Quando arriva settembre molti iniziano a parlare di autunno, anche se sul calendario astronomico la nuova stagione deve ancora iniziare. La spiegazione è semplice: esistono due modi diversi di stabilire quando cambia una stagione.
Per chi studia il clima, l’autunno scatta il 1° settembre. Per chi osserva il movimento della Terra nello spazio, invece, bisogna aspettare l’equinozio, che nel 2026 cadrà il 23 settembre. Non c’è quindi alcuna contraddizione: le due date descrivono fenomeni differenti.
La prima riguarda il comportamento dell’atmosfera e serve agli studiosi per raccogliere e confrontare i dati climatici. La seconda dipende dalla posizione della Terra lungo la sua orbita intorno al Sole.
L’autunno meteorologico nasce per descrivere il clima
Le stagioni che utilizziamo nelle previsioni del tempo non coincidono necessariamente con quelle astronomiche. I meteorologi dividono l’anno in quattro periodi uguali, ciascuno formato da tre mesi completi.
Questa suddivisione permette di lavorare con intervalli sempre identici:
- la primavera comprende marzo, aprile e maggio;
- l’estate giugno, luglio e agosto;
- l’autunno settembre, ottobre e novembre;
- l’inverno dicembre, gennaio e febbraio.
Il motivo di questa scelta è soprattutto pratico, per capire se un anno è stato più caldo o più piovoso rispetto alla media, gli esperti devono confrontare migliaia di dati raccolti nel corso degli anni. Avere stagioni composte da mesi interi rende i calcoli più semplici e uniformi. Se invece si usassero soltanto le date degli equinozi e dei solstizi, ogni stagione inizierebbe e finirebbe in giorni diversi, spesso a metà mese, rendendo più complicato confrontare i risultati.
Il clima cambia prima che arrivi l’equinozio
L’atmosfera terrestre non segue un calendario preciso. I cambiamenti stagionali iniziano gradualmente e dipendono dall’equilibrio tra energia solare, temperature e movimento delle masse d’aria.
Nel mese di settembre, nell’emisfero settentrionale, la quantità di energia ricevuta dal Sole diminuisce progressivamente rispetto al periodo estivo. Le giornate si accorciano, il riscaldamento del suolo diminuisce e l’atmosfera comincia lentamente a modificare il proprio assetto.
Le grandi strutture di alta pressione tipiche dell’estate possono perdere forza, mentre le correnti più fresche provenienti dalle zone settentrionali diventano via via più frequenti. Anche le perturbazioni atlantiche possono tornare a interessare con maggiore facilità l’Europa.
Per questo motivo i primi segnali dell’autunno — temperature meno elevate, maggiore variabilità del tempo e aumento delle precipitazioni — possono comparire settimane prima dell’equinozio.
L’autunno astronomico segue invece il viaggio della Terra intorno al Sole
L’altra definizione di autunno è quella astronomica, basata sui movimenti del nostro pianeta. La stagione inizia nel momento dell’equinozio d’autunno, quando il Sole si trova in corrispondenza dell’equatore celeste e la durata del giorno e della notte risulta quasi uguale.
Da quel momento, nell’emisfero nord, le ore di luce continuano a diminuire fino al solstizio d’inverno. A differenza di quanto spesso si pensa, l’equinozio non cade sempre il 21 settembre. La sua data può cambiare leggermente ogni anno, arrivando il 22 o il 23 settembre.
Perché la data dell’equinozio cambia?
Il motivo è legato alla durata reale dell’anno solare. La Terra impiega circa 365 giorni, 5 ore e 48 minuti per completare un’orbita intorno al Sole. Il calendario che utilizziamo, però, considera normalmente un anno di 365 giorni.
Quelle ore in più si accumulano e vengono compensate con gli anni bisestili, ma questo aggiustamento non permette di mantenere gli eventi astronomici perfettamente fissi nello stesso giorno. Ecco perché l’equinozio può spostarsi leggermente all’interno del calendario.
Due calendari, due obiettivi diversi
La differenza tra autunno meteorologico e autunno astronomico nasce quindi da due esigenze differenti. L’astronomia vuole indicare un momento preciso legato alla posizione della Terra nello spazio. È una definizione basata sulla geometria del sistema Sole-Terra. La meteorologia, invece, cerca di descrivere il comportamento concreto dell’atmosfera. Per farlo utilizza periodi più funzionali allo studio del clima. Entrambi i metodi sono corretti: semplicemente osservano lo stesso fenomeno da prospettive diverse.
Le date dell’autunno 2026
Nel 2026 il cambio di stagione avviene quindi in due momenti distinti:
Autunno meteorologico
- inizio: 1 settembre 2026
- fine: 30 novembre 2026
Autunno astronomico
- inizio: 23 settembre 2026 con l’equinozio
- fine: 21 dicembre 2026 con il solstizio d’inverno
Quando a settembre iniziano le prime sensazioni autunnali, quindi, non significa che il calendario astronomico sia sbagliato: semplicemente il clima terrestre ha già iniziato la sua transizione.
L’atmosfera, infatti, non aspetta una data sul calendario per cambiare ritmo. Le stagioni meteorologiche raccontano proprio questo: il modo in cui il pianeta reagisce, giorno dopo giorno, ai cambiamenti della luce e dell’energia proveniente dal Sole.