I lupi grigi e messicani nel mirino: Trump vuole revocarne lo status di protezione (per alimentare l’industria della carne)

Un nuovo e acceso scontro politico e ambientale si è aperto negli Stati Uniti a seguito dell’ordine esecutivo firmato da Donald Trump. Il provvedimento presidenziale dà mandato al Segretario degli Interni Doug Burgum di valutare entro tre mesi se le popolazioni di lupo grigio e della sottospecie del lupo messicano abbiano raggiunto un livello di recupero tale da giustificare la cancellazione dall’Endangered Species Act.

La decisione nasce con l’intento dichiarato di sostenere l’industria della carne bovina, penalizzata da mandrie ai minimi storici da 75 anni, costi di produzione elevati e un’estesa siccità. Durante la cerimonia ufficiale, il presidente si è rivolto agli allevatori suggerendo l’allentamento delle restrizioni sugli abbattimenti, affiancato dalle dichiarazioni della Segretaria all’Agricoltura Brooke Rollins, la quale ha sottolineato l’impegno dell’amministrazione per velocizzare l’iter burocratico.

I dati sulle popolazioni di lupi e i vincoli legali in vigore

Nonostante il clamore suscitato dalle parole del presidente, la misura non autorizza immediatamente l’uso delle armi contro i predatori. In gran parte dei 48 Stati continentali l’uccisione di questi esemplari rimane un reato federale, tutelato dalla sentenza emanata da un tribunale nel 2022. Attualmente si contano circa 18.000 lupi grigi sul territorio statunitense, concentrati soprattutto nelle aree dove la gestione è già passata ai singoli governi locali come Montana, Idaho e Wyoming, mentre in Minnesota la specie figura come minacciata.

Più complessa appare la situazione del lupo messicano, reintrodotto tra Arizona e New Mexico nel 1998 a partire da soli quattro esemplari: alla fine del 2025 il censimento del Servizio Pesca e Fauna Selvatica (FWS) ha registrato 319 esemplari in natura, una cifra vicina alla soglia minima di 320 individui necessari per quattro anni consecutivi per avviare la revisione legale.

Le reazioni delle organizzazioni ambientaliste e la battaglia giudiziaria

Le reazioni delle associazioni ecologiste sono state immediate e di dura condanna. Esponenti di spicco della tutela ambientale, tra cui Greta Anderson del Western Watersheds Project, Claire Musser del Grand Canyon Wolf Recovery Project, Michael Robinson del Center for Biological Diversity e Leia Barnett dell’organizzazione WildEarth Guardians, hanno denunciato come la decisione risponda a sole logiche d’influenza politica.

Secondo le loro analisi, le aggressioni al bestiame rappresentano un fenomeno marginale e già coperto da risarcimenti finanziari al 100%, promossi da specifici programmi statali e ricordati dal Wolf Conservation Center. Gli esperti evidenziano inoltre come la scarsa diversità genetica minacci la sopravvivenza a lungo termine del canide, preannunciando imminenti ricorsi legali per bloccare qualsiasi tentativo di depotenziare le tutele federali.

Fonte: The White House

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