Sessantamila euro l’anno può sembrare una cifra modesta per una misura statale, ma se la si divide per una platea di cinquemila persone il conto torna: circa 500 euro al mese, per dodici mesi, a chiunque si ritrovi, dopo una separazione o un divorzio, a dover pagare un affitto che prima non esisteva. È il bonus per i genitori separati e divorziati, annunciato da tempo dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini e ora, finalmente, prossimo alla fase operativa. Prossimità che ancora non è arrivata, visto che il decreto attuativo manca tuttora all’appello.
Una misura nata nella legge di Bilancio, cresciuta negli annunci
Il fondo per il sostegno abitativo dei genitori separati nasce con la legge di Bilancio 2026, che stanzia 20 milioni di euro l’anno per il triennio 2026-2028, per un totale di 60 milioni. Salvini ne parla pubblicamente già a maggio, durante la conferenza stampa che segue il varo del Piano Casa, di cui, va precisato, il bonus non fa parte, perché si tratta di una voce di bilancio a sé, dedicata esclusivamente alle persone che lasciano la casa familiare dopo la fine di un matrimonio o di una convivenza. Il 13 agosto il MIT formalizza l’iter con una nota che parla di un’utenza stimata in 15mila beneficiari. Il 29 agosto il ministero comunica di aver inviato la documentazione al Ministero dell’Economia per sbloccare le risorse: da quel momento le stime più aggiornate scendono a circa 5mila persone nella prima fase, segno che i numeri restano provvisori finché il provvedimento non sarà pubblicato in via ufficiale.
Chi potrà chiedere il contributo
I requisiti circolati finora, ancora da confermare nel decreto definitivo, riguardano i genitori separati o divorziati che non risultano assegnatari della casa familiare di proprietà e hanno almeno un figlio fiscalmente a carico fino a 21 anni. A questi si aggiungono un reddito Irpef che non superi i 35mila euro l’anno, un contratto di affitto regolarmente registrato, l’assenza di altri immobili posseduti entro un raggio di 50 chilometri dalla vecchia abitazione e la regolarità nel versamento dell’assegno di mantenimento. Il bonus non sarà cumulabile con altri sostegni per l’affitto. Il dettaglio che il ministero rivendica come proprio, quasi una firma politica sul provvedimento, è la scelta di guardare alla dichiarazione dei redditi e non all’Isee. Un indicatore, quest’ultimo, che in una famiglia appena separata rischia di fotografare ancora il patrimonio dell’ex coniuge piuttosto che la reale disponibilità economica di chi chiede aiuto. “Per questa manovra ho tolto il criterio dell’Isee e messo quello della dichiarazione dei redditi”, ha detto Salvini, rivendicando la misura come una scelta di “equità e buonsenso”.
Quanto vale e quando arriva
Il contributo dovrebbe coprire il 50% della spesa di locazione, fino a un tetto di 500 euro al mese e un massimo teorico di 6mila euro l’anno, erogato per dodici mesi con possibilità di rinnovo. La domanda si presenterà online, ma solo dopo la pubblicazione del bando: il ministero punta all’autunno, con l’obiettivo, ribadito più volte da Salvini, di far partire i primi pagamenti entro la fine del 2026. Non resta che attendere la firma del decreto attuativo da parte di MIT e MEF, in modo da poter stabilire chiaramente cifre e requisiti della misura.
Fonte: mit.gov.it