Al numero 46 di calle Alcalde Sáinz de Baranda, nel quartiere Retiro di Madrid, c’è un portone come tanti altri. Sei piani, finestre strette, il granito consumato dal tempo. Ma oggi quel portone porta anche il segno di una storia difficile da dimenticare: i segni lasciati dall’irruzione necessaria a eseguire uno sfratto.
Dietro quella porta viveva Maricarmen Abascal, 87 anni, che in quella casa aveva trascorso quasi tutta la sua vita: 71 anni di ricordi, abitudini, oggetti e quotidianità. Una casa che – come lo è per tutti – non era soltanto un luogo fisico, ma il filo che teneva insieme una parte della sua storia. E poi è arrivato lo sfratto.
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La mattina dell’uscita forzata, Maricarmen non ha lasciato l’appartamento con le sue gambe, ma è stata portata via su una barella dal Samur Social e trasferita all’ospedale Gregorio Marañón, senza sapere ancora dove avrebbe vissuto. La sua immagine ha fatto il giro della Spagna e del mondo e ha acceso un dibattito che va oltre questo singolo caso: quello di un Paese e di un continente in cui sempre più persone faticano a trovare un equilibrio tra il costo della casa e il proprio reddito.
Una battaglia durata anni
La vicenda di Maricarmen nasce molti anni fa. Il contratto di affitto risaliva a decenni prima: dopo la morte della madre, nel 2005, la titolarità era passata a lei. La proprietà dell’edificio, acquistato nel 2018 da Urbagestión Desarrollo e Inversión, sosteneva che il contratto era ormai terminato dal 2007.
Hoy un fondo buitre ha desahuciado a Maricarnen con 87 años.
No lo vamos a permitir. Vamos a acabar con el rentismo y a cambiar este modelo para siempre.
El cambio empieza hoy.
HOY A LA 19:00H CALLE GENERAL MARTÍNEZ CAMPOS, 35 (ÁTICO DE AYUSO) pic.twitter.com/BqZqK1lEVr — Sindicato de Inquilinas e Inquilinos de Madrid (@InquilinatoMad) September 23, 2026
Dopo diversi passaggi giudiziari, il caso è arrivato fino alla Corte Suprema spagnola, che nel marzo scorso ha confermato la cessazione del contratto, rendendo definitivo lo sfratto.
Nel frattempo, si erano mobilitati il Sindacato degli Inquilini di Madrid, alcune organizzazioni sociali e diverse persone che chiedevano una soluzione alternativa. Anche una commissione delle Nazioni Unite aveva chiesto di fermare lo sfratto, mentre il Governo spagnolo aveva dichiarato di aver proposto alla proprietà la vendita dell’appartamento a una società pubblica.
Niente, però, è riuscito a cambiare l’esito finale.
La storia di Maricarmen non è solo la storia di una donna anziana che perde la propria abitazione, ma probabilmente il simbolo di una trasformazione più ampia: in molte città europee vivere nella propria casa è diventato paradossalmente sempre più difficile. Il problema non riguarda soltanto chi non ha un’abitazione, ma anche chi lavora, paga un affitto e improvvisamente scopre che il costo della vita supera le proprie possibilità.
Anche l’Italia sta vivendo una fase di forte pressione abitativa. Secondo il rapporto della Commissione europea dedicato al nostro Paese, il 24,1% delle famiglie italiane vive in affitto e per le fasce economicamente più fragili il costo dell’abitare può superare il 40% del reddito disponibile.
Nelle grandi città il divario è ancora più evidente: secondo le stime riportate, a Milano l’affitto può arrivare ad assorbire il 76% dello stipendio medio, a Roma il 65% e a Bologna il 48%.
Numeri che raccontano una realtà in cui anche avere un lavoro non sempre significa riuscire a garantirsi una casa.
Il caso italiano
In Italia la crisi abitativa si intreccia anche con la riduzione degli alloggi disponibili per chi ha più difficoltà. L’edilizia residenziale pubblica rappresenta circa il 2,4% del patrimonio abitativo totale, mentre le famiglie in lista d’attesa per una casa popolare sono circa 650mila. Parallelamente, migliaia di alloggi pubblici inutilizzati necessiterebbero di interventi di recupero e manutenzione.
Il fenomeno degli affitti brevi ha aggiunto ulteriore pressione in alcune città turistiche: nel 2024 il mercato ha raggiunto livelli record con 127 milioni di notti, contribuendo alla trasformazione di alcune aree urbane dove trovare una casa stabile per i residenti è diventato sempre più complesso. A Firenze, ad esempio, il dibattito pubblico si è concentrato sul peso crescente delle abitazioni destinate al turismo nel centro storico.
Intanto, però, dietro ogni sfratto e una procedura amministrativa c’è una persona, una rete di relazioni, una vita costruita in un luogo.
“Ho vissuto qui 71 anni. Non voglio andare via”, aveva detto Maricarmen prima dello sfratto, ringraziando chi l’aveva sostenuta e invitando altre persone con problemi abitativi a organizzarsi.
La sua storia lascia una domanda che dovremmo cominciare a porci: che cosa succede a una società quando sempre più persone devono scegliere tra pagare una casa e riuscire a vivere? Succede a Madrid oggi, ma può succedere ovunque.