L’Italia ha scelto il suo film per la corsa agli Oscar 2027: sarà “L’Estranea” di Paolo Strippoli a rappresentare il nostro Paese nella categoria International Feature Film Award. Un thriller psicologico dalle atmosfere cupe che sconfina nell’horror, che ora dovrà affrontare il percorso di selezione dell’Academy per provare a conquistare un posto tra i candidati alla statuetta. La scelta del lungometraggio firmato dal regista 33enne pugliese è arrivata dopo il confronto tra 21 film italiani candidati: tra i titoli proposti c’erano anche nomi affermati come Nanni Moretti e Gabriele Muccino. Secondo la motivazione del Comitato, L’Estranea, è stato scelto perché rappresenta “un film nuovo, di genere, di un giovane autore che ha da poco iniziato il suo percorso”, capace di ottenere attenzione da pubblico e critica italiana e internazionale.
“L’Estranea” di Strippoli, presentato in anteprima all’83esima mostra del cinema di Venezia, uscirà nelle sale cinematografiche italiane l’8 ottobre 2026.
Ora il film distribuito da 01 Distribution dovrà affrontare il percorso dell’Academy: il 15 dicembre 2026 sarà annunciata la shortlist dei 15 titoli internazionali selezionati, mentre il 21 gennaio 2027 verranno rese note le nomination ufficiali. La cerimonia degli Oscar si terrà il 14 marzo 2027 a Los Angeles.
La trama di “L’Estranea”: una famiglia, un patto e un segreto impossibile da cancellare
Nel cast spiccano Jasmine Trinca, Adriano Giannini e Valeria Bruni Tedeschi, tre interpreti tra i volti più riconoscibili del cinema italiano contemporaneo. Accanto a loro anche Romana Maggiora Vergano e Andrea Genovese nei ruoli dei figli della famiglia protagonista.
La storia si muove tra passato e presente e ruota attorno alla famiglia Colonna, una ricca famiglia barese apparentemente perfetta, costruita sul successo economico e sull’immagine pubblica. Nel 1999, a Bari, Anna e Walter vivono insieme ai figli Alice e Tobia una vita agiata: possiedono negozi di abbigliamento di lusso e sembrano incarnare il modello della famiglia senza crepe. Ma durante il compleanno di Alice accade una tragedia: la ragazza viene aggredita dal cane di famiglia e rischia di perdere una gamba.
In preda alla disperazione, Anna cerca conforto nella cappella dell’ospedale, dove incontra una donna misteriosa che si presenta semplicemente come “l’Estranea”. La donna sembra conoscere ogni dettaglio della loro vita e propone ad Anna un patto: può salvare Alice, ma in cambio dovrà sacrificare un’altra vita.
Da quel momento la famiglia rimane intrappolata nelle conseguenze di quella scelta. Il film segue il peso di quel patto negli anni successivi, fino al presente, quando Alice, ormai adulta e studentessa di moda a Roma, si ritrova davanti alla madre Anna, decisa a raccontarle finalmente la verità nascosta per anni.
Un thriller dalle venature horror destinato a lasciare il segno
Paolo Strippoli sceglie ancora una volta il cinema di genere, ma utilizza il thriller e l’horror come strumenti per raccontare temi più profondi: il bisogno umano di controllare il destino, la paura della perdita e le conseguenze delle decisioni prese nei momenti estremi. Il regista aveva già attirato l’attenzione con A Classic Horror Story, realizzato nel 2021 insieme a Roberto De Feo, e con i successivi lavori in cui ha mescolato elementi fantastici e riflessioni psicologiche.
Nel film L’Estranea il soprannaturale diventa soprattutto una metafora: la vera minaccia non arriva soltanto dall’esterno, ma dalle fragilità e dalle ossessioni dei protagonisti.
Dove è ambientato il film
L’Estranea attraversa due luoghi e due momenti diversi dell’Italia. Il passato è legato soprattutto a Bari, dove nasce la storia della famiglia Colonna e dove prende forma il misterioso patto con l’Estranea. La città pugliese diventa lo sfondo della parabola di una famiglia borghese che passa dall’apparente perfezione alla crisi. Alcune scene sono girate a Gioia del Colle, sempre in Puglia.
Il presente invece si concentra su Roma, dove Alice vive e dove si consuma il confronto tra madre e figlia. La capitale diventa uno spazio più chiuso e inquieto, lontano dalla luce e dall’opulenza del passato familiare.