A Mortara basta guardare il piatto per capire che una famiglia ha un conto aperto con il Comune. Se i genitori hanno arretrati con la mensa scolastica, al bambino può essere servito un “pasto in bianco”: pasta senza pomodoro, petto di pollo o altra carne bianca, diverso da quello previsto per i compagni.
L’idea è del sindaco Fabio Farina e il meccanismo è stato spiegato senza troppi giri: il bambino vede arrivare un pasto meno invitante o comunque diverso, si lamenta a casa e i genitori capiscono perché. Secondo Farina, diversi pagamenti arretrati sarebbero già arrivati proprio dopo i solleciti del Comune.
Prima del piatto bianco, precisa il sindaco, gli uffici contattano le famiglie indicando quanto devono e come pagare. C’è anche la possibilità di chiedere una rateizzazione quando viene ritenuta praticabile. Farina ha raccontato di posizioni debitorie che superavano i 150 euro per singola famiglia: da quelle cifre sarebbe nata l’idea del menù differenziato. Il sindaco ha anche spiegato che molti arretrati sarebbero dipesi da semplici dimenticanze. La Provincia Pavese
Il Comune aveva già messo gli insoluti nero su bianco
La questione non nasce con le dichiarazioni di questi giorni. Il 10 settembre la Giunta ha approvato la delibera numero 55, un atto di indirizzo dedicato alla riapertura delle iscrizioni ai servizi scolastici per il 2026/2027 e alle “indicazioni operative per la gestione degli insoluti”. Fabio Farina risulta presente alla seduta insieme agli altri componenti della Giunta. C’è però un’altra parte della vicenda che merita di stare accanto al recupero crediti. Il 17 settembre i Servizi sociali del Comune hanno adottato la determina numero 543 per individuare gli utenti esentati dal pagamento della mensa nell’anno scolastico 2026/2027. Esiste quindi anche un percorso amministrativo dedicato alle esenzioni.
Il “pasto in bianco” descritto da Farina prevede pasta bianca e carne bianca. In pratica, il pasto deve essere riconoscibilmente diverso, perché proprio quella differenza serve a far arrivare il messaggio a casa. Il recupero crediti, con qualche passaggio intermedio, finisce così seduto al tavolo della mensa.
Quando il debito dei genitori diventa visibile tra i bambini
È questa parte a rendere la scelta di Mortara diversa da un normale sollecito di pagamento. La famiglia riceve già comunicazioni dagli uffici e può chiedere di pagare a rate. Con il nuovo sistema entra nell’equazione anche il figlio, perché il suo pranzo viene modificato in maniera percepibile rispetto a quello dei compagni.
Le Linee di indirizzo nazionali per la ristorazione scolastica del Ministero della Salute attribuiscono alla mensa una funzione che supera la semplice somministrazione del pasto. Nel documento dedicato agli aspetti educativi della ristorazione scolastica, il pranzo consumato a scuola viene collocato esplicitamente in un contesto di socialità, convivialità e “uguaglianza delle opportunità”, oltre che di educazione alimentare. Ministero della Salute
Le linee ministeriali non stabiliscono da sole se la misura adottata a Mortara sia legittima o meno. Rendono però evidente la delicatezza di usare proprio il pasto, che nella scuola ha anche una funzione sociale ed educativa, come strumento per rendere riconoscibile un’insolvenza familiare.
Su questo tema l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza era intervenuta già nel 2013, quando in diversi Comuni si discuteva dell’esclusione dalla mensa dei figli di genitori morosi. L’allora garante Vincenzo Spadafora chiedeva di distinguere la responsabilità economica della famiglia dalla posizione del minore e riassumeva così la questione:
I morosi sono i genitori, non i bambini.
Qualche anno più tardi, l’Autorità è tornata sul ruolo della refezione definendola una risorsa educativa e di inclusione, legata alla socialità, alla partecipazione e anche al contrasto dell’esclusione sociale. Garante Infanzia
Il bambino mangia, però sa che il suo piatto è diverso
A Mortara i bambini interessati non vengono lasciati senza pranzo e questo distingue la misura dai casi, già discussi in passato, in cui la morosità portava all’esclusione dalla mensa. Il Comune continua inoltre a prevedere solleciti, possibili rateizzazioni ed esenzioni attraverso i servizi sociali.
Per come l’ha spiegata lo stesso sindaco, il Comune ha scelto di trasformare il piatto del bambino in uno strumento di pressione sul genitore: il menù deve essere abbastanza diverso da farsi notare, il figlio deve lamentarsi a casa e da quella lamentela dovrebbe arrivare il pagamento. È questo il passaggio più difficile da digerire della misura. Il debito è degli adulti, il sollecito lo ricevono gli adulti, ma a scuola la conseguenza diventa visibile addosso al bambino, seduto accanto ai compagni con un pranzo diverso. E non per esigenze nutrizionali, allergie o scelte alimentari: proprio perché mamma o papà devono ancora dei soldi al Comune.