Previsioni meteo autunno 2026: temperature sopra la media e piogge più frequenti, ecco cosa aspettarsi

Mercoledì 23 settembre il calendario e il cielo si allineano, è il giorno dell’equinozio, il momento in cui i raggi solari colpiscono la Terra perpendicolarmente all’equatore e la durata di luce e buio si equivale quasi ovunque sul pianeta. Da quella data in poi, nell’emisfero boreale, le giornate si accorceranno in modo progressivo fino al solstizio d’inverno.

Il quadro dei prossimi giorni: Italia sul confine tra due regimi

Sull’Europa, secondo gli ultimi modelli, la circolazione atmosferica si divide in due proprio a cavallo dell’equinozio. A ovest si espande l’anticiclone delle Azzorre, che porta stabilità e tempo discreto; a nord-est scendono correnti fredde di origine scandinava, responsabili di piogge diffuse e temperature sotto media su quel versante del continente. L’Italia resta ai margini di questa instabilità, quindi per buona parte della prossima settimana dovrebbe prevalere tempo stabile e soleggiato.

Le proiezioni stagionali: autunno più caldo della norma, ma sulle piogge cautela

Sulle precipitazioni il segnale è meno netto di quanto suggerisca a prima vista. Le mappe del servizio stagionale ECMWF-Copernicus indicano un surplus di piogge su buona parte del bacino del Mediterraneo, ma la cautela è d’obbligo, visto che lo stesso ECMWF ammette che l’affidabilità delle previsioni stagionali sull’Europa resta strutturalmente bassa, assai più che nelle regioni tropicali dove i modelli funzionano meglio. La convergenza tra i centri di calcolo esiste, ma va letta come tendenza probabile, non come dato acquisito.

A complicare il quadro c’è El Niño, il fenomeno che scalda il Pacifico equatoriale si sta rafforzando a un ritmo che il Climate Prediction Center della NOAA segue con crescente attenzione: la probabilità di un evento «very strong» è salita dal 63% di giugno all’81% di luglio, fino a superare il 90% nell’aggiornamento di agosto, con un 69% di possibilità che il trimestre ottobre-dicembre superi ogni El Niño registrato dal 1950. Numeri di per sé notevoli, che però i modelli dell’IRI della Columbia University ridimensionano quanto agli effetti europei: il legame fra El Niño e il tempo sul Mediterraneo è mediato da altri fattori (come l’Oscillazione Nord Atlantica ed il vortice polare) che possono amplificare il segnale così come annullarlo del tutto. Tradurre il fenomeno de El Niño da record in un autunno estremo per l’Italia è, allo stato dei dati, un salto che le proiezioni non autorizzano.Resta però il fatto che in Italia l’autunno sia già statisticamente la stagione più piovosa, e la configurazione attuale potrebbe accentuare questa caratteristica anziché smentirla.

A pesare sul bilancio permangono le temperature del mare, ancora elevate (in alcune aree di diversi gradi sopra la norma) e capaci di funzionare come un serbatoio di energia. Quando le prime masse d’aria fredda, di origine atlantica o artica, scenderanno verso sud, il contrasto termico con la superficie marina calda alimenterà lo sviluppo di celle temporalesche. È lo stesso meccanismo per cui, ricorda Copernicus, gli episodi alluvionali italiani si concentrano proprio fra settembre e novembre: anche un autunno con meno perturbazioni del solito può produrre singoli eventi molto intensi.

Un avvertimento necessario

Le proiezioni stagionali sono proiezioni probabilistiche su scala continentale, non previsioni del tempo giorno per giorno, e si limitano ad indicare una tendenza di fondo, non dove e quando cadrà la prossima pioggia. Per l’organizzazione delle attività quotidiane restano più affidabili i bollettini a corto raggio, aggiornati di volta in volta sull’orizzonte dei giorni immediatamente successivi.

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