Una mamma orango e il suo cucciolo salvati dagli incendi nel Borneo: le emozionanti immagini del loro rilascio in un santuario

Tra il 3 e il 4 settembre, le squadre di soccorso del Centro KSDA del Kalimantan Centrale (sezione Regione II) e dell’organizzazione Orangutan Foundation International (OFI) hanno portato a termine un delicato intervento di salvataggio nel villaggio di Sandul, situato nella reggenza di Seruyan nel Borneo. L’allarme è scattato a seguito delle segnalazioni degli abitanti locali, che avevano avvistato una femmina di orango arroccata sulla cima di un albero per sfuggire al fumo denso provocato dagli incendi boschivi.

Supportati dalla polizia di Batu Ambar, dalle autorità del sottodistretto, dalle forze del Babinsa e dalla popolazione locale, i veterinari e i soccorritori hanno individuato l’animale scoprendo che portava con sé un piccolo. Gli esemplari sono stati identificati con i nomi Sandul (nota anche come Raya) per la madre di circa vent’anni, e Sekutai (o Rayu) per il cucciolo di un anno.

Gli esami medici e il trasferimento nel Santuario Lamandau

I controlli sanitari condotti sul posto dal personale del Ministero delle Foreste dell’Indonesia hanno accertato che né la madre né il piccolo hanno riportato ustioni dirette, sebbene il cucciolo presentasse i sintomi tipici dovuti all’inalazione di fumo. Una volta stabilizzate le loro condizioni di salute, per i due primati si sono aperte le porte del rilascio in natura verso un habitat protetto.

Il 5 settembre, gli operatori hanno avviato il trasferimento di Sandul e Sekutai all’interno del Santuario Faunistico Lamandau, una vasta area verde risparmiata dalle fiamme che garantirà loro il reinserimento in natura. Il caso non rappresenta un evento isolato: soltanto nel mese precedente, le squadre di soccorso avevano già tratto in salvo altri sette oranghi rimasti bloccati dai roghi nella provincia del Kalimantan Occidentale.

Il dramma ambientale degli incendi e l’emergenza sanitaria

La devastazione causata dalla pratica agricola del disboscamento tramite il fuoco ha distrutto oltre 200mila ettari di territorio tra gennaio e luglio. Questa emergenza ecologica mette a dura prova la sopravvivenza della specie, la cui popolazione censita nel 2016 contava circa 57mila esemplari nel Borneo e solo 11mila a Sumatra, questi ultimi ulteriormente decimati dalle gravi inondazioni del tardo 2025.

L’impatto dei fumi ha travalicato i confini nazionali, raggiungendo la Malesia e costringendo la chiusura delle scuole per livelli di inquinamento atmosferico giudicati pericolosi. Per contrastare i roghi, l’agenzia dei disastri BNPB ha impiegato oltre quattro milioni di litri d’acqua e coordinato operazioni di cloud-seeding, con la dispersione di 8mila chilogrammi di sale nelle nubi per provocare piogge artificiali. Sul fronte sanitario, il viceministro della Salute Dante Saksono Harbuwono ha confermato che circa 13.500 persone sono state curate per infezioni respiratorie tra luglio e agosto, spingendo il governo a distribuire più di cinque milioni di mascherine alla popolazione.

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