Una scalinata scende per circa due metri e mezzo nella camera centrale. Lì, tra oggetti in conchiglia e metallo, gli archeologi hanno trovato un individuo deposto completamente disteso. Poco più in là, armi, emblemi e altri corpi. In tutto, la piattaforma funeraria scoperta a Chan Chan, in Perù, ha restituito i resti di almeno 38 persone rimasti sotto terra per circa 600 anni. E uno di loro era stato sepolto in un modo che, per la cultura Chimú, è decisamente insolito.
Il ritrovamento è avvenuto a Utzh An, il grande complesso murato un tempo chiamato Palazzo Gran Chimú, sulla costa settentrionale del Paese, vicino alla città di Trujillo. Gli scavi fanno parte dei lavori di ricerca e conservazione condotti dal Proyecto Especial Complejo Arqueológico Chan Chan. Il Ministero della Cultura peruviano ha definito il ritrovamento inedito: la struttura è arrivata fino a noi quasi intatta, una fortuna piuttosto concreta in un sito che nei secoli ha conosciuto anche saccheggi.
La sepoltura che non segue il rituale Chimú
La piattaforma comprende una camera centrale e ambienti laterali. La prima, larga circa 1,2 metri e profonda 5, si raggiunge attraverso una scalinata che scende nel terreno. Qui è stato trovato un personaggio associato a numerosi oggetti in conchiglia e metallo. Nelle camere laterali la situazione cambia: in una sono comparsi soprattutto armi ed emblemi metallici, mentre in un’altra sono stati registrati venti individui. Sommando gli altri resti individuati nella piattaforma, il conteggio è arrivato finora a 38.
A colpire gli archeologi è soprattutto uno dei corpi, collocato sul fondo di una camera completamente disteso. Nei contesti funerari Chimú conosciuti, i defunti venivano più spesso sistemati con il corpo flesso oppure seduti con gli arti piegati. Quella posizione allungata rompe quindi uno schema abbastanza riconoscibile.
¿Cómo es la tumba por dentro? En la Cámara Principal (Foto 1), se hallaron restos de un individuo de la nobleza chimú con piezas en concha y metal, mientras que en las dos cámaras laterales (Foto 2), armas y emblemas de metal y 38 individuos sepultados, respectivamente. pic.twitter.com/gF194pu0FV — Ministerio de Cultura (@MinCulturaPe) September 8, 2026
Per ora rompe lo schema, appunto. Non racconta ancora da sola perché quella persona sia stata deposta così, quale ruolo avesse o quale rapporto la legasse agli altri individui. Le analisi sono appena cominciate e lo stesso ministro della Cultura Alberto Beingolea ha invitato alla prudenza sulle interpretazioni: il valore della scoperta sta proprio nella possibilità di studiare resti e oggetti ancora nel loro contesto originario.
Duecento vasi e alcune tracce che guardano già verso gli Inca
Il terreno ha restituito parecchio altro. Durante la presentazione del ritrovamento, l’archeologo responsabile Jorge Meneses ha parlato anche di circa 200 vasi in ceramica nera con pigmenti rossi, oltre agli oggetti metallici associati alle sepolture. Alcuni materiali mostrano caratteristiche che potrebbero appartenere alle fasi più tarde della storia di Chan Chan, quando il mondo Chimú era ormai entrato in contatto con gli Inca.
È un dettaglio particolarmente interessante perché Utzh An aveva già restituito indizi di quella fase. Nel programma ufficiale del X Congreso Nacional de Arqueología del Ministero della Cultura compare una ricerca degli stessi Jorge Meneses Bartra e Sinthya Cueva Ugaz dedicata proprio alle sepolture di Utzh An durante il dominio inca. La cronologia indicata per il nuovo ritrovamento, circa 600 anni fa, cade del resto negli ultimi secoli della storia Chimú, poco prima della conquista inca del XV secolo.
Essere davanti a un contesto quasi indisturbato rende la scoperta molto più utile di una bella collezione di oggetti tirati fuori dalla terra. Posizione dei corpi, distribuzione delle armi, ceramiche, tessuti e ornamenti possono essere letti insieme. È da queste relazioni che gli archeologi potranno provare a capire chi fosse il personaggio principale, chi fossero le altre persone sepolte accanto a lui e cosa accadde durante quelle cerimonie.
“Lo que conocíamos provenía de plataformas saqueadas. Hoy tenemos la oportunidad histórica de estudiar individuos y artefactos intactos después de 600 años”, destacó el Arq. Jorge Meneses, responsable del Proyecto de Inversión del Complejo Arqueológico de Chan Chan. pic.twitter.com/Mm3eaNF5pK
— Ministerio de Cultura (@MinCulturaPe) September 8, 2026
Chan Chan era la grande capitale di terra dei Chimú
Chan Chan non è un sito qualsiasi. Fu la capitale del regno Chimú, una delle più importanti potenze delle Ande prima dell’espansione inca. La città era organizzata in grandi complessi murati con palazzi, piazze, depositi, spazi cerimoniali e piattaforme funerarie. Costruita soprattutto in terra cruda, è considerata uno dei più grandi insediamenti urbani precolombiani di questo tipo.
Dal 1986 la Zona archeologica di Chan Chan è Patrimonio mondiale UNESCO. Utzh An è il più esteso dei suoi complessi murati e continua a essere oggetto di scavi sistematici e lavori di conservazione.
La parte più preziosa del nuovo ritrovamento, però, potrebbe essere quella meno appariscente. Gli archeologi hanno davanti corpi e oggetti che per secoli sono rimasti quasi esattamente dove qualcuno li aveva lasciati. A Chan Chan, dove molte sepolture sono state disturbate o saccheggiate, 600 anni di silenzio hanno conservato anche il contesto. Ora tocca agli scavi capire cosa stesse dicendo.