A Napoli, Palermo e Potenza nasce il Distretto dell’Innovazione Sociale del Mediterraneo, una rete tra organizzazioni del Terzo Settore che punta a creare 14 nuove imprese sociali tra il 2027 e il 2029, seguendo il modello del Social Business sviluppato dal Premio Nobel per la Pace Muhammad Yunus. FOQUS – Fondazione Quartieri Spagnoli sarà l’hub metodologico del progetto e metterà in comune con le altre realtà coinvolte competenze, formazione e strumenti.
Poi arrivano le cose concrete. Nei Quartieri Spagnoli è prevista una manifattura del cioccolato gestita da giovani con autismo, sindrome di Down e disturbi psicotici; a Potenza un Repair Café e una Comunità Energetica Rinnovabile; a Palermo un centro cottura affidato a donne immigrate. In mezzo ci sono telemedicina, sartorie sociali, Housing First e nuove attività educative. Quattordici imprese diverse, costruite intorno a bisogni già presenti nei territori.
Come funziona il modello di Muhammad Yunus

Il riferimento è il Social Business sviluppato da Muhammad Yunus, economista bengalese, fondatore della Grameen Bank e Premio Nobel per la Pace nel 2006 insieme alla stessa banca. L’idea è utilizzare gli strumenti dell’impresa per affrontare problemi sociali, mantenendo però la sostenibilità economica dell’attività.
Gli investitori possono recuperare il capitale iniziale, mentre gli utili successivi rimangono nell’impresa e vengono destinati alla sua crescita e al miglioramento dei servizi. Tra i sette principi elaborati da Yunus compaiono anche attenzione all’ambiente, condizioni di lavoro adeguate e sensibilità alla parità di genere. Yunus Centre
Applicato al nuovo Distretto, significa provare a far nascere attività capaci di creare insieme lavoro, servizi e inclusione sociale, condividendo esperienze e strumenti tra realtà che operano in territori diversi. Non tre progetti separati, quindi: Napoli, Palermo e Potenza lavoreranno con formazione e metodologie comuni.
Dal cioccolato all’energia condivisa
A Napoli, nei Quartieri Spagnoli, è prevista la manifattura di cioccolato destinata a coinvolgere giovani con autismo, sindrome di Down e disturbi psicotici. Dovrebbero affiancarla un sistema di sanità di prossimità con telemedicina, una lavanderia e sartoria sociale gestita da donne immigrate e un nuovo spazio museale immersivo dedicato al quartiere.
A Potenza il programma interessa Francioso e Poggio Tre Galli. Qui il Distretto accompagnerà il progetto Housing First con quattro imprese promosse dagli stessi beneficiari e prevede anche un Repair Café e una Comunità Energetica Rinnovabile, con il coinvolgimento dei residenti nella produzione e nel consumo dell’energia.
A Palermo si lavorerà invece tra Borgo Nuovo, Sperone e Albergheria, dove sono previste imprese educative e sociali, un centro cottura gestito da donne immigrate e una lavanderia industriale rivolta anche al settore extralberghiero. Tra i partner indicati nel programma compaiono inoltre realtà internazionali come RFK for Human Rights, Instituto Cervantes e Bologna Children’s Book Fair.
Sono attività molto diverse tra loro, accomunate dall’idea di partire da bisogni già presenti nei quartieri e trasformarli anche in occasioni di occupazione. Il programma operativo riguarda il triennio 2027-2029, quindi le quattordici imprese rappresentano al momento l’obiettivo del Distretto, mentre alcune delle realtà che lo compongono sono già attive da anni nei rispettivi territori.
Un fondo per giovani e donne e una rete che guarda al Mediterraneo
Il progetto prevede anche l’arrivo di due esperti dello Yunus Center di Dhaka e la costituzione di un Social Business Fund internazionale, pensato soprattutto per sostenere l’imprenditoria giovanile e femminile. Sono previsti inoltre percorsi permanenti di accompagnamento alle nuove imprese, attività con la rete internazionale degli Yunus Center e sperimentazioni dedicate anche alle migrazioni.
L’ambizione dichiarata è fare del Mezzogiorno un laboratorio di innovazione sociale collegato anche agli altri territori del Mediterraneo. Una formula ampia, che qui però comincia da cose decisamente meno astratte: una tavoletta di cioccolato, una lavatrice industriale, una visita medica a distanza, un oggetto riparato invece di essere buttato e qualche chilowattora prodotto insieme. Le quattordici nuove imprese dovranno prendere forma nei prossimi tre anni. Se il progetto funzionerà come previsto, saranno soprattutto loro a raccontare cosa può diventare questa rete.
