Il confine sottile e spaventoso tra il mondo virtuale dei video virali e la cruda realtà si è tragicamente materializzato a San Cataldo, in provincia di Caltanissetta, dove due sorelle di 8 e 12 anni sono svanite nel nulla per ben 21 ore. Dopo la denuncia disperata presentata dal padre ai carabinieri, le ricerche si sono concluse con il ritrovamento delle bambine all’interno di un negozio di abbigliamento situato a poca distanza dalla loro abitazione.
La pericolosa moda della 24 Hour Overnight Challenge
Ma quel che è ancora più inquietante è il motivo di questa sparizione. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori e confermato dalle stesse minori, le due sorelline avevano deciso di intrufolarsi nell’esercizio commerciale sfruttando le fasi di chiusura per trascorrere la notte nascoste tra gli scaffali. L’obiettivo folle e incosciente era quello di emulare la celebre 24 Hour Overnight Challenge, una delle mode più pericolose che circolano sulle piattaforme digitali.
Il fenomeno, nato sul web già nel 2016 grazie a pionieri come gli Ireland Boys Productions e diffuso nel tempo da innumerevoli creator digitali, consiste nell’entrare in un negozio o in un centro commerciale prima della chiusura, nascondendosi nei magazzini o dietro gli espositori per eludere i controlli di sicurezza e filmare l’intera nottata passata in solitaria.
Un’esperienza agghiacciante se si pensa che a mettersi in un simile pericolo siano state bambine così piccole, spinte dalla compulsiva necessità di replicare gesti visti su YouTube e immortalati in video capaci di totalizzare milioni di visualizzazioni.
La visione reiterata di questi contenuti ha agito da miccia, spingendo le giovanissime a eludere la sorveglianza familiare per un brivido social, un episodio che ha spinto il procuratore per i minorenni di Caltanissetta Rocco Cosentino a lanciare un accorato appello sui rischi concreti dell’irresponsabilità digitale.
L’importanza dei divieti e la stretta storica dell’Unione Europea con il Kids Act
Vicende drammatiche come questa dimostrano quanto sia urgente e fondamentale arginare l’accesso incontrollato dei giovanissimi alle piattaforme digitali, dove algoritmi aggressivi e sfide estreme risucchiano le menti più impressionabili. Proprio per rispondere a questa emergenza globale e sulla linea di quanto fatto da altri Paesi, l’Unione Europea ha recentemente adottato il Kids Act, un pacchetto normativo dirompente ideato per proteggere bambini e adolescenti nel mondo virtuale.
La nuova proposta legislativa introduce una serie di divieti e obblighi stringenti per i colossi tecnologici, stabilendo il divieto assoluto di accesso ai social media per i minori di 13 anni e imponendo un’età minima comune di 15 anni per aprire un account autonomo senza il controllo parentale diretto.