Un paesaggio di 3 mila ettari, tra acqua, vento e sale, dove l’attività umana in alcuni casi ha contribuito a creare nuovi equilibri ecologici. Le Saline di Sicilia puntano a entrare nella rete delle Riserve della biosfera Unesco attraverso il programma MaB (Man and the Biosphere), dedicato ai territori in cui conservazione ambientale, comunità locali e sviluppo sostenibile possono convivere.
Il primo importante passo è arrivato in queste ore, quando la Commissione tecnica nazionale per il programma MaB Unesco, riunita presso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, ha espresso parere favorevole alla candidatura.
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Ora il dossier dovrà essere inviato ufficialmente all’Unesco entro il 30 settembre e nel caso di approvazione finale a Parigi, l’area delle saline di Trapani, Marsala, Misiliscemi e Paceco sarebbe la prima zona umida costiera costruita dall’uomo ad ottenere il prestigioso riconoscimento.
Il meraviglioso territorio tra Trapani e Marsala
L’area candidata comprende circa 3 mila ettari di saline, due riserve naturali e un tratto costiero di circa 25 chilometri nella Sicilia occidentale. Un sistema unico, modellato nei secoli dall’interazione tra uomo e ambiente: le vasche per la raccolta del sale, i canali, le zone umide e gli specchi d’acqua salmastra hanno dato origine a un mosaico di habitat particolarmente preziosi per molte specie animali e vegetali.
Il percorso ufficiale era iniziato il 15 gennaio 2025, con la nascita del Comitato promotore guidato dalla Camera di Commercio di Trapani e composto, tra gli altri, dalla Regione Siciliana, dai Comuni coinvolti, dal Libero Consorzio comunale di Trapani e dal Wwf.
Le saline della Sicilia occidentale hanno una storia antichissima. Le prime forme organizzate di produzione del sale vengono fatte risalire all’epoca fenicia, tra l’VIII e il VI secolo avanti Cristo. Da allora questo territorio è cambiato insieme alle attività umane, ma il sistema delle vasche salanti ha creato condizioni ambientali particolari.
Ogni bacino presenta caratteristiche diverse in termini di profondità e concentrazione salina, generando una successione di ambienti in grado di ospitare numerose forme di vita. Nella sola Riserva naturale delle Saline di Trapani e Paceco, istituita nel 1995 e gestita dal Wwf, sono state censite:
- oltre 470 specie vegetali
- più di 240 specie di uccelli
Tra gli abitanti più affascinanti di questo ambiente ci sono gli uccelli migratori che utilizzano le saline come luogo di sosta, alimentazione e riproduzione. A luglio il Wwf ha documentato per la prima volta anche la nidificazione del fenicottero rosa, un evento particolarmente significativo perché conferma il valore ecologico di questi ambienti umidi.
Cosa sono le Riserve della biosfera MaB Unesco
Il riconoscimento a cui aspirano le saline siciliane non coincide con l’inserimento nella lista del Patrimonio mondiale dell’umanità Unesco. Il programma MaB – Man and the Biosphere, nato nel 1971, individua infatti territori in cui la protezione della biodiversità deve procedere insieme alle attività economiche e sociali delle comunità locali.
L’obiettivo non è creare aree completamente prive di presenza umana, ma promuovere un modello in cui le persone possano vivere e lavorare rispettando gli equilibri naturali. Le Riserve della biosfera rappresentano quindi veri e propri laboratori di sostenibilità: luoghi dove sperimentare pratiche di conservazione, educazione ambientale, ricerca e sviluppo compatibile con gli ecosistemi.
Il possibile ingresso delle saline siciliane nella rete MaB Unesco rappresenterebbe non soltanto un riconoscimento internazionale, ma anche un’opportunità per rafforzare la tutela di un paesaggio unico, promuovere un turismo più consapevole e valorizzare pratiche produttive legate alla storia del territorio.
Dalle vasche bianche illuminate dal sole ai fenicotteri che attraversano gli specchi d’acqua rosa delle saline, questo angolo di Sicilia mostra come la conservazione della natura possa passare anche attraverso il rapporto millenario tra comunità umane e ambiente.