Liscianti per capelli e tumori: l’Arizona fa causa a L’Oréal per non aver avvisato i consumatori dei possibili rischi

I liscianti chimici vengono utilizzati da decenni per modificare la struttura dei capelli ricci o afro-textured e renderli lisci. Ora, negli Stati Uniti, sono finiti al centro di una nuova battaglia legale che coinvolge uno dei più grandi gruppi mondiali della cosmetica.

Lo Stato dell’Arizona, attraverso la procuratrice generale Kris Mayes, ha infatti depositato una causa presso la Superior Court della contea di Maricopa contro L’Oréal USA, L’Oréal USA Products, L’Oréal S.A. e SoftSheen-Carson LLC. L’accusa è di aver violato la normativa dell’Arizona sulla tutela dei consumatori attraverso la pubblicità e la vendita di prodotti liscianti senza fornire, secondo la procura, informazioni adeguate sui possibili rischi per la salute.

La denuncia riguarda diversi prodotti commercializzati nello stato americano dal gruppo L’Oréal attraverso numerosi marchi. Tra quelli indicati espressamente nell’atto giudiziario ci sono Dark & Lovely, Optimum e Mizani, ma la procura cita anche Bantu, Care Free Curl, Look of Radiance, Roots of Nature e Ultra Precise.

Secondo l’accusa, questi prodotti sarebbero stati pubblicizzati soprattutto per donne e ragazze di origine africana, anche attraverso i saloni di bellezza, come strumenti per rendere i capelli naturalmente ricci conformi agli standard estetici prevalenti. La denuncia dedica ampio spazio anche alla storia delle pressioni sociali esercitate sui capelli afro-textured e al modo in cui queste avrebbero influenzato il mercato dei liscianti.

La procura sostiene inoltre che alcuni prodotti siano stati commercializzati direttamente ai bambini, citando in particolare la linea Dark and Lovely Beautiful Beginnings, accompagnata, secondo l’accusa, da messaggi destinati a rassicurare i genitori sulla sicurezza e sui benefici dei liscianti.

Come funzionano i liscianti chimici

La denuncia spiega anche cosa accade precisamente durante il trattamento. I “chemical hair relaxers” sono prodotti fortemente alcalini a base di idrossidi che modificano la struttura della cheratina, la proteina che contribuisce a determinare la forma del capello.

Il trattamento rompe e riforma i legami disolfuro presenti nella cheratina, rendendo progressivamente più distesa la struttura del capello. Poiché la parte trattata cresce poi insieme alla nuova ricrescita, per mantenere l’effetto l’applicazione deve essere ripetuta periodicamente. La frequenza media dei ritocchi è di circa 4-8 settimane.

Ed è proprio la natura chimica di questi prodotti a rappresentare uno degli elementi centrali della denuncia. La procura sottolinea che la loro elevata alcalinità può essere corrosiva per la pelle e che l’esposizione ripetuta del cuoio capelluto può provocare ustioni chimiche, irritazioni, lesioni, perdita di capelli e alopecia.

Ma non è tutto.

Le sostanze finite sotto accusa

L’Arizona richiama diverse categorie di sostanze che, secondo quanto riportato dalla procura, sono state rilevate nei prodotti liscianti o possono essere presenti come conseguenza della loro formulazione.

Tra queste vengono citati ftalati, parabeni, ciclosilossani, dietanolammina e benzofenoni, indicati come sostanze con possibile attività di interferenza endocrina. L’atto menziona inoltre formaldeide, 1,4-diossano, ossido di etilene e metalli pesanti, classificati da organismi federali e internazionali come cancerogeni noti o probabili.

La procura ricorda anche le classificazioni dello IARC, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione mondiale della sanità: la formaldeide è classificata nel gruppo 1, cioè come sostanza cancerogena per l’uomo, così come l’ossido di etilene. Il 1,4-diossano è invece classificato dallo IARC come possibilmente cancerogeno per l’uomo.

Questo, però, non significa che ogni prodotto contenente una di queste sostanze provochi necessariamente un tumore: nella causa questi elementi vengono utilizzati dalla procura per sostenere la propria contestazione sulla sicurezza e sull’adeguatezza delle informazioni fornite ai consumatori.

Cosa dicono gli studi citati nella causa

Uno dei punti più importanti della denuncia riguarda la letteratura scientifica sul possibile rapporto tra utilizzo dei liscianti chimici e alcuni tumori.

La procura cita innanzitutto il Black Women’s Health Study, iniziato nel 1995 dalla Boston University e dedicato alla salute di oltre 59.000 donne nere e afroamericane. Viene poi richiamato il Sister Study, condotto dal National Institute of Environmental Health Sciences e dal National Institutes of Health, che ha seguito 50.884 donne statunitensi tra i 35 e i 74 anni.

Tra le ricerche citate c’è anche uno studio del 2021 guidato da Alexandra White, che ha analizzato i dati di 40.559 partecipanti al Sister Study. Secondo quanto riportato nella denuncia, l’utilizzo frequente di liscianti chimici risultava associato a un raddoppio del rischio di tumore ovarico.

Ancora più rilevante per la causa è lo studio pubblicato nel 2022 da Che-Jung Chang e altri ricercatori, che ha analizzato 33.497 donne del Sister Study. Nelle utilizzatrici frequenti di prodotti per lisciare o rilassare chimicamente i capelli è stato osservato, secondo la denuncia, un raddoppio del rischio di sviluppare un tumore dell’utero.

La procura cita poi uno studio del 2023 condotto nell’ambito del Black Women’s Health Study: tra le donne che avevano utilizzato liscianti è stato osservato un rischio del 60% più elevato di tumore dell’utero rispetto a chi non li aveva mai utilizzati. Per le utilizzatrici più assidue l’aumento riportato era del 64%, mentre per chi aveva utilizzato questi prodotti per almeno 20 anni arrivava al 71%.

La denuncia prende in considerazione anche ricerche più recenti. Uno studio pubblicato nel 2025 e basato sui dati della Sister Study ha analizzato 46.287 donne, rilevando un’associazione tra l’uso di liscianti o prodotti chimici per stirare i capelli e una maggiore incidenza di alcuni tumori non riproduttivi. Rispetto alle non utilizzatrici, le donne che avevano usato questi prodotti presentavano un rischio più elevato di tumore della tiroide (71%) e del pancreas (166%). Gli autori sottolineano tuttavia che sono necessarie ulteriori ricerche per confermare questi risultati.

L’Oréal conosceva questi studi ma non avrebbe informato i consumatori

È qui che si concentra il cuore dell’azione legale. Secondo lo Stato dell’Arizona, le società coinvolte erano a conoscenza degli studi citati nella denuncia e, nonostante ciò, avrebbero continuato a commercializzare i prodotti senza comunicare ai consumatori i rischi sanitari.

La denuncia contesta in particolare il modo in cui i prodotti sarebbero stati presentati al pubblico. Pubblicità, confezioni e materiali promozionali avrebbero trasmesso un’immagine dei liscianti come prodotti sicuri, delicati, naturali, nutrienti o benefici.

La procura sostiene inoltre che L’Oréal disponesse di informazioni particolarmente dettagliate sulla composizione dei prodotti e sulle caratteristiche tossicologiche delle sostanze utilizzate, proprio in quanto produttrice e commercializzatrice.

Secondo l’accusa, quindi, il problema non sarebbe soltanto la presenza di determinate sostanze nei prodotti, ma soprattutto la presunta omissione di informazioni considerate essenziali per permettere ai consumatori di scegliere consapevolmente.

Cosa chiede la procura a L’Oréal

Nella parte finale del documento lo Stato dell’Arizona chiede al tribunale diversi provvedimenti. Tra questi c’è l’accertamento della violazione dell’Arizona Consumer Fraud Act e un’ingiunzione permanente che impedisca alle società di continuare a vendere i prodotti liscianti senza adeguate avvertenze sui rischi sanitari indicati nella causa.

La procura chiede inoltre sanzioni civili, restituzioni ai consumatori, la restituzione dei profitti eventualmente ottenuti e altri provvedimenti economici previsti dalla legge.

Ora sarà il procedimento giudiziario a stabilire se le accuse formulate dallo Stato siano fondate e quali eventuali responsabilità possano essere attribuite alle società coinvolte.

La replica di L’Oréal

Interpellata da Consumer Reports, L’Oréal USA ha respinto le accuse contenute nella causa. Un portavoce dell’azienda ha dichiarato che tutti i prodotti vengono “rigorosamente valutati in termini di sicurezza” e che L’Oréal rispetta le normative vigenti nei mercati in cui sono commercializzati:

Siamo fiduciosi nella sicurezza dei prodotti SoftSheen-Carson (sempre parte del gruppo L’Oréal , n.d.r) e riteniamo che le accuse mosse in questa causa non abbiano alcun fondamento né legale né scientifico.

L’azienda ha inoltre contestato l’interpretazione degli studi scientifici citati nella denuncia, sostenendo che:

lo studio su cui si basa questa causa ha riconosciuto la necessità di ulteriori ricerche e non ha riscontrato alcun nesso causale tra l’uso di tali prodotti e le patologie lamentate dai querelanti.

Fonte: Arizona Attorney General

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