L’urina dei turisti ha fatto fondere 154 tonnellate di ghiaccio dell’Everest

Oltre 6.000 litri di urina al giorno finiscono durante la stagione alpinistica sul ghiacciaio Khumbu, dove sorge il campo base nepalese dell’Everest. E siccome quell’urina esce dal corpo a una temperatura decisamente diversa da quella del ghiaccio, porta con sé energia. Abbastanza, secondo i calcoli di un nuovo studio, da poter fondere circa 154 tonnellate di neve e ghiaccio in una stagione.

Sembra una di quelle informazioni costruite apposta per sopravvivere sui social. Stavolta, però, dietro ci sono sei ricercatori, dati raccolti direttamente al campo base e 32 anni di osservazioni satellitari. Lo studio, pubblicato il 27 luglio 2026 sulla rivista Regional Environmental Change, ha cercato di misurare quanto la piccola città temporanea costruita ogni primavera sopra il ghiacciaio contribuisca al suo scioglimento. E l’urina, per quanto memorabile, è soltanto una parte del problema.

Il campo base dell’Everest è una città montata sopra un ghiacciaio

Durante la stagione delle ascensioni il campo base, a oltre 5.300 metri di quota, cambia faccia. Arrivano alpinisti, guide, cuochi e personale di supporto; vengono montate centinaia di tende e servono energia per cucinare, riscaldarsi e produrre elettricità. Il tutto direttamente sul ghiacciaio Khumbu.

I ricercatori hanno ricostruito i consumi della primavera 2023: 824 bombole di GPL, 18.935 litri di cherosene e 5.130 litri di benzina. Il calore disperso dall’uso di questi combustibili sarebbe stato sufficiente, secondo il modello termico dello studio, a fondere circa 2.338 tonnellate di ghiaccio e neve. A queste se ne aggiungono circa 154 attribuibili all’energia termica dell’urina.

Il totale stimato arriva così a 2.492 tonnellate, con un margine di incertezza di circa 528 tonnellate, nella sola primavera del 2023. Si tratta di una stima energetica: i ricercatori hanno calcolato quanta neve e quanto ghiaccio potrebbero essere fusi dal calore prodotto da queste attività, non hanno seguito 2.492 tonnellate di ghiaccio mentre sparivano una per una. Distinzione piccola solo in apparenza.

E c’è parecchio che il calcolo lascia fuori. Non comprende, per esempio, il calore prodotto dai corpi delle persone, gli elicotteri, gli yak impiegati nel trasporto e altre attività che accompagnano la permanenza di migliaia di persone in quota.

Perché proprio l’urina finisce sul ghiacciaio

La gestione dei rifiuti sull’Everest esiste e negli ultimi anni è diventata più rigida. La Sagarmatha Pollution Control Committee, l’organizzazione che gestisce i rifiuti nell’area, stabilisce che gli escrementi prodotti al campo base siano raccolti in contenitori portatili. Il regolamento governativo prevede inoltre che, quando il campo si trova su un ghiacciaio, i rifiuti umani vengano raccolti in fusti e smaltiti più a valle.

Nel 2023 la stessa organizzazione ha registrato al campo base 21.507 chili di rifiuti umani, oltre a più di 21 tonnellate di materiale combustibile, circa 10 tonnellate di scarti di cucina e 7,5 tonnellate di altri rifiuti non combustibili.

L’urina è più difficile da intercettare. In alta quota bere molto è essenziale e la diuresi aumenta; per migliaia di persone significa superare complessivamente i 6.000 litri al giorno durante i periodi di maggiore affollamento. Gran parte viene scaricata direttamente sul terreno e sul ghiaccio.

Qui compare quel numero quasi surreale delle 154 tonnellate. L’effetto studiato riguarda soprattutto il calore trasferito al ghiaccio da un liquido appena espulso dal corpo. Non significa che l’urina stia “corrodendo” chimicamente il ghiacciaio o che sia diventata la grande responsabile della crisi dell’Everest.

Il ghiacciaio Khumbu ha problemi molto più grandi della pipì degli alpinisti

La precisazione è fondamentale, perché sarebbe piuttosto comodo uscire da questa storia dando la colpa a chi non trova una toilette a 5.300 metri.

La causa dominante della perdita dei ghiacciai dell’Himalaya resta il riscaldamento globale. Lo stesso studio colloca combustibili e scarichi umani tra le pressioni locali che si aggiungono a un cambiamento climatico molto più vasto. I ricercatori hanno analizzato immagini termiche dei satelliti Landsat dal 1991 al 2023 e trovato che la temperatura superficiale del terreno nell’area del campo base è aumentata più rapidamente rispetto alle superfici glaciali circostanti.

Nel periodo analizzato, il trend rilevato al campo base è stato di circa 0,28 °C l’anno, quasi il doppio di quello osservato sulla porzione vicina del ghiacciaio Khumbu. Parliamo di temperatura della superficie ricavata dalle immagini satellitari, quindi non della temperatura dell’aria misurata da una normale stazione meteorologica.

Khim Lal Gautam, primo autore dello studio e funzionario del Survey Department del Governo nepalese, ha spiegato che la permanenza di migliaia di persone sopra un ghiacciaio in movimento pone ormai un problema anche logistico. Gli autori hanno individuato due possibili aree a sud-ovest dell’attuale campo base, entrambe su terreno stabile, da valutare qualora si decidesse di spostarlo. Gautam ha ribadito in un intervento per il Group on Earth Observations che servono meno combustibili fossili, una gestione migliore dei rifiuti e un monitoraggio continuo del ghiacciaio.

Il campo base dell’Everest esiste perché migliaia di persone vogliono salire, lavorare e vivere per settimane sopra il Khumbu. Ogni primavera viene montato e poi smontato. Il ghiacciaio, nel frattempo, resta lì a ricevere combustibili, tende, rifiuti, calore e anche qualche migliaio di litri di pipì al giorno.

Le 154 tonnellate sono la parte che fa alzare il sopracciglio. Le altre 2.338 dicono forse qualcosa di più utile: anche a oltre cinquemila metri, portarsi dietro una piccola città significa portarsi dietro anche il suo metabolismo.

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