Siamo praticamente arrivati alla COP31 – la 31esima Conferenza delle Parti che si terrà dal 9 al 20 novembre ad Antalya, in Turchia – finalmente si pronuncerà una parola che per anni è rimasta ai margini del grande tavolo della crisi climatica: cibo. O meglio: il modo in cui produciamo e consumiamo il cibo. Compresa la carne.
Proprio così: mentre parlavamo di automobili, centrali elettriche, carbone, petrolio e gas, ci si dimenticava che anche quello che finisce ogni giorno nei nostri piatti continua a raccontare una storia fatta di emissioni, consumo di suolo, perdita di biodiversità e pressione sugli ecosistemi.
Ora qualcosa sembra muoversi. Tra i temi della prossima COP, è stata proposta una Dichiarazione dedicata alla transizione verso sistemi alimentari sostenibili, diversificati e a basse emissioni. Il documento, promosso da una coalizione di organizzazioni e aperto all’adesione degli Stati membri ONU, dovrà essere discusso e approvato nella conferenza. Ma già il fatto che il tema sia arrivato sul tavolo delle trattative climatiche rappresenta un passaggio politico tutt’altro che secondario.
Per la prima volta il consumo di carne entra nella discussione climatica globale
Nel testo della dichiarazione si parla esplicitamente della necessità di promuovere pratiche alimentari sostenibili, ridurre il consumo eccessivo di alimenti ad alte emissioni e favorire sistemi alimentari con una maggiore presenza di fonti proteiche vegetali.
Cosa vuol dire? Che dopo anni in cui la questione è stata spesso considerata quasi un argomento “privato” – quello che scegliamo al supermercato o al ristorante – la dieta entra finalmente nel linguaggio della politica climatica internazionale. E la ragione è (era) sotto gli occhi di tutti: il sistema alimentare globale pesa per circa un terzo delle emissioni antropiche di gas serra. La produzione di carne, in particolare quella dei ruminanti, è associata a importanti emissioni di metano, un gas serra molto potente nel breve periodo.
Non significa, come chiarisce la stessa proposta, chiedere l’eliminazione totale degli alimenti di origine animale. Il documento parla di una transizione graduale ed equa, tenendo conto delle differenze tra Paesi e del ruolo che l’allevamento può avere per molte comunità rurali.
Non solo carne
Leggendo i punti prioritari dell’agenda, è chiaro che la COP31 cercherà di affrontare il cibo come un sistema complesso, dove ogni elemento è collegato: ciò che mangiamo, quanta acqua utilizziamo, come coltiviamo, chi produce il nostro cibo e quanto i sistemi agricoli riescano a resistere agli eventi climatici estremi.
Tra i temi centrali della conferenza compare infatti il cosiddetto nesso cibo-acqua-clima: l’idea è che siccità, alluvioni e crisi idriche non siano emergenze separate, ma parti dello stesso problema che mette sotto pressione la produzione alimentare globale.

Qui si punti principali che si leggono nella sezione Sicurezza alimentare:
- Il legame tra cibo, acqua e clima: la COP31 considera cibo, acqua e clima non come questioni separate, ma come parti di un unico sistema interdipendente. La Presidenza promuoverà approcci integrati capaci di migliorare l’efficienza nell’uso delle risorse e rafforzare la capacità dei diversi settori di resistere agli shock climatici
- Finanziamenti per le donne agricoltrici: le donne che lavorano in agricoltura rappresentano la spina dorsale della produzione alimentare globale, ma incontrano ostacoli sproporzionati nell’accesso ai finanziamenti climatici. La COP31 sosterrà strumenti finanziari mirati per ridurre queste barriere e rafforzare la resilienza delle donne che si trovano in prima linea nella crisi climatica
- Giovani per il cibo e il clima: attraverso l’iniziativa Youth for Food & Climate Action, la COP31 vuole mettere le nuove generazioni al centro della trasformazione dei sistemi alimentari sostenibili. L’iniziativa sosterrà nuovi lavori verdi, lo sviluppo di competenze e la leadership giovanile lungo tutta la filiera agricola
- Agricoltura resiliente al clima: la COP31 punta a costruire sistemi agricoli più resilienti, capaci di proteggere i produttori da siccità, alluvioni e cambiamenti delle condizioni climatiche. La Presidenza sosterrà la diffusione di pratiche di adattamento e tecnologie agricole considerate più sostenibili e capaci di affrontare gli effetti del cambiamento climatico.