Quando facciamo le analisi del sangue, AST e ALT sono due valori che di solito attirano l’attenzione quando salgono. Stavolta i ricercatori hanno guardato dalla parte opposta. Analizzando i dati di 11.469 adulti statunitensi tra 18 e 44 anni, hanno scoperto che valori molto bassi di queste transaminasi, registrati prima dello screening, comparivano più spesso tra le persone che avrebbero ricevuto una diagnosi di tumore colorettale. Con AST sotto 14 U/L la probabilità risultava maggiore del 65%; con ALT sotto la stessa soglia del 68%. Due numeri presenti in comunissime analisi del sangue hanno quindi acceso una spia che finora era rimasta piuttosto in ombra.
L’analisi pubblicata da Epic Research parla di associazione e serviranno altre ricerche per capire quanto questo segnale possa diventare utile nella pratica clinica. Il fascino della scoperta, però, sta proprio nella sua semplicità: AST e ALT vengono già misurate ogni giorno. Non serve inventare da zero un nuovo esame per chiedersi se possano raccontarci qualcosa in più.
Cosa hanno trovato nelle analisi di oltre 11mila persone
I ricercatori hanno studiato 11.469 persone tra 18 e 44 anni sottoposte al loro primo screening per il tumore colorettale tra gennaio 2017 e marzo 2025. Per entrare nell’analisi dovevano avere almeno un valore di AST o ALT registrato nei tre anni precedenti. Chi ha ricevuto una diagnosi di tumore entro un anno dallo screening è stato poi confrontato con persone che avevano eseguito lo screening senza ricevere quella diagnosi.
Il confronto non si è fermato alle transaminasi. I ricercatori hanno considerato anche trigliceridi, colesterolo HDL, rapporto tra trigliceridi e HDL e perfino il potassio, inserito come parametro di confronto. Hanno inoltre corretto i risultati tenendo conto di età, sesso, indice di massa corporea, cambiamenti di peso, fumo, diabete, ipertensione, malattie del fegato, malnutrizione e altri elementi che avrebbero potuto influenzare i dati.
Alla fine, AST e ALT sono rimaste le due misure associate alla diagnosi precoce. Sotto 14 U/L la probabilità risultava più alta rispetto alla fascia compresa tra 14 e 29 U/L. Sopra i 30 U/L il rapporto si capovolgeva: AST elevate erano associate a una probabilità inferiore del 22%, ALT elevate del 29%. Anche un aumento dei due enzimi nei tre anni precedenti risultava associato a una probabilità più bassa.
Insomma, i ricercatori non hanno trovato semplicemente “due valori bassi”. Hanno osservato un andamento particolare dentro dati raccolti nel tempo. Ed è proprio questo tipo di informazione che potrebbe diventare interessante quando si prova a capire chi, pur essendo giovane, merita un’attenzione maggiore.
Perché questo dato interessa proprio adesso
Il tumore colorettale continua a essere molto più comune con l’avanzare dell’età, ma negli Stati Uniti sta cambiando rapidamente la sua distribuzione. Secondo l’American Cancer Society, tra il 2013 e il 2022 l’incidenza è cresciuta di circa il 3% ogni anno tra i 20 e i 49 anni, mentre tra gli over 65 è diminuita del 2,5% annuo.
Il cambiamento si vede anche nella gravità delle diagnosi. Tre tumori colorettali su quattro diagnosticati negli statunitensi sotto i 50 anni vengono individuati quando la malattia è già in uno stadio regionale o distante. E in questa fascia d’età il carcinoma colorettale è diventato la prima causa di morte per cancro.
È un problema che ha già modificato lo screening americano. L’American Cancer Society raccomanda alle persone a rischio medio di iniziare i controlli a 45 anni, soglia abbassata nel 2018 proprio mentre diventava sempre più evidente l’aumento dei casi nelle generazioni giovani.
Nel 2026 l’ACS ha aggiornato nuovamente le proprie indicazioni aggiungendo nuove possibilità di screening, compreso un test sul sangue che cerca frammenti di DNA associati alle neoplasie colorettali. I test sulle feci e gli esami visivi restano le opzioni preferite, mentre quello ematico è previsto soprattutto per chi non esegue gli altri controlli raccomandati.
La direzione, però, è chiara: cercare modi per intercettare prima una malattia che sta comparendo sempre più spesso prima dei 50 anni.
Un indizio già nascosto nelle cartelle cliniche
Ogni volta che facciamo un controllo lasciamo dietro di noi una piccola traccia di dati: glicemia, peso, colesterolo, emocromo, enzimi epatici. Presi uno alla volta servono a rispondere a domande precise. Accumulati per anni possono raccontare anche come quei valori cambiano e quali combinazioni ricorrono prima di una determinata diagnosi.
Epic Research ha potuto cercare questi segnali utilizzando Cosmos, un enorme insieme di dati sanitari costruito con sistemi Epic e comprendente oltre 310 milioni di cartelle cliniche, provenienti da 2.200 ospedali e più di 50mila cliniche. L’analisi è stata inoltre condotta separatamente da due gruppi composti ciascuno da un clinico e un ricercatore, arrivati a risultati simili.
È forse la parte più promettente di questo lavoro. La medicina dispone già di montagne di informazioni raccolte durante visite e controlli ordinari. La possibilità è usarle meglio, cercando profili di rischio composti da tanti piccoli segnali che, da soli, potrebbero sembrare insignificanti.
AST e ALT potrebbero un giorno entrare in questo puzzle insieme a età, familiarità, sintomi, peso e altri parametri clinici. Gli stessi autori osservano che valori molto bassi possono essere legati anche alla massa muscolare o allo stato nutrizionale, quindi servirà capire cosa stiano realmente intercettando. Ma è esattamente la domanda che lo studio apre.
In Italia lo screening parte dai 50 anni
In Italia, intanto, il programma organizzato di prevenzione del tumore del colon-retto parte più tardi. Il Ministero della Salute prevede la ricerca del sangue occulto nelle feci ogni due anni tra i 50 e i 69 anni, con estensione fino ai 74 in alcune Regioni. Se il test è positivo si procede generalmente con una colonscopia di approfondimento.
Proprio la distanza tra l’età dello screening e l’aumento dei casi più giovani rende interessanti studi come quello di Epic Research. Non perché domani una transaminasi bassa possa sostituire il test del sangue occulto, ma perché potrebbe contribuire a riconoscere prima alcune persone con un profilo diverso dalla media.
Due valori che normalmente occupano una riga nel referto hanno quindi aperto una pista più grande: usare meglio ciò che sappiamo già di noi prima ancora di ordinare un nuovo esame. Nei miliardi di dati clinici accumulati negli anni, qualche segnale utile potrebbe essere già lì. Stavolta è comparso accanto a tre lettere: AST e ALT.