Prendete una strada romana, tirate una linea verso la Capitale e prima o poi arriverete a Roma. Più o meno. La frase che abbiamo ripetuto per secoli funziona molto meglio come proverbio che come descrizione della rete viaria dell’Impero: analizzando quasi 300mila chilometri di strade, un gruppo internazionale di ricercatori ha scoperto che, per gli spostamenti terrestri, città come Antiochia, Ancyra – l’odierna Ankara -, Bisanzio e Corinto occupavano posizioni persino più favorevoli di Roma.
Lo studio pubblicato su Nature Communications mette insieme archeologia, cartografia e scienza delle reti per guardare all’Impero quasi come faremmo oggi con una gigantesca mappa dei trasporti. Il risultato toglie qualcosa alla leggenda, ma parecchio poco agli ingegneri romani: la rete era enorme, capillare e molto più adattata al territorio di quanto suggeriscano le cartoline della Via Appia.
Roma era la Capitale, ma sulla rete stradale c’erano snodi migliori
Alla base dell’analisi c’è Itiner-e, l’atlante digitale delle strade dell’Impero romano. Il database censisce 299.171 chilometri di percorsi distribuiti su oltre 5,2 milioni di chilometri quadrati: quasi il doppio della lunghezza che compariva nelle ricostruzioni precedenti. Gli autori hanno trasformato questa ragnatela in una rete composta da più di 10mila nodi e quasi 15mila collegamenti, per capire quali strade e città occupassero le posizioni più importanti negli spostamenti via terra.
Qui Roma perde il monopolio immaginario. I ricercatori hanno calcolato quanto spesso una strada o una città si trovassero lungo i percorsi terrestri più convenienti in termini di tempo. La grande direttrice che emerge attraversa località come Alessandria, Antiochia, Nicomedia, Bisanzio, Sofia, Aquileia e Narbona, l’attuale Narbonne. Roma rimane centrale nella penisola italiana, ma non si trova neppure sulla strada con la maggiore centralità temporale d’Italia.
Bisanzio aveva invece una posizione formidabile: permetteva di collegare le componenti europea e asiatica della rete attraverso il Bosforo. Anche Antiochia, Ancyra e Corinto risultano meglio collocate di Roma come punti di passaggio nella rete terrestre dell’intero Impero. Le capitali provinciali, più in generale, compaiono molto spesso nei punti strategici: 24 delle 45 analizzate rientrano nel 20% superiore per una delle misure usate dai ricercatori.
Più che un’enorme raggiera con Roma nel mezzo, compare quindi un sistema fatto di molti centri regionali. Le strade servivano a muovere eserciti, merci e persone tra città, frontiere e territori amministrati. La Capitale comandava l’Impero. Questo non obbligava ogni carretto a passarci davanti.
Le strade romane erano dritte, finché la geografia era d’accordo
Cade anche un’altra immagine molto resistente: quella delle vie romane lanciate attraverso il paesaggio come righelli. Gli ingegneri cercavano davvero il percorso diretto. Nei terreni pianeggianti dell’Europa occidentale, della pianura padana, della Puglia, dell’Anatolia centrale e del Nord Africa le strade risultano generalmente molto rettilinee. Poi arrivavano montagne, vallate e pendii e la geometria doveva trattare con qualcosa di più testardo: il terreno.
Lo studio misura questa caratteristica dividendo le strade in segmenti da un chilometro e confrontando la loro lunghezza reale con la distanza in linea d’aria tra i due estremi. Le vie romane risultano nel complesso piuttosto dritte, ma meno delle principali strade moderne, costruite con mezzi capaci di scavare montagne, tagliare pendii e modificare il paesaggio su tutt’altra scala.
Ciononostante, circa il 90,6% dei chilometri ricostruiti rimane sotto una pendenza massima del 16%, limite superiore considerato compatibile con il passaggio di carri e veicoli trainati da animali. Persino sulle Alpi i Romani riuscivano a sfruttare valli e passi favorevoli, intervenendo quando serviva con terrazzamenti, muri di sostegno, tagli nella roccia e, in casi eccezionali, tunnel. La Via Appia, come ben sappiamo, esiste davvero. Semplicemente non rappresenta da sola qualche centinaio di migliaia di chilometri di strade.
Duemila anni dopo, alcune tracce sono ancora sotto le nostre ruote
La ricerca ha confrontato anche la densità delle strade romane con quella delle principali arterie moderne. Una relazione c’è: la correlazione calcolata dagli autori è moderata, pari a 0,46, e mostra che una parte della geografia dei trasporti costruita nell’antichità ha lasciato tracce fino a oggi.
Non significa che le autostrade europee siano semplicemente antiche consolari con l’asfalto sopra. Il rapporto cambia enormemente da zona a zona. Città cresciute nei secoli, rivoluzioni industriali, nuovi confini, fiumi, montagne e trasformazioni economiche hanno spostato i percorsi. Parigi, Madrid e altri grandi centri moderni, per esempio, hanno sviluppato densità stradali molto superiori rispetto alla loro posizione nella rete romana.
E la mappa stessa ha un limite piuttosto importante. Lo studio che nel 2025 ha presentato il database Itiner-e precisa che solo il 2,737% dei tracciati censiti è conosciuto con certezza nella sua posizione. Gli altri derivano, con diversi gradi di affidabilità, dall’integrazione di scavi archeologici, fonti storiche, pietre miliari, cartografia e telerilevamento. Alcune regioni sono inoltre studiate molto meglio di altre. Gli autori del nuovo lavoro hanno verificato quanto questa incertezza possa influenzare i risultati, ma la mappa resta una ricostruzione, non il navigatore satellitare di Traiano.
C’è poi una cautela che cambia parecchio la famosa questione di Roma. Lo studio analizza soltanto i collegamenti terrestri. Per le grandi distanze, nell’Impero si viaggiava molto anche lungo fiumi e soprattutto per mare. Gli stessi ricercatori avvertono che aggiungendo queste rotte la posizione di Roma diventerebbe molto più centrale, insieme a quella dei grandi porti mediterranei.
Quindi no, almeno sulla terraferma tutte le strade non portavano a Roma. Alcune puntavano verso Antiochia, altre attraversavano Bisanzio, altre ancora si limitavano a portare da una città provinciale a quella accanto. Per arrivare davvero al centro dell’Impero, spesso conveniva lasciare il carro e salire su una nave.