“Free Palestine” sulle magliette dei bambini: famiglia allontanata dal palazzetto ai Giochi del Mediterraneo

Due bambini con addosso una maglietta con scritto “Free Palestine”. Una bandiera palestinese. Una famiglia arrivata al palazzetto semplicemente per assistere a una partita di pallamano.

E poi quella richiesta: girate le magliette, togliete la bandiera oppure uscite. È quanto sarebbe accaduto a Fasano, durante i Giochi del Mediterraneo 2026, trasformando una serata di sport in una vicenda che pone una domanda molto più grande: quando un messaggio di solidarietà diventa qualcosa da nascondere?

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L’episodio è avvenuto al nuovo Palazzetto dello Sport di Vigna Marina durante la partita di pallamano femminile tra Tunisia e Kosovo e riguarda una famiglia composta da padre tunisino, madre italiana e due figli. La famiglia seguiva già da giorni la nazionale tunisina e aveva portato con sé una bandiera palestinese.

Secondo quanto denunciato da Global Sumud Puglia e Fasano per Gaza e riportato dalla stampa locale e nazionale, una volta all’interno dell’impianto alcuni addetti avrebbero chiesto alla famiglia non soltanto di non esporre la bandiera, ma anche di girare le magliette indossate dai bambini, in modo che non fosse visibile la scritta “Free Palestine”, perché quello in corso “non è un evento politico”.

La famiglia non avrebbe accettato. E da qui si apre una questione assai delicata. “Free Palestine” oggi non vive soltanto dentro il terreno della politica internazionale: per milioni di persone è anche un’espressione di solidarietà verso una popolazione travolta dalla guerra, dalla fame, dagli sfollamenti e dalla perdita di vite civili.

La bandiera palestinese prima ritirata, poi restituita in un altro palazzetto

C’è poi un elemento che rende la vicenda ancora meno lineare. La stessa famiglia aveva già seguito la Tunisia in altri impianti dei Giochi. A Francavilla Fontana, secondo il loro racconto, la bandiera palestinese sarebbe stata inizialmente sequestrata e poi restituita dopo alcuni minuti.

A Taranto, invece, non ci sarebbero stati problemi: bandiere palestinesi sarebbero comparse tra i sostenitori della Tunisia e anche durante i festeggiamenti per la medaglia d’oro della nazionale tunisina.

E ancora: il giorno successivo all’episodio di Fasano, durante la finale di pallamano femminile tra Italia e Tunisia, altri tifosi sarebbero entrati nello stesso palazzetto con magliette analoghe senza incontrare le stesse difficoltà.

E allora la domanda viene quasi da sé: quali erano esattamente le regole? E soprattutto: erano uguali per tutti?

Le associazioni chiedono chiarimenti

Global Sumud Puglia e Fasano per Gaza hanno chiesto di sapere su quale disposizione si sia basato l’intervento degli addetti. Secondo la ricostruzione delle associazioni, infatti, nei documenti richiamati non sarebbe individuabile un divieto specifico rivolto al pubblico riguardante l’esposizione di simboli politici o religiosi.

Sul punto è intervenuto anche il sindaco di Fasano, Francesco Zaccaria, che ha definito l’accaduto “incomprensibile”, se confermato, richiamando anche l’articolo 21 della Costituzione sulla libertà di manifestazione del pensiero. Il primo cittadino ha sottolineato come una bandiera esposta pacificamente non dovrebbe, di per sé, essere considerata un problema di sicurezza o una minaccia allo spirito della competizione.

Zaccaria ha inoltre annunciato che avrebbe chiesto al Comitato organizzatore di Taranto 2026 quali siano effettivamente le disposizioni previste, proprio per evitare che episodi del genere possano ripetersi. Al momento, però, non risulta pubblicata una risposta definitiva del Comitato che chiarisca il quadro.

In tutto ciò, stiamo parlando dei Giochi del Mediterraneo, una manifestazione internazionale nata per mettere nello stesso luogo persone, lingue, culture e storie diverse.

A Fasano il nuovo Palazzetto di Vigna Marina è stato scelto proprio per ospitare le competizioni di pallamano della XX edizione, che coinvolge circa 4 mila atleti provenienti da 26 Paesi di tre continenti. Il Comune stesso, presentando l’evento, lo aveva raccontato come una grande occasione di incontro tra i popoli del Mediterraneo.

Non sarebbe allora il momento di tornare al concetto di sport come spazio comune? Quando si arriva al punto di chiedere a due bambini di girare una maglietta per rendere invisibile un messaggio, è legittimo chiedersi se il problema sia davvero la maglietta o se non sia, piuttosto, tutto ciò che quella maglietta ci costringe ancora a guardare.

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