Hanno premuto del comune nastro adesivo contro tre pietre alte quasi sette metri, aspettando che sulla colla restasse qualcosa di infinitamente più piccolo: granelli di zircone e apatite. È così che un gruppo di ricercatori è riuscito a seguire a ritroso il viaggio delle Devil’s Arrows, i giganteschi menhir che da circa quattromila anni svettano alla periferia di Boroughbridge, nel North Yorkshire. La risposta porta a Brimham Rocks, 18 chilometri più a ovest. Quelle pietre da oltre 25 tonnellate non erano già lì e non ce le aveva lasciate un ghiacciaio: qualcuno andò a prenderle e riuscì a portarle fino a destinazione.
Lo mostra lo studio pubblicato su Proceedings of the Royal Society A da Anthony Clarke, Jim Leary e Chris Kirkland. Le pietre sarebbero state trasportate ed erette tra il tardo Neolitico e l’inizio dell’Età del Bronzo, forse attorno al 2000 a.C.. Del come, per ora, nessuna istruzione: sappiamo da dove partirono, non su cosa abbiano viaggiato né quante persone siano servite per muovere qualcosa che pesa più o meno quanto quattro elefanti africani adulti.
Avevano pietre più vicine. Sono andati a prenderle molto più lontano
Le Devil’s Arrows sono fatte di una grossolana arenaria del Millstone Grit. Affioramenti adatti si trovano già a circa 5 chilometri dal monumento; per decenni, inoltre, uno dei candidati principali era Plumpton Rocks, a circa 13 chilometri. Brimham Rocks è ancora più lontana e si trova in un paesaggio accidentato, fatto di grandi formazioni rocciose modellate dall’erosione. Se l’obiettivo fosse stato semplicemente trovare un masso da mettere in piedi, c’erano opzioni decisamente meno faticose.
I ricercatori hanno potuto distinguerle grazie alla loro specie di carta d’identità geologica. Nei minuscoli minerali intrappolati nella roccia rimangono infatti rapporti isotopici e diverse età di cristallizzazione. Analizzando soprattutto gli zirconi con la tecnica uranio-piombo, il team ha ottenuto un insieme di età caratteristiche e lo ha confrontato con campioni provenienti dai possibili luoghi d’origine.
Le Devil’s Arrows e Brimham Rocks condividono una firma molto simile. Plumpton Rocks, invece, no. Anche la ricostruzione dei movimenti dei ghiacci nella regione rende incompatibile l’idea che enormi blocchi provenienti da Brimham siano stati gentilmente consegnati a Boroughbridge da una calotta glaciale. Il trasporto intenzionale da parte delle comunità preistoriche diventa così la spiegazione sostenuta dall’insieme delle analisi.
E il nastro adesivo? Serviva proprio a evitare il problema più evidente: per studiare un monumento preistorico protetto non puoi arrivare con scalpello e martello. L’adesivo ha permesso di prelevare dalla superficie abbastanza granelli per l’analisi senza asportare porzioni delle pietre. Una tecnica quasi banale nel gesto, parecchio meno in quello che permette di vedere.
Tre menhir rimasti in piedi e un pezzo scomparso che era sotto gli occhi di tutti
Oggi le Devil’s Arrows sono tre, distribuite lungo un allineamento di circa 174 metri. La più alta arriva quasi a sette metri e, insieme alle altre, forma il più alto allineamento di pietre preistoriche ancora in piedi della Gran Bretagna. Le fonti storiche raccontano però un monumento più grande: in passato potrebbero esserci state almeno cinque pietre, forse di più.
Una di loro, poi, non era davvero scomparsa. Nel XVI secolo l’antiquario John Leland descrisse una quarta pietra ancora in piedi; qualche decennio più tardi non c’era più. Un documento del 1687 racconta che parte di un monolite caduto venne spezzata e utilizzata per costruire il vicino Peg Bridge. Nell’Ottocento J.R. Walbran avanzò un’altra ipotesi: un pezzo della Devil’s Arrow perduta sarebbe finito nel Battle Cross di Aldborough, un monumento alto circa 5,5 metri.
La stessa impronta minerale usata per rintracciare Brimham Rocks ha dato ragione a Walbran: il Battle Cross è stato ricavato da una delle pietre dell’antico allineamento. Un monolite del Neolitico è sopravvissuto perché qualcuno, molti secoli dopo, gli ha assegnato un altro lavoro.
Perché trascinare 25 tonnellate per 18 chilometri?
La geologia arriva fino a un certo punto. Può dire che quei blocchi provengono da Brimham Rocks e che le comunità del tempo scartarono sorgenti di pietra più vicine. Non può ancora spiegare perché proprio quel luogo valesse una simile fatica.
Secondo Anthony Clarke e Jim Leary, la scelta suggerisce che Brimham Rocks avesse un significato particolare nel paesaggio vissuto da quelle comunità: culturale, simbolico o forse spirituale. È un’interpretazione sostenuta dalla deliberata selezione di una fonte lontana e dalle caratteristiche molto riconoscibili del luogo, non una credenza che oggi possiamo ricostruire nei dettagli.
D’altra parte le Devil’s Arrows non erano tre pietre isolate in mezzo alla campagna. A ovest del monumento si concentra un vasto insieme di resti preistorici compreso tra i fiumi Swale e Ure, con sette henge del tardo Neolitico. Secondo i ricercatori, l’allineamento potrebbe aver segnato l’ingresso meridionale di questo grande paesaggio monumentale.
Adesso il gruppo vuole scavare sia attorno alle Devil’s Arrows sia a Brimham Rocks. Servirà per provare a capire quando i blocchi furono estratti, come vennero mossi e in che modo persone prive di gru e motori riuscirono a far percorrere a decine di tonnellate di roccia almeno 18 chilometri per poi rimetterle in verticale.
Il nome resterà alle “Frecce del Diavolo”, così come la leggenda locale secondo cui sarebbe stato lui a lanciarle verso Boroughbridge mancando il bersaglio. Su chi abbia fatto il lavoro pesante, invece, ora abbiamo qualche certezza in più. E per scoprirlo, dopo quattromila anni, è servito anche un pezzo di nastro adesivo.