“C’è ancora domani”, il capolavoro di Paola Cortellesi, arriva in prima serata su Rai 1: perché tutti dovremmo (ri)vederlo

Altro che semplice racconto del passato in bianco e nero. “C’è ancora domani”, il film d’esordio alla regia di Paola Cortellesi, parla soprattutto del presente: delle ferite ancora aperte, delle disuguaglianze che resistono e della necessità di costruire un futuro più giusto per le donne.

Stasera il film torna protagonista in televisione: questa sera su Rai 1, in prima serata alle 21.30. Sarà possibile seguirlo in diretta sul canale televisivo Rai 1 oppure in streaming sulla piattaforma RaiPlay.

Uscito nel 2023, “C’è ancora domani” è diventato un vero fenomeno cinematografico, capace di conquistare pubblico e critica grazie a una storia profondamente italiana ma dal valore universale. Il film ha ottenuto importanti riconoscimenti, tra cui 4 David di Donatello e 3 Nastri d’Argento, oltre al successo internazionale che lo ha portato anche fuori dai confini nazionali.

Delia, una donna invisibile che trova la forza di cambiare

C'è ancora domani

@C’è ancora domani/YouTube

Ambientato nella Roma del secondo dopoguerra, il film racconta la vita di Delia, una donna che vive in una quotidianità fatta di sacrifici, lavoro invisibile e continue umiliazioni. È moglie di Ivano e madre di tre figli, si prende cura della casa, del suocero malato e cerca di racimolare qualche soldo con piccoli lavori: lava biancheria, rammenda vestiti, aggiusta ombrelli e svolge commissioni per gli altri.

Nonostante il suo impegno, Delia vive in una società che le riconosce poco valore e ancora meno libertà. Il marito è autoritario e violento, ma lei stessa è cresciuta in un contesto in cui certe dinamiche vengono considerate quasi normali: “è fatto così”, “ha sofferto”, “ha combattuto in guerra”. Frasi che diventano il simbolo di un sistema culturale che per troppo tempo ha giustificato soprusi e silenzi.

La protagonista non è una donna in attesa di essere salvata: il suo percorso è quello di una lenta presa di coscienza, di una ribellione costruita attraverso piccoli gesti quotidiani. La sua battaglia non riguarda solo se stessa, ma soprattutto la possibilità di un futuro diverso per sua figlia.

Un passato raccontato per parlare del presente

La scelta del bianco e nero non serve a creare nostalgia per un’epoca lontana, ma diventa un potente strumento narrativo. Le immagini raccontano un mondo segnato dalla fatica e dalle privazioni, ma lasciano intravedere anche una possibilità di cambiamento.

Paola Cortellesi sceglie inoltre di non mostrare in modo esplicito la violenza fisica subita da Delia, ma di raccontarne gli effetti attraverso gli sguardi, i silenzi e le reazioni di chi le sta accanto, soprattutto dei figli. La musica e la danza diventano così un linguaggio alternativo per esprimere dolore, rabbia e resistenza.

Piccoli gesti di libertà e il sogno di una vita diversa

Accanto alla sofferenza, il film racconta anche la possibilità del riscatto. Delia trova momenti di leggerezza con l’amica Marisa, condivide piccoli spazi di libertà e incontra persone che le ricordano che esiste ancora un mondo al di fuori della sua prigione familiare.

La figlia Marcella rappresenta il cuore del cambiamento. Cresciuta in un ambiente segnato dalla violenza, guarda alla madre con rabbia e incomprensione, ma proprio il suo futuro diventa la spinta che porta Delia a immaginare una vita diversa.

Il desiderio di comprare un abito da sposa per la figlia, mettendo da parte con fatica i pochi soldi guadagnati, diventa un gesto simbolico: una madre che cerca di offrire alla propria bambina un’opportunità che lei non ha mai avuto.

Anche la misteriosa lettera che accompagna Delia lungo tutta la storia rappresenta una promessa: la possibilità di scegliere, di cambiare strada, di immaginare un’esistenza nuova.

Il finale che guarda alla storia

La scena conclusiva del film porta Delia e tutte le altre donne del racconto dentro un momento storico fondamentale: il 1946, quando per la prima volta le donne italiane partecipano alle elezioni esercitando il diritto di voto.

Quella scelta finale trasforma la vicenda privata di Delia in un simbolo collettivo. La sua storia non riguarda soltanto una donna del passato, ma tutte le battaglie per la libertà e la dignità femminile che continuano ancora oggi.

“C’è ancora domani” va visto perché ricorda che il cambiamento spesso nasce dai gesti più piccoli: da una scelta, da una presa di coscienza, dalla volontà di immaginare un domani diverso.

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