Metti un chihuahua accanto a un alano e la parentela sembra quasi un atto di fede. Eppure appartengono alla stessa storia evolutiva, iniziata con antiche popolazioni di lupi e poi modellata dagli esseri umani fino a produrre una varietà di taglie, forme e comportamenti che ha pochi paragoni tra i mammiferi domestici. Uno studio pubblicato su Cell ha ricostruito questa diversificazione individuando dieci grandi linee genetiche canine. Sono un risultato affascinante, con una precisazione piuttosto importante: non corrispondono a dieci “razze primitive” dalle quali sarebbero discese tutte quelle moderne.
La distinzione cambia parecchio la storia. I ricercatori del National Human Genome Research Institute statunitense hanno analizzato dati genetici di oltre 4.000 canidi domestici, semiselvatici e selvatici, mettendoli insieme alle informazioni comportamentali raccolte su più di 46.000 cani. Da questa enorme parentela sono affiorate dieci traiettorie principali: segugi da fiuto, pointer-spaniel, terrier, retriever, cani da pastore, cani da slitta, linee africane e mediorientali, spitz asiatici, dingo e levrieri.
Dieci linee genetiche non sono dieci razze primitive
Il numero dieci rischia di fare un piccolo scherzo. Lo studio utilizza una ricostruzione detta pseudotemporale per ordinare geneticamente i cani lungo diverse traiettorie a partire dal lupo grigio. Quel “tempo”, specificano gli stessi autori, non funziona come un calendario evolutivo e non stabilisce che all’inizio esistessero dieci tipi di cane già belli e pronti, ciascuno destinato a generare un pezzo dell’attuale catalogo cinofilo. Serve a descrivere come le popolazioni studiate si dispongono rispetto alle differenti linee genetiche.
Dentro quelle linee, però, si vede benissimo la mano umana. Per millenni abbiamo scelto cani capaci di fare lavori molto diversi: seguire odori, controllare greggi, inseguire prede, recuperare selvaggina, tirare slitte, sorvegliare animali e proprietà. Ripetendo la selezione generazione dopo generazione abbiamo favorito insieme caratteristiche fisiche e comportamentali.
Lo studio trova, per esempio, associazioni particolarmente forti tra comportamento e genetica nelle linee dei cani da pastore, dei segugi e dei terrier. Molte delle varianti associate alle diverse linee si trovano in regioni regolatrici del genoma coinvolte nello sviluppo del sistema nervoso. Nei cani da pastore compaiono anche segnali legati ai processi che guidano la formazione delle connessioni neuronali. Non esiste quindi il fantomatico “gene del border collie che vuole radunare le pecore”: la faccenda è parecchio più affollata.
I cani vivevano con noi già durante l’ultima era glaciale
Prima delle razze, dei pedigree e delle coccarde c’era già il cane. E da marzo 2026 sappiamo che questa storia è ancora più antica di quanto mostrassero le precedenti prove genetiche.
Due studi pubblicati su Nature hanno analizzato DNA antico recuperato da resti di canidi paleolitici. Uno ha identificato un cane vissuto circa 15.800 anni fa a Pınarbaşı, nell’attuale Turchia, e un altro di circa 14.300 anni proveniente dalla Gough’s Cave, nel Regno Unito. I dati indicano che una popolazione geneticamente riconoscibile come canina era già diffusa tra Europa e Anatolia almeno 14.300 anni fa, quando gli esseri umani di quelle regioni erano ancora cacciatori-raccoglitori.
Un secondo lavoro su 216 resti di canidi ha confermato come cane anche un individuo di circa 14.200 anni fa trovato a Kesslerloch, in Svizzera. Il suo genoma condivide già ascendenza con cani europei comparsi migliaia di anni dopo. La diversificazione canina, quindi, era cominciata molto prima di bassotti, bulldog e levrieri con tanto di standard allegato.
Già uno studio pubblicato su Science, basato su 27 genomi di cani antichi, aveva mostrato che circa 11.000 anni fa esistevano almeno cinque grandi ascendenze canine geneticamente distinte. Anche questo dato racconta una diversità antichissima, senza costruire una linea retta tra quei cani e le razze riconosciute oggi.
Quanto al progenitore, le prove genetiche collegano il cane al lupo grigio, probabilmente attraverso popolazioni pleistoceniche che non coincidono semplicemente con una delle popolazioni di lupi attuali. Luogo preciso e modalità della domesticazione continuano a essere studiati. Le ricerche del 2026 hanno aggiunto molti pezzi, senza consegnarci la comoda fotografia del “primo lupo diventato cane”.
Il pedigree è molto più giovane del cane
Per migliaia di anni gli esseri umani hanno selezionato soprattutto tipi di cani adatti a determinati lavori. Le testimonianze archeologiche mostrano differenze di dimensioni e morfologia molto antiche; testi e immagini storiche raccontano cani da caccia, da guardia e da pastore ben prima dell’età moderna. Una cosa diversa sono le razze come le intendiamo oggi: popolazioni chiuse, standard fisici dettagliati e accoppiamenti organizzati per conservarli.
Questa macchina prende velocità soprattutto nell’Ottocento. Uno studio su genetica e archeologia pubblicato su PNAS sottolinea che le moderne pratiche di allevamento basate su standard estetici rigidi e linee genealogiche chiuse risalgono essenzialmente al XIX secolo. In Gran Bretagna, il Kennel Club viene fondato nel 1873. Il cane aveva già trascorso più di quattordicimila anni al nostro fianco; il libretto genealogico arrivò con una certa calma.
La genetica conserva ancora la cicatrice di quella rivoluzione. Analisi demografiche sulle razze moderne hanno individuato un forte collo di bottiglia circa 200 anni fa, compatibile proprio con la formazione delle razze moderne e la restrizione degli accoppiamenti. Selezionare con grande precisione un determinato aspetto o comportamento significa anche ridurre il numero degli individui che contribuiscono alle generazioni successive.
Oggi la FCI riconosce 364 razze
Anche il famoso “oltre 300” ha bisogno di una data. La Fédération Cynologique Internationale, una delle principali organizzazioni cinofile mondiali, dichiara attualmente di riconoscere 364 razze canine, secondo la pagina istituzionale aggiornata nel marzo 2026. Il numero può cambiare tra un registro e l’altro perché le organizzazioni cinofile non riconoscono esattamente le stesse razze.
Dentro quelle 364 caselle ci sono migliaia di anni di migrazioni, incroci, isolamento geografico e selezione, seguiti da circa due secoli nei quali abbiamo accelerato parecchio. Il risultato sta nella differenza tra un levriero e un carlino, tra un cane da slitta e uno da compagnia.
Le dieci linee genetiche aiutano a leggere questa enorme varietà e soprattutto il ruolo svolto dalla selezione per determinati comportamenti. Non sono dieci Adamo ed Eva canini parcheggiati all’inizio della storia. I cani erano già geneticamente diversi quando nessuno aveva ancora inventato né l’agricoltura né, per loro fortuna, le esposizioni canine.