David Attenborough ha compiuto 100 anni quest’anno. E li ha festeggiati anche così: con un premio come miglior conduttore televisivo ai National Television Awards, conquistato battendo la concorrenza di Alison Hammond, Ant e Dec, Claudia Winkleman e Stacey Solomon. Il naturalista britannico non era presente alla cerimonia, ma il suo discorso è stato letto ugualmente, ed è diventato il vero centro della serata.
Un secolo di televisione naturalistica
Il debutto di Attenborough davanti alle telecamere risale al 1954, con Zoo Quest. Da lì sono arrivate serie che hanno formato intere generazioni di spettatori al rapporto con il mondo naturale: Natural World, Wildlife on One, il franchise Planet Earth, Blue Planet, Frozen Planet. Nel mezzo, un episodio è rimasto scolpito nella memoria collettiva più di ogni altro: l’incontro ravvicinato con un gruppo di gorilla di montagna in Ruanda, girato per Life on Earth nel 1979. Le immagini di Attenborough seduto a pochi centimetri da una femmina di gorilla e dai suoi piccoli, mentre sussurra al pubblico l’importanza di quel contatto silenzioso, sono ancora oggi tra le sequenze più citate della storia della televisione naturalistica, e hanno contribuito a costruire l’attenzione internazionale verso la conservazione dei grandi primati africani, allora già minacciati dal bracconaggio e dalla perdita di habitat.
Settant’anni dopo quel debutto, il premio arriva mentre uno dei suoi ultimi lavori, il documentario Secret Garden, era in corsa anche nella categoria intrattenimento non divulgativo, poi vinta da Gogglebox.
Il discorso: “Il pianeta ha bisogno di noi”
Nel messaggio letto a suo nome, Attenborough ha collegato il premio a un tema più ampio: la funzione che la televisione ha avuto nel diffondere consapevolezza su “la terribile situazione in cui versa il nostro meraviglioso pianeta a causa dell’attività umana“. E ha aggiunto una frase che sintetizza il senso del suo lavoro degli ultimi anni: “L’umanità ha sempre avuto bisogno del mondo naturale per tutte le necessità pratiche della vita e per il proprio benessere mentale. Ora anche il mondo naturale ha bisogno di noi“.
Dalle grandi strategie ai gesti quotidiani
Attenborough ha parlato anche della necessità di “grandi iniziative nazionali e internazionali”, ma ha insistito soprattutto su un altro livello di intervento: quello dei “nostri spazi e quartieri”. Piccoli cambiamenti che, sommati, ha detto, “possono portare a risultati significativi, creando al contempo spazi in cui ci piace stare e che possiamo coltivare”.
Una carriera diventata testimonianza
Negli ultimi vent’anni Attenborough ha progressivamente spostato il baricentro dei suoi documentari: dalla pura meraviglia naturalistica delle origini a un racconto sempre più esplicito sulla crisi climatica e sulla perdita di biodiversità, culminato in lavori come Blue Planet II e nel documentario A Life on Our Planet, definito da lui stesso una sorta di testamento professionale. Un percorso che ha trasformato un presentatore televisivo in una delle voci più ascoltate a livello globale sui temi ambientali, capace di parlare tanto ai vertici internazionali quanto al pubblico generalista.
Il premio arrivato a cento anni compiuti si inserisce in questa parabola: non un riconoscimento alla carriera fine a se stesso, ma l’ennesima occasione per un ultimo, insistito avvertimento.