Fino a prova contraria, l’ipotesi resta quella di un’assunzione accidentale.
A sostenerlo è Carlo Locatelli, direttore del Centro antiveleni Maugeri di Pavia, intervenuto durante la trasmissione Ore 14 in un approfondimento dedicato al caso della ricina che ha portato alla morte di Antonella Di Ielsi e della giovane Sara Di Vita a Pietracatella.
Secondo l’esperto, gli accertamenti di laboratorio hanno confermato la presenza della sostanza tossica e hanno evidenziato che le quantità assunte sarebbero state importanti. Tuttavia, gli esami non consentono di stabilire con certezza come la ricina sia entrata in contatto con le vittime né chiarire, da soli, se l’esposizione sia avvenuta volontariamente oppure per errore.
Locatelli ha sottolineato che, sulla base delle informazioni disponibili, non è possibile escludere una dinamica accidentale. La Procura e gli investigatori dovranno ora ricostruire ogni passaggio della vicenda per arrivare a una spiegazione definitiva.
I precedenti di intossicazione accidentale da ricina
Durante l’intervista, il direttore del Centro antiveleni Maugeri ha ricordato che nella letteratura scientifica sono riportati diversi casi di intossicazione involontaria provocata dalla ricina. In particolare, ha fatto riferimento a sette episodi documentati in cui l’assunzione della sostanza sarebbe avvenuta accidentalmente.
Secondo Locatelli, questi casi dimostrano come sia possibile entrare in contatto con veleni naturali molto potenti anche senza una consapevolezza del rischio. Alla base di simili episodi, spesso, ci possono essere errori nella manipolazione delle sostanze o la confusione tra semi dall’aspetto simile.
L’uomo commette molti errori con i veleni naturali,
ha spiegato l’esperto, ricordando che alcune sostanze presenti in natura possono avere effetti estremamente tossici anche quando vengono scambiate per prodotti innocui.
L’ipotesi dello scambio dei semi con i fagioli
Tra le possibilità avanzate da Locatelli c’è quella di un possibile errore nella scelta dei semi. I semi di ricino, infatti, potrebbero essere stati confusi con altri alimenti dall’aspetto simile, come i fagioli, e successivamente utilizzati nella preparazione di una pietanza.
L’esperto ha ipotizzato che i semi possano essere stati triturati e inseriti inconsapevolmente in alcune ricette, citando esempi come hummus, frittate, dolci o altre preparazioni alimentari. Una dinamica simile, secondo Locatelli, rientrerebbe tra gli scenari già osservati in altri casi di intossicazione accidentale.
Resta comunque necessario attendere gli sviluppi degli accertamenti per stabilire se questa ipotesi possa trovare conferma o se la vicenda abbia avuto un’origine diversa.
Le indagini sul caso Pietracatella proseguono
Nel frattempo, la Procura di Larino e la Questura di Campobasso stanno continuando le indagini per chiarire la dinamica della tragedia e ricostruire le circostanze che hanno portato alla morte delle due donne.
Gli investigatori stanno analizzando diversi elementi, compresi i rapporti personali e i contatti avuti dalle persone coinvolte nei giorni precedenti ai decessi. Secondo quanto riportato da alcuni media, tra le piste valutate ci sarebbe anche quella legata a possibili motivazioni personali, ma gli accertamenti sono ancora in corso e non sono emerse conclusioni definitive.
I dubbi della famiglia e la richiesta di chiarezza
Sul caso è intervenuto anche Salvatore Di Ielsi, padre di Antonella e nonno di Sara, che ha espresso perplessità rispetto ad alcune dichiarazioni emerse nella ricostruzione della vicenda.
La famiglia continua a chiedere risposte e vuole conoscere con precisione cosa sia accaduto. Saranno gli approfondimenti investigativi e gli ulteriori esami a stabilire se si sia trattato di una tragica fatalità o se dietro la presenza della ricina ci sia una dinamica differente.