C’è una scena che abbiamo visto tante volte nei video dedicati alle pulizie naturali: si versa l’aceto sul bicarbonato, parte immediatamente una nuvola di schiuma e, per qualche secondo, sembra di assistere a una specie di piccolo miracolo domestico.
Più frizza, più ci viene spontaneo pensare che stia funzionando. E invece quella spettacolare schiumetta ci sta raccontando una storia molto diversa: non è il segnale che abbiamo creato un detergente potentissimo, ma della reazione chimica tra due sostanze che si stanno consumando a vicenda.
È uno dei falsi miti più resistenti delle cosiddette pulizie green, insieme all’idea che bicarbonato, aceto e limone siano una sorta di squadra invincibile da usare insieme per qualsiasi cosa. In realtà, per ottenere il meglio da questi ingredienti bisogna fare esattamente il contrario: conoscere le loro proprietà e usarli separatamente, tenendo sempre presente quello che possono davvero fare.
E c’è un’altra regola altrettanto importante: non eccedere con le quantità solo perché si tratta di sostanze considerate “naturali”.
Bicarbonato e aceto insieme
Partiamo proprio dalla combinazione più famosa.
Il motivo per cui, quando vengono mescolati, si forma immediatamente una grande quantità di schiuma è una semplice reazione chimica. Il bicarbonato di sodio è una sostanza basica, mentre l’aceto contiene acido acetico, quindi ha caratteristiche acide. Quando le due sostanze entrano in contatto, reagiscono tra loro e producono, tra gli altri composti, acqua, acetato di sodio e anidride carbonica.
È proprio quest’ultima a essere responsabile della caratteristica effervescenza che osserviamo: le bollicine che si sviluppano sono infatti il gas liberato dalla reazione. La schiuma, dunque, non è lo sporco che si sta sciogliendo e non indica che abbiamo ottenuto una sorta di detergente più potente. Al contrario, mescolando i due ingredienti facciamo reagire tra loro proprio le proprietà acide e basiche che avremmo potuto sfruttare separatamente.
Questo non significa che la miscela non possa avere alcun effetto durante una pulizia: l’effervescenza può contribuire, in alcune situazioni, a smuovere meccanicamente residui e particelle. Ma è importante non confondere questo effetto con una maggiore capacità detergente e, soprattutto, non considerare la quantità di schiuma come un indicatore dell’efficacia della pulizia.
Lo stesso vale per il succo di limone e bicarbonato. Anche in questo caso un acido reagisce con una sostanza basica, producendo anidride carbonica e quindi la caratteristica effervescenza. Il risultato può essere scenografico, ma non significa che abbiamo creato un detergente più potente semplicemente mettendo insieme i due ingredienti.
A cosa serve il bicarbonato
Non dobbiamo pensare che il bicarbonato sia inutile, il problema è attribuirgli proprietà che non ha. Parliamo di una sostanza molto versatile che può avere diversi impieghi domestici, ma non di un detergente universale capace di sgrassare, eliminare il calcare, igienizzare e ammorbidire il bucato tutto insieme.
Uno dei suoi utilizzi più semplici e sensati è, per esempio, aiutare a contrastare i cattivi odori. Può inoltre essere sfruttato come delicato agente abrasivo in alcune operazioni di pulizia, proprio grazie alla sua consistenza.
Ma se abbiamo davanti una superficie incrostata di calcare, il bicarbonato non è la sostanza più adatta: il calcare è costituito principalmente da carbonato di calcio e, per scioglierlo, servono sostanze acide.
Non vale neanche la regola “più ne metto, meglio pulisce”. Una quantità maggiore di bicarbonato non lo trasforma in un anticalcare o in uno sgrassatore più efficace,se ne stiamo usando più del necessario, stiamo semplicemente aumentando la quantità di sostanza che dovrà essere rimossa o finirà nelle acque reflue.
L’aceto funziona davvero contro il calcare
Questa volta non siamo davanti a un mito. L’aceto contiene infatti acido acetico, una sostanza acida in grado di reagire con i depositi calcarei e che viene utilizzata anche in alcuni prodotti specifici per la rimozione del calcare. Usato da solo, quindi, l’aceto può essere utile in alcune operazioni di pulizia, soprattutto quando dobbiamo eliminare residui minerali e incrostazioni calcaree.
Questo non significa, però, che sia una soluzione universale da usare indistintamente su tutte le superfici. La stessa acidità che lo rende efficace contro il calcare può infatti renderlo inadatto, o addirittura rischioso, su alcuni materiali. È il caso, ad esempio, del marmo e di altre pietre calcaree, che possono essere danneggiati dalle sostanze acide. Anche alcuni metalli e particolari finiture possono risentire di un’esposizione all’aceto.
Per questo è importante non trasformare l’aceto in un prodotto “buono per tutto”: anche nelle pulizie green, conoscere le proprietà di ciò che utilizziamo e scegliere il prodotto giusto in base alla superficie è molto più utile che affidarsi alla regola secondo cui, essendo naturale, può essere usato ovunque.
E dal punto di vista ambientale? Qui bisogna fare attenzione perché naturale non significa automaticamente ecologico.
L’acido acetico, soprattutto a concentrazioni elevate, può risultare dannoso per gli organismi acquatici. Allo stesso tempo è una sostanza biodegradabile: non è quindi corretto descrivere l’aceto come un inquinante persistente, ma nemmeno considerarlo completamente innocuo a prescindere dalla quantità utilizzata.
Questo è un concetto importante quando parliamo di pulizie sostenibili. Non basta prendere una sostanza dalla cucina e chiamarla “green”, bisogna considerare che cosa fa, quanta ne usiamo, su quali superfici e dove finisce dopo l’utilizzo.
La quantità, in particolare, conta. Anche per un ingrediente biodegradabile la scelta più sostenibile non è usarne grandi dosi “per sicurezza”, ma impiegarne la quantità realmente necessaria per ottenere il risultato desiderato.
È proprio qui che bisogna ridimensionare alcune delle ricette che circolano online. L’aceto viene spesso consigliato come ammorbidente naturale nella lavatrice oppure come brillantante nella lavastoviglie. Ma non è il caso di trasformarlo in un prodotto universale per questi elettrodomestici.
In particolare, l’acidità può essere poco indicata per alcuni materiali, guarnizioni, finiture o componenti, e per molti utilizzi esistono prodotti formulati appositamente per quella funzione.
Questo non significa che una piccola quantità di aceto usata occasionalmente su una determinata superficie provochi automaticamente un danno. Significa semplicemente che “è naturale” non è una garanzia sufficiente per usarlo ovunque e continuamente.
Quando usare bicarbonato e quando aceto
In fondo, la regola è molto più semplice di quanto lascino intendere le tante ricette che circolano sui social. Il bicarbonato può essere utile quando vogliamo neutralizzare gli odori o sfruttare la sua delicata azione abrasiva, mentre l’aceto ha senso quando ci serve l’azione di una sostanza acida, ad esempio per aiutare a rimuovere il calcare e alcuni depositi minerali.
In questo caso è però importante valutare sempre il tipo di superficie su cui lo utilizziamo e non eccedere con le quantità, evitando anche di trasformarlo in un rimedio da versare regolarmente negli scarichi.
Il miglior anticalcare
E se vogliamo un anticalcare, cosa possiamo usare? Qui entra in gioco un ingrediente meno famoso dell’aceto, ma molto interessante per le pulizie domestiche: l’acido citrico.
Anche lui è un acido, quindi può essere utilizzato per contrastare il calcare e i depositi minerali. Ma ha caratteristiche che lo rendono particolarmente interessante per alcune applicazioni domestiche, tanto che viene impiegato anche nei prodotti detergenti e come agente sequestrante. I dati disponibili indicano inoltre che è facilmente biodegradabile e che presenta un basso potenziale di bioaccumulo.
Può essere utilizzato, nelle giuste diluizioni e seguendo le indicazioni relative alla superficie o all’apparecchio, come anticalcare e disincrostante, e trova impiego anche in alcune soluzioni per il bucato e per la manutenzione degli elettrodomestici.
Anche qui, però, vale una regola fondamentale: essere un prodotto di derivazione naturale non significa poterlo usare dappertutto. Marmo, pietre calcaree e altre superfici sensibili agli acidi vanno protetti anche dall’acido citrico.
Alla fine, nelle pulizie più sostenibili non vince la ricetta con più ingredienti, né quella che produce più schiuma. Vince l’uso consapevole della sostanza giusta, nella quantità necessaria e sulla superficie adatta.