Siccità, in questo villaggio del Laos 15 pozzi su 18 non funzionavano: ora raccolgono fino a 21 milioni di litri d’acqua

Per capire quanto può valere un rubinetto basta contare i pozzi. A Pakouay, piccolo villaggio della provincia di Savannakhet, nel Laos meridionale, ce n’erano diciotto. Quindici non funzionavano più. Per molte delle 154 famiglie che vivono qui rimanevano ruscelli stagionali, sorgenti e falde superficiali: acqua che c’era, poi diminuiva, poi bisognava andare a cercarla altrove.

Adesso sotto il villaggio scendono due nuovi pozzi profondi circa 35 metri. Sopra ci sono due serbatoi da 2.000 litri; poco più in là, dove prima c’erano soprattutto campi, è comparso un bacino grande abbastanza da trattenere più di 18 milioni di litri d‘acqua piovana.

La trasformazione è raccontata in uno studio pubblicato sul Journal of Climate Change and Pollution da ricercatori e tecnici del Laos insieme al programma Small Grants del Global Environment Facility-UNDP. Il progetto compare anche nella banca dati ufficiale del programma UNDP, che indica un finanziamento di 50.000 dollari.

Riguarda 749 persone. Poche su una mappa. Un po’ meno poche se l’unità di misura diventa un secchio d’acqua che non devi più andare a riempire altrove.

Quando 15 litri devono bastare per una giornata

Prima dei lavori, gli autori stimavano un consumo domestico compreso tra 10 e 15 litri d’acqua al giorno per persona. Dentro devono starci bere, cucinare, lavarsi, pulire.

La cifra diventa più comprensibile se la avviciniamo ai riferimenti dell’Organizzazione mondiale della sanità: perfino nelle emergenze umanitarie l’OMS indica come obiettivo iniziale almeno 15 litri quotidiani per persona, da aumentare appena possibile. Pakouay non è un campo profughi e il confronto ha limiti evidenti. Quei numeri, però, danno la misura del margine con cui vivevano molte famiglie.

Solo 43 nuclei potevano acquistare regolarmente taniche commerciali da 20 litri. Gli altri dipendevano anche dalle fonti disponibili intorno al villaggio, comprese acque superficiali e falde poco profonde, più vulnerabili alla stagionalità e alla contaminazione. Il problema entrava poi nei campi.

Questa parte del Laos vive molto di riso e agricoltura familiare. A Pakouay le rese riportate dallo studio oscillavano tra 1,1 e 2 tonnellate per ettaro, mentre siccità stagionale, precipitazioni irregolari e salinità dei terreni rendevano complicato produrre cibo durante tutto l’anno. Se manca l’acqua in casa è un problema. Se manca contemporaneamente al campo, comincia a diventare tutto lo stesso problema.

Hanno cercato l’acqua sotto i piedi

Prima di perforare, la comunità ha partecipato alla scelta dei punti in cui intervenire insieme ai ricercatori e alle autorità locali. Un pozzo è stato realizzato vicino alla sala comunitaria, l’altro nell’area residenziale centrale. La falda è stata intercettata già tra i 9 e i 10 metri, ma i pozzi arrivano a circa 35 metri di profondità. Non sono scesi oltre, perché gli autori spiegano che perforare più in profondità avrebbe aumentato il rischio di incontrare acqua salina, un problema già presente nella zona.

Le pompe sommerse portano l’acqua in due serbatoi sopraelevati da 2.000 litri. Durante le prove, ogni pozzo ha fornito circa 300 litri l’ora. Una tubazione lunga approssimativamente 500 metri raggiunge inoltre terreni utilizzati da una cinquantina di famiglie. Secondo lo studio, questa piccola rete permette ora di avere acqua dal rubinetto anche durante la stagione secca. Poi hanno scavato il bacino.

Un buco nel terreno da 21 milioni di litri

Misura circa 60 metri per 120 e raggiunge una profondità compresa tra 2,5 e 3 metri. Quando si riempie può contenere tra 18.000 e 21.600 metri cubi d’acqua: fino a 21,6 milioni di litri. L’acqua arriva soprattutto dalle piogge e dal ruscellamento durante la stagione umida. Quella che prima avrebbe continuato a scorrere via dal territorio può così rimanere disponibile più a lungo, soprattutto per l’agricoltura.

La terra estratta non è stata portata altrove: è servita per costruire l’argine. Sulle sponde sono stati piantati bambù e alberi da frutto per limitare l’erosione. Dentro sono stati immessi più di 2.500 giovani pesci, aggiungendo al deposito d’acqua anche una piccola risorsa alimentare.

Pozzi e bacino fanno quindi due mestieri diversi. I primi attingono alla falda e cercano di garantire acqua nella vita quotidiana. Il secondo mette da parte una parte dell’abbondanza dei mesi piovosi per quando il paesaggio torna asciutto.

Nei luoghi dove le precipitazioni stanno diventando più irregolari, conservare l’acqua quando arriva può decidere cosa succede mesi dopo. Anche la Banca Mondiale, nel suo rapporto su clima e sviluppo del Laos, indica aumento della capacità di stoccaggio e miglioramento dell’irrigazione tra gli interventi necessari per rendere l’agricoltura del Paese più resistente alle siccità e alle variazioni delle piogge.

Il sistema è costruito, la prova lunga comincia adesso

Gli abitanti di Pakouay non hanno ricevuto semplicemente due pozzi con le chiavi attaccate. Il progetto ha previsto incontri, interviste, gruppi di discussione e la creazione di organismi locali per gestire l’acqua e occuparsi della manutenzione. È stato istituito anche un fondo comunitario per sostenere i costi futuri.

Una pompa può rompersi. Un tubo può perdere. Un bacino può riempirsi di sedimenti. Se l’infrastruttura resta senza manutenzione, nel giro di qualche anno quei quindici vecchi pozzi fuori uso rischiano di diventare più una premonizione che un ricordo.

Anche sul risultato bisogna fermarsi dove arrivano i dati. Lo studio descrive progettazione, realizzazione e primi effetti dell’intervento, ma non dispone ancora di un monitoraggio pluriennale. Non sappiamo quindi come varierà la falda dopo diverse stagioni secche consecutive, quanto aumenteranno davvero le produzioni agricole o quanto bene funzionerà l’intero sistema tra cinque o dieci anni.

Gli autori parlano inoltre di un miglioramento della sicurezza dell’approvvigionamento idrico, mentre nel lavoro pubblicato non compare una lunga serie di analisi microbiologiche successive all’intervento. Avere acqua disponibile con maggiore continuità e sapere esattamente quale sia la sua qualità sono due questioni collegate, ma diverse.

A Pakouay rimane comunque qualcosa di molto fisico: dove quindici pozzi su diciotto erano inutilizzabili, oggi ce ne sono due nuovi, due serbatoi, mezzo chilometro di tubazioni e un bacino che può trattenere oltre 18 milioni di litri. Quanto reggerà il sistema lo diranno le prossime stagioni secche. Intanto, l’acqua adesso arriva anche quando la pioggia se n’è già andata.

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