La Xylella arriva anche in Calabria: primo focolaio negli ulivi del Reggino, ora la corsa è fermare il batterio

La Xylella fastidiosa è arrivata anche in Calabria. Il primo focolaio accertato è stato individuato nel territorio di Taurianova, nel Reggino, dove le analisi effettuate dal Crea hanno confermato la presenza del batterio su un numero, per il momento, molto limitato di piante.

A darne notizia è stato l’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo, che ha parlato di un “inizio di epidemia” e ha annunciato l’immediata costituzione di un tavolo di crisi.

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La parola d’ordine, ora, è una sola: contenere.

Il focolaio di Taurianova

Al momento, il dato forse più importante è che le piante risultate positive sarebbero poche. Ciò significa che la presenza del batterio è stata intercettata in una fase iniziale, motivo per cui la rapidità dei controlli e delle misure fitosanitarie diventa decisiva.

La Regione ha quindi istituito un tavolo di crisi con l’obiettivo di circoscrivere l’area interessata, rafforzare il monitoraggio e impedire che il batterio possa raggiungere altri uliveti. Le misure interessano non soltanto Taurianova, ma anche le aree comprese nella delimitazione del focolaio e della fascia cuscinetto, che coinvolgono territori vicini come Cittanova e Terranova Sappo Minulio.

La domanda a cui dovranno rispondere i prossimi campionamenti è essenziale: siamo davanti a pochi casi isolati o la Xylella è già presente, senza essere stata ancora rilevata, in un’area più vasta?

Perché la Calabria non può permettersi di sottovalutare la Xylella

Basta spostarsi idealmente di qualche centinaio di chilometri per capire perché la notizia desta tanta preoccupazione. In Puglia, dove Xylella fastidiosa è stata individuata nel 2013, il batterio ha modificato in maniera drammatica interi paesaggi olivicoli, colpendo milioni di piante e mettendo in difficoltà aziende, frantoi e comunità rurali.

Questa esperienza oggi rappresenta il più grande campanello d’allarme per la Calabria. La regione custodisce infatti uno dei patrimoni olivicoli più importanti del Paese: cultivar locali, uliveti storici, frantoi, imprese agricole e territori la cui economia è legata da generazioni alla produzione di olio.

Cos’è la Xylella e perché è così difficile da fermare

Xylella fastidiosa è un batterio fitopatogeno che vive nei vasi xilematici delle piante, quelli attraverso cui circolano acqua e nutrienti.

A trasmetterlo sono alcuni insetti vettori che si nutrono della linfa delle piante. Una volta entrato nel sistema vascolare, il batterio può compromettere progressivamente la capacità della pianta di alimentarsi e, in alcune combinazioni tra sottospecie e specie ospite, provocare disseccamenti molto gravi.

L’ulivo è diventato il simbolo della Xylella in Italia per ciò che è accaduto nel Salento, ma il batterio può colonizzare numerose specie vegetali. Anche per questo la gestione di un focolaio non può limitarsi alla singola pianta positiva: servono campionamenti, controlli sugli insetti vettori, sorveglianza delle specie ospiti e delimitazione precisa delle aree interessate.

Il primo obiettivo è dunque capire dove si trovi realmente il batterio.

Il mondo agricolo chiede di rafforzare il Servizio fitosanitario regionale e di aumentare personale, ispezioni e campionamenti, senza lasciare fuori dai controlli terreni abbandonati e aree marginali che potrebbero diventare punti ciechi del monitoraggio.

In situazioni come questa il fattore tempo è decisivo e riteniamo importante che la Regione Calabria e l’assessore Gallo si siano mossi immediatamente, informando con chiarezza anche gli operatori e i cittadini – dichiara il presidente di AIFO, Alberto Amoroso. Occorre proseguire con la massima rapidità nelle attività di monitoraggio e contenimento, affidandosi alle indicazioni delle autorità fitosanitarie e del mondo scientifico.

Da più parti viene inoltre chiesta una collaborazione stretta con le regioni che hanno già maturato esperienza nella gestione della Xylella, in particolare Puglia e Basilicata, oltre al coinvolgimento di enti di ricerca, università e strutture tecniche regionali.

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