paese durante la migrazione post-riproduttiva.
Oltre 300 trappole e decine di uccelli morti
L’operazione ha portato alla denuncia di 6 persone e al sequestro di oltre 300 trappole tipo “Sep”, 23 “prodine”, 23 reti, 7 richiami acustici vietati e 69 munizioni. Oltre alle 93 balie nere, sono stati trovati morti anche tre codirossi, tre luì grossi e un picchio muratore. I reati contestati vanno dall’uccellagione alla caccia in periodo vietato, fino al maltrattamento di animali, all’uso di mezzi vietati e al porto abusivo di armi.
@Carabinieri CITES
Trentuno uccelli, fortunatamente, erano ancora vivi e sono stati liberati dopo averne verificato le condizioni di salute. La balia nera (Ficedula hypoleuca) è un piccolo uccello di appena una dozzina di centimetri, ma durante la migrazione può percorrere migliaia di chilometri dall’Europa verso l’Africa subsahariana. Le Prealpi lombardo-venete si trovano lungo importanti rotte migratorie e proprio qui reti, archetti, richiami elettronici e trappole possono trasformarsi in una barriera mortale per animali già provati da viaggi estenuanti.
@Carabinieri CITES
Uccelli migratori sempre più sotto pressione
Con l’aumento dei cacciatori sul territorio, degli spari e dell’attività venatoria (autorizzata dopo un’estate infernale fatta di siccità e incendi), cresce inevitabilmente anche la pressione sugli animali proprio nel pieno della migrazione autunnale. E aumenta la necessità di controlli capillari per individuare abbattimenti di specie protette, uso di richiami vietati, caccia fuori dagli orari consentiti o altre violazioni.
Gli uccelli migratori affrontano già viaggi estenuanti, siccità, incendi, consumo di suolo e distruzione degli habitat. A tutto questo si aggiungono il bracconaggio e la caccia, un’attività legale ma non per questo meno cruenta.
Fonte: Carabinieri CITES
Leggi anche: