Il dinosauro grande come una gallina che ha fatto tremare i paleontologi di tutto il mondo

C’è qualcosa di vagamente consolante nell’idea che uno degli animali più rivoluzionari della storia della vita sulla Terra fosse, in tutto e per tutto, delle dimensioni di una gallina. Niente zanne, niente collo lunghissimo, niente di quello che ci aspettiamo da una creatura capace di ribaltare decenni di scienza. Foskeia pelendonum era piccolo, probabilmente veloce, e con ogni probabilità del tutto inconsapevole di essere destinato a diventare un problema enorme per i paleontologi del ventunesimo secolo.

Lo studio che ha descritto ufficialmente questa specie è stato pubblicato su Papers in Palaeontology, ma la storia comincia molto prima: nel 1998, nella formazione geologica di Castrillo de la Reina, in Spagna, vennero alla luce le prime ossa. I ricercatori capirono subito di avere tra le mani i resti di un piccolo dinosauro erbivoro del gruppo degli Ornithischia, ma per anni rimase irrisolto un dubbio che nella paleontologia vale quanto una condanna a morte scientifica. Quei frammenti potevano appartenere semplicemente a un cucciolo di specie più grande, e questo avrebbe cambiato tutto.

Il buco di 70 milioni di anni che la paleontologia si portava dietro

Per capire davvero perché questa scoperta faccia rumore, vale la pena fare un passo indietro fino all’Ottocento, quando i paleontologi cominciarono a classificare i dinosauri in base alla forma del bacino. Da questa distinzione anatomica nacquero due grandi famiglie che ancora oggi guidano la classificazione. I Saurischia hanno un bacino simile a quello delle lucertole e qui rientrano i predatori più celebri dell’immaginario collettivo, come il Tyrannosaurus rex, o il Velociraptor, insieme ai sauropodi dal collo spropositato come il Brachiosaurus. Dall’altra parte ci sono gli Ornithischia, con un bacino che ricorda quello degli uccelli moderni, e qui troviamo Stegosaurus, Triceratops e gli hadrosauri, i dinosauri dal becco d’anatra.

Vale la pena sottolineare una piccola perfidia dell’evoluzione: nonostante il bacino “aviario” degli Ornithischia, gli uccelli discendono in realtà dai Saurischia, attraverso piccoli teropodi piumati. La natura ha questo vizio di non rispettare le nostre categorie.

All’interno degli Ornithischia esiste un sottogruppo chiamato Rhabdodontomorpha, che avrebbe dato origine a una serie di erbivori diffusi soprattutto nell’emisfero australe. Il guaio è che i fossili raccontavano soltanto l’inizio e la fine di questa storia: le forme più primitive da un lato, quelle più evolute dall’altro, e in mezzo circa settanta milioni di anni completamente vuoti.

I paleontologi chiamano questa situazione “linea fantasma”, un buco nella documentazione fossile che esiste perché esisteva, da qualche parte, una continuità evolutiva che nessuno aveva ancora trovato il modo di dimostrare. Ed è esattamente in quel vuoto che si nascondeva Foskeia.

La micro-tomografia computerizzata che ha cambiato tutto

Il gruppo di ricerca guidato dal paleontologo Paul-Emile Dieudonné dell’Universidad Nacional de Río Negro ha sottoposto i reperti spagnoli a micro-tomografia computerizzata, una tecnica che permette di analizzare la struttura interna delle ossa con una precisione che fino a qualche decennio fa era semplicemente impensabile. Le scansioni hanno rivelato il dato che cambiava tutto: almeno uno degli individui esaminati era un adulto. Mezzo metro di lunghezza, dimensioni da pollo, scheletro completamente maturo. Il dubbio che pesava sui fossili dal 1998 era finalmente risolto.

La nuova specie è stata battezzata Foskeia pelendonum, un nome che significa “foraggiatore dei Pelendoni”, in riferimento a una popolazione celtica che abitava quella zona della Spagna prima dell’arrivo dei Romani — un piccolo omaggio alla storia umana del luogo che conservava questi frammenti di storia naturale.

L’analisi anatomica ha restituito dettagli sorprendenti. La struttura dei denti e dell’articolazione della mandibola indicano una dieta altamente specializzata, con Foskeia che occupava una nicchia ecologica precisa nelle foreste del Cretaceo inferiore, probabilmente muovendosi con agilità tra la vegetazione e puntando sulla velocità per sfuggire ai predatori. Gli studiosi ipotizzano anche un cambiamento nel modo di muoversi durante la crescita: i cuccioli camminavano su quattro zampe, mentre gli adulti diventavano progressivamente bipedi.

Il coautore dello studio Thierry Tortosa ha definito questo fossile “una chiave capace di aprire un capitolo evolutivo rimasto nascosto per milioni di anni”, e la presenza di Foskeia in Europa dimostra che la linea dei Rhabdodontomorpha era viva e vegeta durante quei settanta milioni di anni apparentemente vuoti  semplicemente prosperava in forme piccole e veloci, mentre altrove i parenti evolutivi si ingrandivano fino a proporzioni monumentali.

La scoperta, però, apre anche un fronte più ampio e decisamente più destabilizzante per il mondo scientifico. L’anatomia di Foskeia riaccende il dibattito su un’ipotesi chiamata Phytodinosauria, secondo cui tutti i dinosauri erbivori formerebbero un unico grande gruppo evolutivo con un’origine comune più stretta di quanto si pensasse. Se questa teoria trovasse ulteriori conferme, l’albero genealogico dei dinosauri andrebbe ridisegnato completamente, e per “completamente” si intende davvero da capo, con tutto quello che questo comporta per decenni di ricerche e classificazioni.

Come ha spiegato Dieudonné, l’evoluzione ha sperimentato in modo radicale anche nelle specie di piccola taglia, e il futuro della ricerca paleontologica dipenderà sempre di più dall’attenzione dedicata ai fossili frammentari e alle specie meno appariscenti. Perché a volte la risposta a una domanda vecchia settant’anni è nascosta in un osso grande quanto il palmo di una mano, sepolto in una formazione geologica spagnola mentre aspetta pazientemente che qualcuno arrivi con la strumentazione giusta e la curiosità di non dare niente per scontato.

Fonte: Papers in Palaeontology

Ti potrebbe interessare anche: 

Leggi tutto