Energia e acqua potabile gratis contemporaneamente, così la Spagna istalla il fotovoltaico sui dissalatori per sfruttare sole e mare a costo zero

A Torrevieja, Águilas, Carboneras e negli altri grandi impianti della costa mediterranea spagnola l’acqua di mare attraversa membrane ad alta pressione, perde il sale e diventa una risorsa utilizzabile da città e agricoltura. Adesso accanto a quelle infrastrutture stanno arrivando anche grandi impianti fotovoltaici. La Spagna ha deciso di mettere insieme due delle risorse che sul Mediterraneo abbondano di più: mare e sole.

Il progetto prende forma dentro il secondo accordo di gestione affidato ad Acuamed, la società pubblica che realizza e gestisce molte delle infrastrutture idriche lungo la costa mediterranea. Nel 2023 il Ministero spagnolo per la Transizione ecologica ha dato il via libera a un programma da 600 milioni di euro che comprende nuove infrastrutture di dissalazione alimentate anche attraverso parchi solari fotovoltaici.

La direzione è piuttosto chiara: produrre più acqua in territori sempre più esposti alla scarsità idrica e, contemporaneamente, ridurre una delle voci più pesanti della dissalazione, quella energetica.

Il grande problema della dissalazione è l’energia. La Spagna la cerca sul tetto

Trasformare acqua marina in acqua dolce con l’osmosi inversa richiede parecchia elettricità. L’acqua viene spinta ad alta pressione attraverso membrane capaci di trattenere gran parte dei sali: un processo molto più efficiente rispetto alle vecchie tecnologie termiche, ma che continua ad avere un consumo energetico importante.

Per questo Acuamed sta affiancando impianti fotovoltaici ai dissalatori di Torrevieja, Águilas, Valdelentisco, Campo de Dalías, Bajo Almanzora e Carboneras. Nel suo piano strategico 2024-2026 la società aveva già indicato l’autoconsumo solare come una delle principali strade per ridurre la dipendenza energetica degli impianti e stabilizzare i costi dell’acqua.

Gli investimenti sono tutt’altro che ornamentali. Nel piano figuravano circa 69 milioni di euro per il fotovoltaico di Torrevieja, 46 milioni per Águilas, 43,7 milioni per Valdelentisco, quasi 30 milioni per Campo de Dalías e altri interventi dedicati a Carboneras e Bajo Almanzora. Con l’aggiornamento successivo alcune di queste cifre sono ulteriormente cresciute: per il solo progetto fotovoltaico di Torrevieja, ad esempio, la dotazione indicata è salita oltre gli 82 milioni di euro.

Sono numeri che raccontano bene la scala dell’operazione. Qui i pannelli non servono a mettere una fogliolina verde sulla brochure: devono produrre direttamente una parte dell’elettricità necessaria a spingere milioni di metri cubi d’acqua attraverso gli impianti.

Meno elettricità comprata significa anche acqua meno esposta alle crisi energetiche

La questione economica pesa quasi quanto quella ambientale. Quando il prezzo dell’elettricità sale, sale anche quello necessario a produrre acqua dissalata. Per territori dove questa fonte è ormai strutturale, significa legare una risorsa essenziale alle oscillazioni del mercato energetico.

A Torrevieja e Águilas il Governo spagnolo ha stimato che l’integrazione delle installazioni fotovoltaiche possa ridurre il costo dell’acqua di circa quattro centesimi di euro per metro cubo in condizioni normali e, soprattutto, attenuare gli effetti degli aumenti dei prezzi elettrici.

Intanto cresce anche la quantità d’acqua disponibile. La dissalatrice di Torrevieja, una delle più grandi d’Europa, è interessata da un ampliamento che porta la capacità prevista da 80 a 120 milioni di metri cubi l’anno. Quella di Águilas può arrivare a circa 70 milioni. Sono volumi destinati in buona parte anche all’agricoltura del sud-est spagnolo, una delle aree più aride e produttive del Paese.

In pratica la Spagna sta lavorando su due leve nello stesso momento: aumentare la disponibilità di acqua che non dipende dalla pioggia e produrla utilizzando una quota crescente di energia disponibile proprio nei mesi più secchi e assolati. Sembra quasi una coincidenza progettata apposta.

Una rete idrica pensata per un Mediterraneo più secco

La scelta assume ancora più peso guardando la carta geografica. Murcia, Alicante e Almería appartengono alla fascia europea dove la scarsità d’acqua è già una questione strutturale. Acuamed gestisce quasi un centinaio di interventi nelle principali bacini mediterranei spagnoli e definisce esplicitamente quest’area come una delle zone europee maggiormente esposte agli effetti del cambiamento climatico e alla scarsità idrica.

Anche gli impianti esistenti vengono quindi ampliati e resi più efficienti. A Valdelentisco, in Murcia, il progetto approvato prevede di portare la produzione da circa 42 a 70 milioni di metri cubi l’anno, insieme all’integrazione del fotovoltaico e ad altri interventi per migliorare l’efficienza energetica.

A Carboneras, in Almería, Acuamed sta lavorando anche sulle tecnologie interne all’impianto: la sostituzione delle vecchie turbine con sistemi di recupero dell’energia a camere isobariche permette di ridurre ulteriormente il consumo necessario all’osmosi inversa. L’impianto può produrre circa 120 mila metri cubi d’acqua al giorno.

Solare, recupero energetico, ampliamento degli impianti e nuove reti di distribuzione stanno quindi entrando nello stesso disegno. La dissalazione smette progressivamente di essere una soluzione da accendere soltanto nelle emergenze e diventa una parte stabile dell’infrastruttura idrica.

Il mare non è una riserva infinita senza conseguenze

Naturalmente produrre acqua dal mare non significa aver risolto ogni problema idrico. Gli impianti devono gestire correttamente la salamoia concentrata che rimane dopo l’osmosi inversa, mentre l’aumento dell’offerta non può sostituire la riduzione delle perdite nelle reti, il riuso delle acque e una gestione più efficiente dei consumi. Sono limiti che accompagnano la tecnologia, senza cancellare quello che sta succedendo sulla costa spagnola.

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Per decenni uno dei principali argomenti contro la dissalazione è stato il suo fabbisogno energetico. La Spagna sta provando ad attaccarlo direttamente, mettendo la produzione elettrica accanto alla produzione dell’acqua. Il Mediterraneo continua a diventare più caldo e più vulnerabile alle siccità. In Spagna, almeno una parte della risposta è già visibile da lontano: file di pannelli fotovoltaici accanto ai tubi dei dissalatori, con il mare pochi metri più in là.

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