Hanno provato a ucciderla 6 volte perché difende l’Amazzonia: il film prodotto da DiCaprio su Juma Xipaia da vedere (gratis)

Dal 5 settembre, in occasione del Giorno dell’Amazzonia, Yanuni è disponibile gratuitamente sul canale YouTube di Leonardo DiCaprio. Una delle storie più potenti e drammatiche legate alla difesa della più grande foresta tropicale del Pianeta sarà quindi accessibile a un pubblico globale.

È Yanuni e non è semplicemente un documentario sull’Amazzonia, ma è piuttosto un ritratto vivo e ravvicinato di Juma Xipaia, cacica del popolo Xipaya, e della sua battaglia contro il garimpo illegale (giacimenti di oro o di diamanti), l’occupazione delle terre, la deforestazione e le pressioni esercitate sui territori indigeni.

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Entrato anche nella shortlist degli Oscar, è diretto dal regista Richard Ladkani e co-prodotto da DiCaprio e racconta una lotta, quella di Juma, che ha avuto un prezzo altissimo.

Chi è Juma Xipaia, la donna al centro di “Yanuni”

Juma Xipaia è una delle voci indigene più note nella difesa dell’Amazzonia brasiliana. Il film ne segue il percorso dalla comunità Xipaya, nel Medio Xingu, fino ai luoghi della politica nazionale, raccontando anche la sua nomina a prima Segretaria per i diritti indigeni del Brasile durante il governo Lula.

Nel corso degli anni Juma ha denunciato apertamente l’avanzata dei cercatori d’oro illegali, l’accaparramento delle terre e le attività economiche che minacciano il territorio ancestrale del suo popolo. Per questo, secondo quanto ricostruito dal documentario, è sopravvissuta a ben sei tentativi di assassinio.

E proprio qui Yanuni riesce a trasformare parole come “deforestazione”, “crisi climatica” o “diritti indigeni” in qualcosa di estremamente concreto. Dietro gli ettari di foresta persi, infatti, ci sono persone che rischiano la vita.

Hugo Loss

Accanto a Juma c’è il marito Hugo Loss, responsabile di operazioni speciali dell’IBAMA, l’agenzia federale brasiliana per la protezione ambientale. Mentre Juma combatte sul piano politico, Hugo entra materialmente nella foresta insieme alle squadre impegnate a individuare e smantellare gli accampamenti del garimpo illegale, spesso in condizioni estremamente pericolose e sotto la minaccia di uomini armati.

Questa doppia prospettiva dà al documentario un ritmo quasi da thriller: da una parte le istituzioni, le minacce e le pressioni politiche; dall’altra le operazioni sul campo, nel cuore dell’Amazzonia. Fin quando non entra nella storia un elemento ancora più intimo: Juma scopre di essere incinta.

La difesa della foresta diventa così anche una riflessione sul futuro, sulla maternità e su che cosa significhi mettere al mondo un figlio mentre si combatte ogni giorno per proteggere il territorio in cui quel figlio dovrebbe crescere.

Il garimpo

Uno dei punti fondamentali raccontati dal film riguarda il garimpo illegale dell’oro, che nell’Amazzonia brasiliana non significa soltanto perdita di foresta. Quello che non sempre si riesce a comprende è che l’attività mineraria può contaminare i corsi d’acqua e compromettere gli ecosistemi fluviali da cui dipendono numerose comunità indigene. È una pressione che si somma alla deforestazione, alla perdita di biodiversità e all’alterazione di territori nei quali acqua, pesca, cibo e medicina tradizionale sono profondamente collegati.

Per chi vive lungo il bacino dello Xingu, difendere la foresta significa difendere la possibilità stessa di continuare a vivere nel proprio territorio. Lo scopo di Yanuni diventa quindi quello di ricordarci che la crisi dell’Amazzonia è contemporaneamente una crisi ambientale, politica e dei diritti umani.

Perché vedere “Yanuni”

Perché l’Amazzonia viene raccontata troppo spesso attraverso numeri giganteschi: chilometri quadrati di foresta persa, tonnellate di CO2, incendi, miniere illegali.

Con Yanuni si ribalta questa prospettiva, mostrandoci che dietro quei numeri ci sono corpi, famiglie e comunità. Persone costrette a scegliere ogni giorno quanto siano disposte a rischiare per difendere un fiume, una foresta o il diritto di continuare a vivere sulla terra dei propri antenati. E soprattutto pone una domanda difficile da ignorare: quanto può costare, oggi, difendere l’ambiente?

Nel caso di Juma Xipaia, la risposta è inquietante: persino la propria vita.

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