Stretta storica in Europa: social e videogiochi online vietati sotto i 13 anni, Ursula von der Leyen lancia l’EU Kids Act

Nel suo discorso sullo stato dell’Unione a Strasburgo, Ursula von der Leyen ha annunciato la presentazione ufficiale dell’EU Kids Act, un pacchetto normativo severo che punta a rivoluzionare il rapporto tra i giovani e il web. La misura prevede il divieto assoluto di accesso ai social media, ai videogiochi online e ai chatbot per tutti i minori di 13 anni, invertendo l’onere della prova e scaricando sulle piattaforme la responsabilità di dimostrare la sicurezza dei propri servizi.

Per la fascia d’età compresa tra i 13 e i 15 anni l’accesso sarà consentito esclusivamente tramite mini-account creati e supervisionati dai genitori, con un limite massimo di utilizzo di un’ora al giorno e funzionalità fortemente limitate.

L’iniziativa mira a contrastare la cosiddetta cattura dell’attenzione e della concentrazione dei bambini, citando il tragico caso della quattordicenne belga Olea, vittima di cyberbullismo. La proposta introduce inoltre l’obbligo di un design sicuro per gli adolescenti tra i 15 e i 18 anni, affrontando anche il delicato settore dei chatbot e delle intelligenze artificiali generative progettate per simulare relazioni amichevoli e creare dipendenza psicologica.

Le reazioni internazionali, il nodo dei controlli e i precedenti normativi in Europa

Il testo normativo dovrà ora superare il voto dei 27 Stati membri dell’Unione, un passaggio che rischia di riaccendere le frizioni diplomatiche con l’amministrazione guidata da Donald Trump, da sempre critica nei confronti della regolamentazione europea del settore tecnologico.

La Commissione europea ha tenuto conto dei recenti passi falsi registrati in altri Paesi, come la bocciatura da parte della Corte costituzionale francese della legge che vietava i social agli under 15 perché ritenuta lesiva delle libertà fondamentali.

Per evitare analoghi contenziosi legali, l’architettura dei controlli dell’EU Kids Act si affiderà a una struttura di vigilanza centralizzata modellata sul Digital Services Act e sull’Artificial Intelligence Act. Le aziende inadempienti rischiano sanzioni severissime, inclusi oneri finanziari che arrivano fino al 6% del fatturato annuo mondiale e la restrizione dell’accesso al mercato europeo per i colossi tecnologici ritenuti responsabili di danni ai minori.

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