Il 2025 è stato uno degli anni più secchi mai registrati per i fiumi del pianeta. A dirlo è il nuovo rapporto State of Global Water Resources 2025 sullo stato delle risorse idriche globali dell’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO), che fotografa un ciclo dell’acqua sempre più alterato dalla crisi climatica.
Secondo l’analisi, la quantità complessiva di acqua dolce presente sulla terraferma – quella contenuta nei fiumi, nei laghi, nelle falde sotterranee, nella neve, nei ghiacci, nel suolo e negli organismi vegetali – era nel 2025 del 42% inferiore rispetto ai valori considerati normali.
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Una sorta di conto corrente dell’acqua del pianeta che, spiegano gli esperti, si sta progressivamente svuotando.
Un ciclo dell’acqua sempre più imprevedibile
Dallo scioglimento dei ghiacciai alle siccità estreme, fino alle improvvise alluvioni, il cambiamento climatico sta rendendo il ciclo dell’acqua più instabile e difficile da prevedere. I fiumi del mondo stanno vivendo sempre più spesso condizioni opposte: periodi di scarsità estrema alternati a episodi di piena violenta.
Nel 2025, uno degli anni più caldi mai registrati, solo circa un terzo dei fiumi globali ha mantenuto portate considerate nella norma. Il 36% delle aree dei bacini fluviali ha registrato livelli inferiori o molto inferiori alla media, mentre il 21% ha avuto portate superiori o molto superiori al normale.
Gli ultimi sette anni, secondo la WMO, sono stati il periodo con il minor numero di fiumi in condizioni “normali” dal 1991.
Stiamo consumando il nostro conto di risparmio dell’acqua – ha dichiarato Celeste Saulo, segretaria generale della WMO, sottolineando come lo stoccaggio globale dell’acqua sulla terraferma sia in calo costante dal periodo 2014-2016.
A peggiorare il quadro c’è la situazione dei ghiacciai, fondamentali riserve naturali di acqua dolce.
Nel 2025, per il quarto anno consecutivo, tutte le 19 principali regioni glaciali del mondo hanno perso massa. La perdita complessiva è stata di circa 400 miliardi di tonnellate di ghiaccio, una quantità che ha contribuito all’innalzamento globale del livello dei mari di circa 1,1 millimetri.
I ghiacciai stanno registrando le perdite più elevate dagli anni Novanta, con gli episodi più gravi concentrati proprio negli anni più recenti.
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Fiumi sotto pressione
Il problema non riguarda solo la quantità d’acqua disponibile. I grandi fiumi del pianeta sono sottoposti a una pressione crescente dovuta anche all’inquinamento e all’eccessivo prelievo delle risorse idriche.
Il Danubio, ad esempio, durante l’estate ha raggiunto livelli eccezionalmente bassi, provocando una crisi energetica in Ungheria e Romania: alcuni reattori nucleari hanno dovuto fermarsi perché il fiume non aveva abbastanza acqua per i sistemi di raffreddamento.
Il Mississippi, una delle principali fonti idriche per circa 50 comuni negli Stati Uniti, deve fare i conti con contaminazione chimica, perdita di zone umide, intrusione di acqua salata e periodi sempre più frequenti di siccità.
Anche grandi fiumi africani come Nilo, Niger e Zambesi sono minacciati dalla combinazione di scarsità d’acqua e inquinamento, con conseguenze sugli ecosistemi e sulle comunità che dipendono da questi corsi d’acqua.
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La situazione in Inghilterra: qui, secondo le valutazioni citate nel rapporto, nessun fiume raggiunge oggi un buono stato ecologico e chimico complessivo.
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Tra le principali minacce ci sono gli scarichi fognari, l’inquinamento agricolo, le sostanze chimiche persistenti come i PFAS e il prelievo eccessivo di acqua.
La crisi dei fiumi è anche una crisi sociale
Il rapporto della WMO non riguarda soltanto gli ecosistemi. La salute dei fiumi è strettamente collegata alla sicurezza alimentare, all’energia, alla salute pubblica e all’economia. Negli ultimi cinque anni, molte aree del mondo hanno registrato ripetutamente portate dei fiumi inferiori alla norma: tra queste il bacino dell’Amazzonia, quello del Rio de la Plata, diverse zone del Nord America, dell’Africa centrale e orientale, dell’Asia centrale e del Medio Oriente.
In alcuni territori siccità e alluvioni si susseguono senza lasciare tempo sufficiente alla ripresa degli ecosistemi e delle comunità.
Secondo gli esperti della WMO, servono più dati, maggiore collaborazione internazionale e un monitoraggio più efficace delle risorse idriche globali. Perché i fiumi non sono solo corsi d’acqua, ma una delle infrastrutture naturali più importanti da cui dipende la vita sul pianeta.
QUI trovi il rapporto completo.
