Dal nucleare alle foreste indigene: sei film per raccontare il Pianeta che cambia a Cinema In Verde 2026

La crisi climatica non è solo una questione di temperature, emissioni o dati scientifici. È una storia fatta di persone, territori, scelte difficili e conseguenze che attraversano comunità lontane tra loro. È proprio da queste storie che parte la quarta edizione di Cinema In Verde, il festival internazionale di cinema ambientale e sociale in programma a Roma dal 17 al 20 settembre 2026.

Sei film internazionali inediti in Italia si contenderanno il Ginkgo d’Oro 2026, portando sullo schermo mondi diversi ma legati dallo stesso interrogativo: cosa succede quando il rapporto tra esseri umani e ambiente entra in crisi?

Dalla Francia al Giappone, dal Brasile al Messico, passando per le terre della comunità Sami, i film in concorso raccontano la complessità della crisi ecologica: il peso delle grandi infrastrutture, la difesa dei territori indigeni, il consumo delle foreste, le migrazioni forzate e il bisogno di immaginare nuove forme di convivenza con il pianeta.

The Rembrandt Syndrome

Nel film di Pierre Schoeller, la questione ambientale entra nel cuore stesso dell’industria nucleare francese.

Claire e Yves sono due ingegneri che hanno costruito la propria vita intorno alla fiducia nella scienza e nella tecnologia. Ma l’incontro di Claire con alcune opere di Rembrandt apre una crepa nelle sue certezze: il rapporto tra uomo, rischio e progresso non appare più così semplice.

The Rembrandt Syndrome porta lo spettatore dentro un mondo dove la sicurezza promessa dalla tecnologia si confronta con il dubbio, la responsabilità individuale e la paura di un possibile disastro. Un film sull’eco-ansia e sulle domande che emergono quando anche chi lavora per costruire il futuro inizia a interrogarsi sul futuro stesso.

The Last Blossom

In The Last Blossom di Baku Kinoshita, un anziano detenuto condannato all’ergastolo trascorre gli ultimi giorni della sua vita accanto a un piccolo fiore di balsamo che improvvisamente comincia a parlare.

Attraverso il dialogo con la pianta riaffiorano ricordi, errori e occasioni perdute. Con il linguaggio dell’animazione, Kinoshita costruisce una favola sulla memoria e sulla redenzione, dove la natura diventa una presenza capace di accompagnare l’essere umano verso una nuova consapevolezza.

Nimuendajú

La difesa dell’ambiente passa anche dalla difesa delle culture che quei territori li abitano da secoli.

Nimuendajú di Tânia Anaya racconta la vita dell’etnologo Curt Unckel, arrivato in Brasile all’inizio del Novecento e accolto dalle popolazioni native fino a ricevere il nome con cui sarebbe passato alla storia.

Studioso delle lingue e delle tradizioni indigene, Nimuendajú diventa progressivamente testimone della perdita dei territori causata da interessi economici, sfruttamento delle risorse e politiche di espansione. La sua ricerca scientifica si trasforma così in una presa di posizione: conoscere una cultura significa anche difenderne il diritto a esistere.

Árru

Tra i paesaggi del Nord Europa si svolge la storia di Maia, protagonista di Árru di Elle Sofe Sara.

Madre single, allevatrice di renne e membro della comunità Sami, Maia vede il proprio territorio minacciato da un progetto minerario che rischia di trasformare per sempre i pascoli da cui dipendono la sua vita e quella della sua comunità.

Il film intreccia conflitto ambientale e storia familiare, mostrando come la difesa della terra sia anche una difesa della memoria, dell’identità e delle generazioni future.

La Reserva

In La Reserva, il regista messicano Pablo Pérez Lombardini racconta una battaglia quotidiana spesso combattuta lontano dai riflettori.

Julia è una guardaboschi del Chiapas impegnata contro il disboscamento illegale che minaccia la foresta. Intorno a lei una comunità divisa tra la necessità di proteggere il proprio territorio e la paura di esporsi contro interessi potenti.

Il film mostra il prezzo della tutela ambientale in quei luoghi dove proteggere un ecosistema significa spesso affrontare conflitti sociali, economici e personali.

The Garden We Dreamed

Tra i film in concorso, The Garden We Dreamed di Joaquín del Paso mette in relazione due crisi che troppo spesso vengono raccontate separatamente: quella delle migrazioni e quella ambientale.

Esther e Junior, una coppia haitiana, attraversano il Messico con le figlie di lei cercando di raggiungere gli Stati Uniti. Durante il viaggio entrano nel sistema del disboscamento illegale e Junior, spinto dalla necessità di sostenere la famiglia, accetta un lavoro legato alla distruzione della foresta.

Il film racconta come povertà, migrazioni e sfruttamento delle risorse siano spesso parti della stessa storia. Una storia in cui chi cerca un futuro migliore si trova a fare i conti con un mondo già profondamente segnato dalle sue crisi.

Sei film, una domanda comune

Pur arrivando da contesti molto diversi, le sei opere in concorso condividono uno sguardo: la crisi ambientale non riguarda solo la natura, ma il modo in cui viviamo insieme, distribuiamo risorse e immaginiamo il futuro.

Cinema In Verde porta sullo schermo storie che non si limitano a raccontare ciò che stiamo perdendo, ma provano a interrogarsi su ciò che possiamo ancora costruire. Perché dietro ogni foresta, territorio o comunità c’è sempre una domanda più grande: quale rapporto vogliamo avere con il pianeta che abitiamo?

Tutti gli appuntamenti di Cinema In Verde sono pubblici e gratuiti. Il programma completo e le prenotazioni sono disponibili su www.cinemainverde.it.

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