Cosa dovrebbe mangiare una persona per stare bene? Una domanda apparentemente semplice, alla quale però arrivano continuamente risposte diverse. Un giorno un alimento viene indicato come fondamentale per la salute, quello successivo un nuovo studio sembra metterlo in discussione. E così, invece di fare chiarezza, l’enorme quantità di informazioni sulla nutrizione può finire per creare ancora più confusione.
È proprio da questa considerazione che parte Uwe Knop, nutrizionista tedesco, autore e divulgatore, che ha raccontato il suo approccio all’alimentazione in un articolo pubblicato su Öko-Test.
Il suo punto di partenza è particolare: dopo aver passato oltre vent’anni a occuparsi di nutrizione e, secondo quanto racconta, aver letto migliaia di studi sull’argomento, dice di non seguire una dieta sempre più rigida e dettagliata. Al contrario, sostiene di mangiare oggi in maniera più rilassata rispetto al passato.
Knop invita innanzitutto a non considerare ogni nuovo studio come una sentenza definitiva su ciò che dovremmo mettere nel piatto. Un singolo lavoro di ricerca, spiega, rappresenta soltanto un tassello di un quadro molto più ampio. In particolare, ricorda che una correlazione non significa necessariamente causalità: gli studi osservazionali possono individuare associazioni tra determinate abitudini e condizioni di salute, ma da soli non dimostrano che una cosa sia la causa dell’altra.
È un ragionamento che lo ha portato a smettere di modificare continuamente le proprie abitudini sulla base dell’ultima ricerca pubblicata. Non più attenzione ossessiva a ogni singolo studio, dunque, ma uno sguardo d’insieme sull’alimentazione.
Il principio delle 3 V
Ed è qui che arriva il suo modello delle “3 V”. Il nome deriva dal tedesco: le tre parole utilizzate da Knop iniziano tutte con la lettera V: Vielfalt, cioè varietà; Verfügbarkeit, disponibilità; Verhalten, comportamento.
In italiano, quindi, la sigla “3 V” perde in parte il gioco linguistico originale, ma il concetto rimane lo stesso.
1. Varietà
La prima V è quella della varietà. Secondo Knop, più ampia è la varietà degli alimenti che consumiamo, meno è necessario concentrarsi ossessivamente sul singolo alimento che in quel momento viene promosso come “superfood” o, al contrario, demonizzato.
La sua indicazione è quindi di non eliminare interi gruppi alimentari semplicemente per paura di un singolo studio o di una notizia. L’obiettivo non è raggiungere una dieta perfetta in ogni dettaglio, ma avere nel tempo un’alimentazione sufficientemente varia.
2. Disponibilità
La seconda V è Verfügbarkeit, ovvero la disponibilità. Il principio è molto semplice: ciò che abbiamo normalmente in casa è anche ciò che più probabilmente finirà nel nostro piatto.
Per questo, secondo Knop, può essere più utile rendere facilmente accessibili alimenti che vogliamo consumare con maggiore frequenza, come frutta, verdura, legumi o frutta secca, piuttosto che affidarsi soltanto a una lunga lista di divieti. L’ambiente in cui viviamo, insomma, può influenzare concretamente le nostre scelte quotidiane.
3. Comportamento
La terza V è Verhalten, cioè comportamento. Per Knop una sana alimentazione non dovrebbe dipendere dalla capacità di seguire perfettamente una serie di regole, ma da abitudini che riusciamo realmente a mantenere nel tempo. Non conta quindi soltanto il singolo pasto ideale, ma ciò che mangiamo abitualmente nel corso delle settimane.
Una regola alimentare molto rigida può essere teoricamente interessante, ma se è incompatibile con la nostra vita quotidiana difficilmente riusciremo a seguirla a lungo.
Ascoltare anche il proprio corpo
Nel suo approccio Knop introduce anche il concetto che definisce “intelligenza corporea culinaria”. L’idea è prestare attenzione ai segnali individuali: fame, sazietà, tolleranza e sensazioni di benessere dopo aver mangiato.
Non significa, precisa il suo ragionamento, ignorare completamente le conoscenze scientifiche. Piuttosto, queste dovrebbero essere integrate con la propria esperienza e con il modo in cui un determinato stile alimentare si inserisce nella vita quotidiana.
Per Knop, infatti, non esiste necessariamente una risposta universale alla domanda “cosa devo mangiare?”. Persone diverse possono avere esigenze, preferenze, abitudini e tolleranze differenti.
Tre domande prima di cambiare alimentazione
Il nutrizionista suggerisce anche un piccolo filtro da applicare quando arriva una nuova notizia sulla nutrizione. Prima di modificare la propria alimentazione bisognerebbe chiedersi:
- Si tratta di uno studio osservazionale o ci sono prove più solide di un rapporto di causa-effetto?
- La nuova raccomandazione è davvero compatibile con la mia vita quotidiana e con la mia tolleranza individuale?
- Sto cambiando alimentazione perché l’ho letto in un titolo oppure perché penso che possa davvero aiutarmi nel lungo periodo?
Secondo Knop, queste domande possono aiutare a evitare di passare continuamente da una regola alimentare all’altra. La sua idea di fondo alla fine è semplice: la dieta migliore non è quella che appare perfetta sulla carta, ma quella che si adatta alla persona, alla sua quotidianità e che riesce davvero a mantenere nel tempo.
Naturalmente, questo non significa che tutte le indicazioni nutrizionali siano equivalenti o che la ricerca scientifica non abbia nulla da dirci su alimentazione e salute. Il messaggio di Knop è piuttosto un invito a interpretare con cautela le singole notizie e a non trasformare ogni nuovo studio in una nuova regola alimentare.
Fonte: Öko-Test