Un centro storico patrimonio dell’umanità diventato un continuum di B&B e locali dove mangiare velocemente. Anzi, quello di Napoli è oramai una vera e propria friggitoria a cielo aperto, con pochissimi residenti e migliaia di turisti ogni giorno dell’anno.
Eppure, quando l’UNESCO descrive il centro storico di Napoli – iscritto nella World Heritage List dal 1995 – parlava di chiese, di palazzi storici e di decumani e di meravigliose stratificazioni architettoniche, in una continuità di funzioni urbane e sociali unica al mondo.
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Ora il Piano di gestione dell’Amministrazione avrebbe tra i propri obiettivi quello di mantenere Napoli una città “viva e vitale”, preservando la qualità della vita e la compresenza di funzioni diverse. Ma il gap è proprio qui: una città può continuare ad avere intatti i suoi palazzi, le sue piazze e le sue strade, e nello stesso tempo perdere progressivamente ciò che la rende città, ossia le persone che ci abitano? Ed è esattamente sul confine tra turismo e residenzialità che Napoli sta intervenendo. O almeno ci prova.
Quando il centro storico diventa un albergo diffuso
Nei giorni scorsi il Consiglio comunale ha approvato la variante urbanistica con cui si punta a limitare l’ulteriore espansione delle attività turistiche nel centro storico. La regola prevede, in sostanza, che negli edifici interessati venga preservata una soglia minima del 70% per la funzione residenziale, lasciando fino al 30% agli usi turistico-ricettivi previsti dalla disciplina. Per alcune attività è inoltre previsto il cambio di destinazione d’uso. La delibera è stata approvata con i voti della maggioranza.
I numeri contenuti nello stesso Documento strategico del Comune mostrano quanto rapidamente Napoli sia cambiata. Nel 2016 gli annunci presenti su Airbnb erano 1.288. Nel primo trimestre del 2024 erano 10.760: un aumento del 735% in otto anni. Circa il 90% degli annunci era concentrato nell’area centrale.
Il 66,5% degli annunci riguardava un’intera casa o appartamento, per un totale di 7.155 immobili. Se si considerano soltanto gli appartamenti interi, l’incremento tra il 2016 e il 2024 arriva addirittura all’872%. Una crescita che non si è distribuita uniformemente sulla città.
E proprio questa è la turistificazione: non semplicemente avere molti turisti, ma vedere una parte crescente dello spazio urbano modificare la propria funzione in risposta alla domanda turistica.
Cosa significa davvero quel 70%
Attenzione, perché la nuova regola non significa che da domani ogni palazzo del centro storico dovrà tornare ad avere sette appartamenti abitati da residenti ogni tre destinati ai turisti. La soglia viene calcolata sulla superficie dell’edificio e il meccanismo riguarda soprattutto la possibilità di aggiungere nuovi usi turistici. Il Comune chiarisce nei propri atti che il 70% deriva dalla valutazione della superficie residenziale necessaria nelle aree considerate più critiche e viene applicato a ciascuna unità edilizia. Soprattutto, la variante non è retroattiva: le attività già legittimamente avviate potranno continuare e quelle che hanno ottenuto il precedente codice regionale prima dell’entrata in vigore del nuovo sistema verranno comunque conteggiate per stabilire quanta “capienza turistica” rimanga nell’edificio. Gli effetti scatteranno dopo un ulteriore provvedimento della Giunta che definirà concretamente il sistema di verifica.
Quindi, in sostanza, il Comune prova a impedire che il processo continui allo stesso ritmo, ma non riporta automaticamente alla residenza ciò che è già diventato turistico.
Intanto, le associazioni degli operatori extralberghieri hanno contestato la variante, sostenendo che rischi di penalizzare il settore, e hanno annunciato un ricorso al Tar. L’amministrazione rivendica invece l’obiettivo di tutelare la residenzialità e governare una crescita turistica che in alcune zone ha raggiunto livelli molto elevati. Probabilmente questo è il terreno sul quale si giocherà la partita nei prossimi anni: capire una volta per tutte quanto spazio la città possa cedere all’economia turistica prima di modificare la propria natura.
Un centro storico pieno di trolley, di cassette per le chiavi, di locali dove mangiare, ma senza residenti, negozi di prossimità e vita quotidiana potrebbe continuare a essere bellissimo. Ma sarebbe ancora il centro storico di una città unica al mondo o soltanto la sua scenografia?